Incartamenti collection

Non so se abbiate mai tentato di imparare l’arte degli origami. Personalmente, dopo un mese intero speso a piegare e ripiegare fogli, mi sono arresa. Le mie gru finivano per sembrare elicotteri monchi, le mie rane delle carogne schiacciate ai bordi della strada e persino le forme più semplici, come la girandola, si riducevano ad una polpetta informe di carta. Perciò detesto gli origami (perché mi fanno sentire l’incapace che sono) e non ne parlerò qui, spiacente se qualcuno è arrivato su questa pagina scrivendo origami su Google. Ma non andate via: per farmi in qualche modo perdonare, nei prossimi articoli, vorrei proporvi qualche alternativa.

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Brian Dettmer è un artista Americano la cui occupazione preferita è “vivisezionare” sistematicamente libri trasformandoli in incredibili sculture di carta.

Nato nel 1974 e cresciuto a Naperville (Illinois), Dettmer è da sempre un appassionato di codici cifrati; le sue prime opere sono ispirate al linguaggio braille, ai codici morse ed alla comunicazione gestuale dei non udenti. In seguito la sua attrazione per la manipolazione della carta lo porta a creare dei collage di giornali e riviste su tela, intervenendo poi con strappi calcolati sulla superficie per mostrare attraverso minuscoli pertugi di carta, gli strati inferiori dell’opera. Questo studio lo conduce a considerare lo spessore dei libri al fine di ottenere un maggiore effetto tridimensionale e dal 2000 comincia ad “operare” sui volumi.

La tecnica di Dettmer si basa su un principio che potremmo definire del “togliere per aggiungere”. Utilizzando un bisturi, l’artista asporta le parti delle pagine che non lo interessano ed in questo modo rende visibili solo quei dettagli secondo lui significativi preesistenti nel libro, siano queste illustrazioni o parole. Nulla viene aggiunto al volume originale.

Le opere più recenti di Dettmer mostrano uno sconfinamento in materiali alternativi. Attraverso la manipolazione di audiotape riscaldate egli ha realizzato nel 2007 un teschio umano in dimensione reale e vari altri crani ossei di animali.

Su Brian Dettmer
http://en.wikipedia.org/wiki/Brian_Dettmer

Altre opere possono essere viste qui
http://centripetalnotion.com/2007/09/13/13:26:26/#more-550

E anche qui
http://www.flickr.com/photos/watz/sets/72157602928970208/

e naturalmente qui
Google image search

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Abbiamo dunque avuto modo di vedere cosa l’inventiva di Brian Dettmer è riuscita ad estrapolare partendo da un libro, un bisturi e una quantità considerevole di originalità (se non avete letto il precedente post a lui dedicato lo trovate QUI).

Ultimamente, uno degli artisti che preferisco è Thomas Allen. Sarà forse perché la fotografia è parte integrante delle sue opere o per il fatto che Allen manipola le illustrazioni di copertine di certi vecchi romanzi che tanto mi ricordano la mia infanzia, non saprei. Cosa certa è che trovo i suoi “pop-ups” estremamente creativi.

Allen utilizza quasi prevalentemente libri in formato paperback con copertine illustrate di cartoncino leggero. Questi volumetti, definiti “pulp” perché ottenuti pressando il “pulp wood”, cioè legno di bassa qualità, ebbero enorme successo dagli anni ’20 agli anni ’50 dato che venivano venduti a pochi centesimi e godevano quindi di un’ampia diffusione. Le storie erano generalmente dei noir piuttosto violenti e le copertine mostravano spesso donnine in abiti discinti.

La bellezza dei lavori di Allen deve molto all’allestimento teatrale della scena. I personaggi delle copertine, ritagliati, sollevati e posizionati in piani prospetticamente diversi, creano nello spettatore l’immersione momentanea in una storia fittizia non necessariamente collegata ai libri utilizzati.

L’utilizzo della fotografia come media di sintesi trasforma infine il diorama cartaceo in una specie di istantanea di un momento. I diversi piani prospettici, infatti, vengono separati ed intensificati grazie alla ridotta profondità di campo, esattamente come succederebbe con soggetti reali. Questo crea un sorprendente effetto tridimensionale, graficamente molto piacevole da guardare.

Un altro dettaglio che porta ad amare particolarmente le opere di Allen, è l’aspetto ludico delle sue creazioni. Le piccole sagome ritagliate che si stagliano nel fotogramma sollevandosi dalle copertine ricordano infatti i pop-up books, quei libri per bambini dove, aprendo due pagine, una serie di immagini bidimensionali ripiegate si alzano creando una fantastica scena in rilievo.

I pop-up books sono libri che derivano storicamente dai così detti “movable book”, volumi originariamente dedicati agli adulti e non ai bambini; il primo movable book conosciuto infatti è un manoscritto del 1306 con un meccanismo di carta ritagliata per calcolare le varie posizioni astrologiche. I pop-ups hanno da secoli esercitato un grande fascino sui bambini e per questo erano utilizzati intorno ai primi del ‘900 come strumenti di insegnamento. In seguito, “ingegneri della carta” come Robert James Sabuda e Matthew Reinhart hanno trasformato questo fenomeno editoriale in un vero e proprio movimento artistico.

Robert James Sabuda

Matthew Reinhart

Le immagini di Allen esposte presso la Joseph Bellows Gallery
http://www.josephbellows.com/exhibitions/2006_3_thomas_allen/

Altre immagini presso la Foley Gallery
http://www.foleygallery.com/artists/artist_ins.php3?artist=8

Sulla letteratura “pulp”
http://en.wikipedia.org/wiki/Pulp_magazine

Sui pop-up books
http://en.wikipedia.org/wiki/Pop-up_book

Su Robert James Sabuda
http://en.wikipedia.org/wiki/Robert_Sabuda

Il sito ufficiale di Robert James Sabuda
http://www.robertsabuda.com/

Il sito ufficiale di Matthew Reinhart (imperdibile)
http://www.matthewreinhart.com/

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La carta, un materiale semplice, adattabile, enormemente considerato oggigiorno come alternativa biodegradabile alla molto più inquinante plastica, sta diventando un media sempre più utilizzato nell’arte moderna.

Peter Callesen, nato in Danimarca nel 1967, realizza poetiche, fragili sculture partendo da un singolo foglio di carta.

“I mei lavori” dice Callesen “sono ispirati dalla relazione fra le due e tre dimensioni. Trovo che la materializzazione di una forma 3D da un sottile foglio di carta abbia qualcosa di magico o meglio dire di “ovviamente magico” poiché il processo è ovvio e le figure che scaturiscono restano collegate strettamente alla loro origine senza possibilità di fuga. Da questo punto di vista c’é qualcosa di tragico nei tagli sulla carta”.

Per Callesen, lavorate con i fogli in dimensione A4 è un’esperienza interessante perché si tratta del formato più usato ed in questo senso è ormai abitudine comune vedere una pagina di A4 come semplicemente una superficie su cui stampare documenti. Ma tornando alla sua originale forma, una semplice pagina bianca di 80 grammi, Callesen interviene in maniera inattesa sorprendendo lo spettatore senza utilizzare inchiostri o parole.

Nel tempo, l’artista ha ampliato la misura delle sue opere, realizzando delle vere e proprie installazioni.

Le sue ultime creazioni si allontanano dal suo media preferito per sconfinare nel mondo reale. Celeberrima è la sