Radio Days collection

Radio killed the video star

Non è ancora accaduto ma accadrà. O potrebbe accadere. O almeno io mi auguro che accada. Per me non c’è media al mondo che possa sostituire la radio e anche se questa mia quarantennale passione può sembrare un po’ old-fashion, un po’ obsoleta in un mondo dove ormai tutto sembra arrendersi alla lucida estetica del video, la radio è ben lungi dall’estinzione. Questo è un fenomeno curioso, a pensarci bene, perché da un punto di vista tecnologico, ben poche sono le innovazioni che hanno lasciato, al loro passaggio, dei superstiti. Nella maggioranza dei casi, la sostituzione è stata provvidenziale, pensiamo ad esempio ai ritrovati scientifici in campo medico o a quelli industriali, dove, certo, con la scusa dell’interesse economico, anche la sicurezza del cittadino ne ha tratto un guadagno. La lista è lunghissima, basta tornare con la mente alla metà degli anni ’60 e soffermarsi ad analizzare gli impressionanti sviluppi tecnologici raggiunti in una decade appena, da quelli più eclatanti come lo Shuttle, già pronto su progetto nel ’72 ma poi realizzato in forma definitiva sette anni dopo, a quelli più apparentemente insignificanti come l’evoluzione del giradischi, degli elettrodomestici, e, beh, anche della tv, naturalmente.

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Ma la radio ha percorso un cammino diverso. Fin dalla sua invenzione alla fine del 1800 come strumento puramente di comunicazione, il suo cambiamento nelle decadi è stato minimo. Certo, da un punto di vista tecnico alla valvola nel tempo, si è sostituito il transistor e dagli autoparlanti a tromba si è alla fine arrivati alle casse magnetiche, ma l’idea che sta alla base resta la stessa, un mezzo elettronico capace di utilizzare le onde elettromagnetiche per la trasmissione di dati.
Anche l’evoluzione che ha trasformato il brevetto originale da sistema di utilità a mezzo di comunicazione di massa (nonché strumento di svago) non ha nei fatti reso obsoleta la vecchia radiotrasmittente ed infatti, ancora oggi, i due sistemi coesistono pacificamente. In compenso, molteplici sono i “figli” di questa tecnologia, alcuni sotto i nostri occhi -e orecchie- tutti i giorni: i radar, i satelliti, i radiotelescopi, le connessioni wireless, la telefonia satellitare, quella mobile e quella, a noi più familiare, cellulare.
Sarà forse perché quando un’invenzione è prossima alla perfezione poco resta da fare per migliorarla, la radio ha attraversato indenne un secolo di storia e ce la ritroviamo oggi in tutto il suo splendore, seduta beatamente a fianco della televisione (altra sua figlia, se pur ibrida) o integrata perfettamente nei nostri computer, giovane e bella come un tempo.

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Io, da brava assatanata della radiofonia (avrò modo di approfondire nei prossimi giorni le ragioni della mia passione) non perdo mai occasione di parlare con entusiasmo di questo media. Perché, al contrario della onnipresente televisione, la radio non bombarda indiscriminatamente lo spettatore, impegnando fin quasi allo stremo uno dei nostri sensi più sviluppati -la vista- con tonnellate di informazioni che, impigliate fra retina e cervello, finiscono per gonfiarsi a dismisura come un enorme polpettone paralizzante.
Fare la tv, dovrebbe essere un’operazione da eseguire con precisione chirurgica, ed in passato è anche accaduto, ma oggigiorno veramente pochi sono coloro che sembrano comprendere la responsabilità che l’utilizzo di questo media comporta (o dovrebbe comportare).

Come Corrado Guzzanti diceva nel suo magnifico (e rimpianto) Il caso Scafroglia “Noi avemmo a di’ adesso un po’ di cose per noi altri fratelli, voi cambiate pure canale oppure spegnete ‘o televisore… anche se non si può mai spegnere veramente ‘o televisore…”.

Per saperne di più:

Cos’é la radio >>
http://it.wikipedia.org/wiki/Radio_(elettronica)

Storia della radiofonia Italiana
http://www.radio.rai.it/storiadellaradio/

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La Guerra dei Mondi: ricetta per un delirio perfetto

Dunque parlavamo in un post precedente del mio amore per la radio. Nelle ultime settimane, barattando i rari momenti di pausa pranzo con qualcosa di assai più gratificante, mi sono ritrovata immersa in un’attività che molte persone giudicherebbero un totale, completo spreco di tempo: lo studio della forma radiofonica che apprezzo di più in assoluto, i così detti radiodrammi.

Parte di questa mia insana passione proviene da esperienze semi-professionali (ho lavorato in radio da giovane ed ho tentato inoltre la strada del cinema/teatro come sceneggiatrice una quindicina di anni fa) perciò quando scrivo “studio dei radiodrammi” intendo proprio questo, ascoltare e analizzare approfonditamente gli sceneggiati radiofonici.
Giusto recentemente ho avuto modo di gustarmi per intero la mitica trasmissione -il termine in questo caso è veramente doveroso- datata 1938 di Orson Welles “La Guerra dei Mondi”. Ve la propongo a fine articolo; se masticate abbastanza l’Inglese vi consiglio caldamente di prendervi una mezzoretta di tempo e ascoltarvi questo piccolo capolavoro. Sia che siate semplici curiosi, sia che condividiate con me l’interesse per gli sceneggiati radio, posso assicurarvi che resterete basiti di fronte all’originalità, alla modernità e alla genialità (altra parola meno banale proprio non mi sovviene per descrivere il genio di Welles) di questo programma.
Giusto per fare una rapida introduzione, bisogna sapere che Orson Welles nemmeno voleva trasmetterla la sua “Guerra dei Mondi”. Aveva preparato il trattamento ispirandosi al libro di H.G.Wells ma l’aveva sempre giudicato troppo noioso per trasformarlo in un programma. A corto di soggetti pronti però, alla richiesta della CBS di sceneggiare un romanzo durante la puntata di Halloween del Mercury Theatre on the Air, un programma settimanale di grande ascolto, Welles fu costretto a rispolverare proprio “La Guerra dei Mondi”.

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Il 30 ottobre del 1938, Welles e la sua compagnia si riuniscono negli studi di New York per mettere in scena (completamente dal vivo) quello che sembra inizialmente un normalissimo programma musicale. Solo che, qualche minuto appena dopo l’inizio della trasmissione, un bollettino del giornale radio informa gli ascoltatori che strane esplosioni sono state avvistate dagli astronomi sulla superficie di Marte. La resa sonora e la recitazione è tale (almeno per il linguaggio dell’epoca) da sembrare un bollettino assolutamente autentico. Il programma quindi riprende con la musica e tutto torna apparentemente alla normalità, finché altri bollettini cominciano a susseguirsi raccontando, con crescente apprensione, quella che alla fine si rivelerà un’invasione su larga scala della Terra da parte dei Marziani.

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Tutti ricorderanno che la trasmissione di Welles gettò nel panico l’intera Nazione. Pur assicurando in seguito che questa non era stata assolutamente l’intenzione ne’ di Welles ne’ della CBS, esaminando come il programma è strutturato e studiando la sceneggiatura originale, salta all’occhio il tentativo (riuscitissimo per l’epoca) di suscitare nell’ascoltatore quella che in gergo si chiama “sospensione dalla realtà” cioè creare una dimensione sonora fittizia talmente realistica da ingannare completamente lo spettatore. La reazione spropositata del pubblico (ci furono anche alcuni morti) non fu in effetti tutta colpa di Welles. Il programma, annunciato con una sigla ed un discorso introduttivo ben riconoscibile, non fu purtroppo ascoltato da tutti fin dall’inizio; molti quindi si ritrovarono, accendendo la radio, ad assistere ad un vero e proprio bollettino di guerra. Nella registrazione, a circa metà dell’opera, si sente un secondo annuncio, più perentorio, dove si ribadisce che quello che si sta trasmettendo è solo un radiodramma. Questo intervento, che non era previsto nella sceneggiatura, fu reso necessario a causa di preoccupanti notizie (non confermate in principio) che raccontavano di scene di panico incontrollato nelle strade del New Jersey.

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Mentre Orson Welles stava recitando ignaro nello studio di New York, al di la del fiume Hudson si scatenava il finimondo. Chi non aveva capito di stare ascoltando uno spettacolo radiofonico si precipitò in macchina, alcuni per lasciare le città, altri per recarsi invece nell’area dell’avvistamento. Anche la polizia si diresse a sirene spiegate verso il sito del presunto atterraggio e tutta questa follia non fece che intasare le strade e confermare, a coloro che assistevano al delirio collettivo, che effettivamente qualcosa di molto grave stesse accadendo.
Ironia della sorte, Welles finì inconsapevole di tutto il programma, scese con degli amici al bar sotto gli studi radiofonici e dopo qualche bevuta salutò tutti e andò a dormire. Solo il mattino seguente, leggendo il giornale, si rese veramente conto di cosa avesse -involontariamente- scatenato.

Ascolta War of the Words >>

Per saperne di più:

La trascrizione del programma in Inglese
http://jeff560.tripod.com/script.html

La traduzione in Italiano (purtroppo solo della prima metà del programma)
http://www.webtre.it/orson.html

Cronaca di un radiogramma che gettò nel panico gli Stati Uniti – di Andrea Laruffa
http://www.instoria.it/home/guerra_mondi.htm

Riguardo Orson Welles (in Italiano)
http://it.wikipedia.org/wiki/Orson_Welles

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Storie di cinema, radio libere e palinsesti sequestrati

Non ricordo se ho già avuto modo di raccontarvi questa cosa di me (a parte l’accenno fatto qualche articolo fa) ma tra il 1991 ed il 1992 ho partecipato ad un corso di sceneggiatura organizzato dall’Accademia di Cinema di Milano. Il regista e sceneggiatore Giovanni Robbiano era il professore, una persona illuminata che rimpiango di aver perso di vista perché, come spesso accade, certe conoscenze/amicizie bisognerebbe veramente conservarle quando si ha la fortuna di incontrare gente speciale. Questo purtroppo non accadde un po’ perché rimasi invischiata a tempo pieno in altri circuiti (la politica, che sia maledetta!) e un po’ perché cercando di entrare all’Academia per il piano di studio completo, rifiutai sdegnosamente un’offerta per partecipare alla classe di fotografia cinematografica (io volevo fare regia a tutti i costi e risposi “grazie ma no grazie”, si può essere più imbecilli?) e il mio grande amore con il cinema finì lì. Più o meno. In verità ho continuato a scrivere sceneggiature nel corso degli anni, mai nessuna finita come si deve e mai trovando il coraggio di presentarle ai concorsi seri. Per questo ogni tanto mi eclisso ad ingozzarmi di serial tv e di film: per quanto la mia vita abbia preso tutto un nuovo corso, il piacere di -più che semplicemente vedere- analizzare cinema e tv è qualcosa che difficilmente si può descrivere. E’ come studiare un linguaggio umano per conoscere la società che lo produce e vice versa, qualcosa che unisce semiotica, psicologia, filosofia e storia tutto in una botta sola! Affascinante (e non terrificante come può sembrare) se vi piace il genere.

Dall’amore per la scrittura cinematografica a quello per la radio il passo è stato breve. Scrivere scenneggiature per un radiodramma è un’operazione difficile che comporta, per ovvie cause di forza maggiore, una ginnastica di ermetismo efficace, cioè calibrare con attenzione da orefice i dialoghi (che sono uno dei due unici mezzi espressivi per raccontare la storia) e ragionare in modo creativo sulla parte audio (l’altro mezzo, delegato a trasmettere la parte emozionale della scena). Come nella letteratura in genere, le scuole di scrittura per il cinema e per la radio possono insegnare la “geometria” del mestiere ma lo spunto creativo, il saper cogliere e sviluppare l’idea e sopratutto la capacità di riuscire ad anticipare i gusti del pubblico senza ritrovarsi a scrivere cose che ci fanno orrore (la paranoia per lo share imperversa ovunque, purtroppo), queste sono cose che si imparano solo leggendo molto, guardando molti film e, naturalmente, ascoltando molta radio.

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Personalmente, riguardo appunto la radio -visto che è di questo che volevo parlare poi, si sa, io mi perdo sempre in mille svolazzi pindarici- devo dire che mentre la televisione nell’angolino del mio soggiorno resta perennemente spenta a coprirsi di polvere, la radio al contrario è quasi costantemente accesa. Vorrei precisare che la radio che amo ascoltare è abbastanza lontana dalle questioni legate all’informazione: per quanto infatti io non cambi canale al momento dei notiziari, da alcuni anni a questa parte tendo a diffidare dei telegiornali nazionali in generale e quindi, quando parlo dei programmi della radio, mi riferisco a quelli culturali nel senso più classico del termine, quelli istruttivi o con spunti intellettuali più o meno approfonditi. A tale riguardo, confesso di ascoltare solo Rai Radio 3 e 2 e ogni tanto Radio 24 (Melog, programma su Radio 24 di Gianluca Nicoletti è particolarmente meritevole sopratutto per chi, come me, piange ancora calde lacrime per la cancellazione del suo Golem una decina d’anni fa, raso al suolo dalla stessa Rai, la quale tiene ancora in ostaggio le mitiche registrazioni vietando l’accesso a chiunque, Nicoletti incluso; e qui ci sarebbe da aprire una polemica perché pagando il canone certe cose non dovrebbero essere permesse, ma comunque soprassediamo).
Ascolto questi tre canali perché, nonostante io sia cresciuta a pane e Radio Libere (parlo della fine degli anni ’70, durante il primo decennio della liberalizzazione dell’etere) ed abbia avuto modo di prendere attivamente parte a questo fenomeno lavorando per un’emittente di Rosignano Solvay (Antenna Erre) nel lontano ’79, a me le moderne radio -chiamiamole- private piacciono veramente poco. Non che siano organizzate male, per l’amor di dio no! Semmai il problema è proprio l’opposto: a me sembrano diventate delle vere e proprie megalopoli commerciali, il che, finché si producono contenuti intelligenti, può anche andare, ma laddove il palinsesto vede musica adolescenziale o pre-adolescenziale 24 ore al giorno con interventi scialbi e ripetitivi e nessuno sforzo per ipotizzare una seppur minima sperimentazione culturale, allora, permettetemi, rifuggo l’anossia intellettuale e preferisco rinchiudermi in Rai ad ascoltare programmi più costruttivi.

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Che poi organizzare dei palinsesti intelligenti non significa assolutamente addormentare il pubblico con noiosissimi programmi. Se avete avuto modo di ascoltare trasmissioni di intrattenimento come Fahrenheit o quelle de Il terzo anello su Radio 3 o anche Alle otto della sera, Caterpillar, ed il leggero (ma intelligente) Ruggito del Coniglio su Radio2, saprete che effettivamente fare cultura in maniera interessante, talvolta addirittura divertente si può. E anche là dove l’apporto culturale è più fine a se stesso, dove l’intento non è quello di trattare argomentazioni cruciali ma semplicemente di allietare l’ascoltatore, esistono esempi eccelsi meritevoli del più ampio rispetto.
Avendo raccolto nel tempo un notevole database radiofonico grazie ai podcast della Rai ma anche ad archivi consultabili in rete che, essendo poco pubblicizzati sono ovviamente da pochi conosciuti (vi ho scritto un bel listone a fine articolo), ho pensato di rendervi partecipi della mia collezione pubblicando (oggi e quando ne avrò l’occasione) piccole gemme della radiofonia che molti, probabilmente, non sanno neanche esistere. Niente di troppo impegnato, non preoccupatevi. Anzi, credo che solleveranno il vostro spirito, che in tempi come questi non è cosa da poco. Buon ascolto.

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Da Il Ruggito del Coniglio (di e con Marco Presta e Antonello Dose)

I Grandi Musical (La Compagnia della Rancida – Max Paiella ed Attilio Di Giovanni)

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Rai Radio 2 – Odissea

Rai Radio 2 – Alien

Rai Radio 2 – L’Esorcista

Per saperne di più

Archivio degli sceneggiati di Radio 2 >>

Archivio de Il Terzo Anello – Ad Alta Voce (Radio 3) >>

Archivio di Radioscrigno – Biografie ed altri approfondimenti (Radio 3) >>

Archivio degli audiolibri di Fantasticamente (Radio 1) >>

Archivio di Alle Otto della Sera – radio-documentari e inchieste (Radio 2) >>

Archivio di Fahrenheit, programma su libri e letteratura (Radio 3) >>

… e ancora:

Distillerie Rai – i podcast Rai divisi per programma >>

Su Gianluca Nicoletti  >>

Su Golem >>

Su Caterpillar (Radio 2) >>

Il sito ufficiale Caterpillar >>

Su Il Ruggito del Coniglio >>

Sito ufficiale de Il Ruggito del Coniglio >>

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Sussurri dall’etere

Del mio grande piacere/interesse riguardo lo studio delle trasmissioni radiofoniche vi ho già parlato, ma non vi ho raccontato come il tutto è iniziato.

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Intorno agli anni ’70, per chi aveva una radio ad onde medie piuttosto potente, era possibile ascoltare radio nazionali da oltre confine. Mio padre, che era un capitano di lungo corso, aveva ereditato dai suoi lunghi viaggi una splendida radio capace di sintonizzarsi a grandi distanze e l’aveva passata a me (veramente me ne ero appropriata ma comunque…). Con altri amici dotati anche loro di apparecchi radio più sofisticati di quelli comunemente reperibili in commercio, cominciammo a dedicarci ad una specie di “caccia all’emittente”; in pratica ci sfidavamo a trovare radio difficili da ascoltare sopratutto per distanza geografica ma anche -ed erano ovviamente le più ambite- per blocchi alterni di regime che tentavano di oscurarle.

Oltre alle emittenti vere e proprie, generalmente udibili sulle onde medie, c’erano poi tutta una serie di misteriosi segnali che l’apparecchio poteva captare sulle onde corte, come le conversazioni tra naviganti, i vari messaggi criptati e -qualcuno raccontava – pezzi disarticolati di comunicazioni radio di astronauti Russi che per strani giochi di rifrazioni del segnale a causa delle perturbazioni della ionosfera, potevano venire intercettati casualmente.
Oltre al divertimento di ascoltare questi segnali strani, e non dimenticherò mai il senso di devastante solitudine che provavo quando, lavorando di manopola con millimetrica precisione, incappavo in un segnale morse (ancora oggi, se ci penso, mi prende l’angoscia perché è il suono più triste e solitario che abbia mai ascoltato), captare radio lontane, sopratutto se provenienti da emittenti oltre la cortina di ferro, era un’attività entusiasmante.

C’erano poi le radio pirata. Al contrario di quello che si può pensare, le radio pirata non erano le allora neonate radio libere bensì vere e proprie emittenti d’assalto (arrembaggio sarebbe probabilmente il termine più adatto) che trasmettevano in barba a qualsiasi divieto e a qualsiasi legge. Data la natura totalmente illecita delle trasmissioni, queste emittenti erano site fisicamente in località segrete, talvolta rintanate in scantinati nel bel mezzo delle metropoli oppure isolate in luoghi lontani da qualsiasi centro abitato. Una delle più leggendarie radio pirata esistite è senza dubbio Radio Caroline, un’emittente illegale che trasmetteva dalle acque internazionali intorno alla Gran Bretagna. Sì, avete letto bene, dalle acque internazionali: Radio Caroline (e la sua antenna alta ben 90 metri) era infatti installata su una nave!

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In verità, Radio Caroline non era un’unica radio ed un unica nave. La realtà, come spesso accade, supera di gran lunga l’immaginazione. La prima Caroline era un traghetto di fabbricazione danese ancorato al largo delle coste dell’Essex, la regione a nord-est di Londra, al confine con le acque territoriali britanniche. Poco tempo dopo l’inizio delle trasmissioni nel 1964, una seconda emittente, Radio Atlanta, cominciò a trasmettere dal Mi Amigo, un altro vascello ormeggiato anch’esso in acque internazionali; dopo alcuni mesi i due equipaggi si unirono a formare un’unica società. La Caroline allora si spostò al largo dell’Isola di Man sotto la denominazione di Radio Caroline North mentre la Mi Amigo restò presso il Sussex trasmettendo come Radio Caroline South.

Nel 1966 l’Inghilterra varò una legge speciale atta ad annullare i profitti delle due specifiche emittenti. Questo provvedimento ebbe conseguenze devastanti sull’operato di Radio Caroline e a poco servirono le sovvenzioni di privati al fine di mantenere in vita la società. Dopo un periodo di grave instabilità finanziaria, nel 1968 entrambe le navi furono requisite e trascinate a rimorchio fino alle coste Olandesi per pignorare tutto il pignorabile in pagamento delle molte bollette inevase. Poco tempo dopo Radio Caroline North venne smantellata e la nave fatta a pezzi.
Nei seguenti 7 anni, altre emittenti pirata gettarono l’ancora presso i confini delle acque territoriali britanniche continuando la tradizione di Radio Caroline, da cui ereditarono nome e stile di conduzione. La stessa nave Mi Amigo venne salvata all’ultimo momento dalla distruzione e riprese le trasmissioni per poi, purtroppo, naufragare nel 1980 durante una tempesta. Nel momento in cui scrivo, l’ultima Radio Caroline della serie sta trasmettendo (questa volta legalmente) attraverso il satellite Eurobird 1 sul 28°E e su Sky Digital al canale 0199 (oltre che sul web in streaming, potete ascoltarla QUI »).

Da questa straordinaria avventura è stato recentemente tratto un film, “The boat that rocked”, scritto e diretto da Richard Curtis, regista amatissimo negli UK (Quattro matrimoni e un funerale, Notting Hill, Il diario di Bridget Jones, The Vicar of Dibley, Mr. Bean e altri).

Ma torniamo agli anni ’70. A quei tempi, molte radio nazionali estere stavano ampliando le loro frequenze per riuscire a trasmettere a più paesi possibili. Si trattava generalmente di emittenti non di regime, ma qualche volta anche le radio “allineate“, sfruttando magari un momentaneo cambio di governo, riuscivano ad uscire dall’ombra, disperate per quella libera informazione che era stata loro lungamente negata.
Erano bei tempi (cioè brutti per alcuni ma belli per noi) perché le frequenze sulle onde medie erano molto meno regolarizzate da un punto di vista legislativo e non c’erano, di fatto, limitazioni riguardo chi potesse o non potesse trasmettere. Se Radio Sofia ad esempio, riusciva ad arrivare dalla Bulgaria fino da noi, poteva farlo purché non andasse a coprire il segnale delle radio nazionali (cosa che, vista la distanza, era comunque difficile). In quegli anni ormai le radio libere su FM erano già abbastanza diffuse ed era proprio sulla modulazione di frequenza che cominciavano a spostarsi gli interessi economici legati sopratutto alla pubblicità. Così, dato che sulle onde medie restavano solo le tre reti Rai, c’era un’ampia gamma di canali liberi dove le emittenti estere potevano indirizzare il segnale senza incorrere in “incidenti diplomatici”.

Ora: una cosa che le radio estere avevano necessità di capire era proprio fino a che paese riuscissero a trasmettere, e siccome non è che questi potessero avere inviati in tutto il mondo per riferire in patria della portata effettiva dei loro trasmettitori, le radio affidavano questo incarico proprio a noi ascoltatori.
Il mezzo di contatto tra noi e loro erano i così detti “Rapporti d’ascolto QSL”, dei questionari uguali per tutti dove, chi captava il segnale di una radio, poteva scrivere nel dettaglio il nome dell’emittente captata, la frequenza dove era stata ascoltata, la data, la qualità del segnale, il tipo di apparecchio utilizzato per la ricezione ed eventuali commenti sulla trasmissione. C’era sopratutto una voce, che era anche il motivo principale per cui tutti noi, come dei pazzi, passavamo ore impegnati in questa caccia al tesoro: la “richiesta di Cartoline QSL”.
Le cartoline QSL erano, come dice il nome, delle cartoline, nello specifico delle cartoline da collezione che le radio inviavano al contatto quando ricevevano il rapporto. Avrete già capito che alla fine, lo scopo di tutto quest’ammattimento (a parte naturalmente il gusto di beccare Radio Mosca o Radio Helsinki) era proprio la collezione delle cartoline d’ascolto.

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Alcune erano splendide, come quelle di Radio Mosca (di solito rosse, nere e oro con la scritta in cirillico e la grafica così tipicamente bolscevica) altre meno appariscenti ma magari provenienti da radio con trasmettitori più limitati e quindi più preziose. Questo gioco si scatenò intorno agli anni ’70 ed i fortunati che le possiedono ancora (io ne ho salvate veramente poche) credo abbiano fra le mani un bel gruzzoletto.

Ma a parte il valore monetario, era il valore sentimentale che ci spingeva a passare le notti insonni alla ricerca di nuovi segnali. Cercate di tenere presente che internet in quell’epoca, era poco più che un’idea astratta e la possibilità di comunicare si limitava ai telefoni e, per chi poteva permetterselo, al così detto “baracchino”, cioè la radio-trasmittente fissa che però, in quegli anni, tra noi ragazzi, non era ancora diffusa perché molto costosa. Perciò la radio era a tutti gli effetti l’unico mezzo disgiunto dall’informazione di stato per poter capire cosa stesse succedendo nel mondo. Non c’è dunque da sorprendersi che questo utilizzo del mezzo fosse diffuso, se pur in maniera non globale, tra i giovani Italiani in quegli anni. Nel ’62, ad esempio, la Russia e l’America erano giunti ai ferri corti dopo l’appoggio militare che l’Unione Sovietica aveva concesso a Cuba mentre l’America stava cercando di invaderla, perciò, dopo quella data, le poche e frammentarie notizie diramate in tv non potevano essere accertate se non tramite l’ascolto dei notiziari radio che, anche se di regime, davano comunque la possibilità di farsi un’idea approssimativa di quello che laggiù stesse succedendo.
Insomma, si faceva la stessa cosa che si fa oggi tramite qualche click del mouse, solo che noi ci si doveva arrangiare con i mezzi tecnici a nostra disposizione, un orecchio allenato, l’esperienza e tanta, tanta pazienza.

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Con l’inevitabile sviluppo di nuovi mezzi di trasmissione come il digitale e sopratutto i segnali satellitari, le onde medie si stanno lentamente spopolando. Questo apparentemente triste evento in realtà rappresenta un’ottima opportunità per chi vuole dedicarsi all’esplorazione in vecchio stile dell’etere poiché oggigiorno, proprio a causa della loro scarsa richiesta, è possibile acquistare ottime radio con possibilità di ascolto anche in onde lunghe e onde corte a prezzi contenutissimi.

Un’alternativa interessante, anche se piuttosto lontana dalla particolare emozione che solo una vera radio può dare, è la Black Box messa a disposizione (gratuitamente) dalla Rai. Si tratta di un ricevitore virtuale collegato però con un vero ricevitore Icom IC-718 sito in Saxa Rubra, che permette di esplorare manualmente l’etere frequenza per frequenza.

Per saperne di più:

Associazione Italiana Radioascolto
http://www.air-radio.it/

Foto album di Radio Caroline III (1983-1989)
http://www.eylard.nl/OffShoreRadio/Caroline/index.htm

Radio Caroline live streaming
http://radiocaroline.servemp3.com/

Sulle Cartoline QSL con una piccola collezione
http://it.wikipedia.org/wiki/Cartolina_QSL

Cartoline d’epoca QSL
http://www.schmarder.com/qsl/qsl-1.htm

Black Box Rai – ricevitore web con sintonizzatore manuale
http://www.radio.rai.it/webradio/

Pratica guida per il radioascolto
http://www.air-radio.it/guida.html

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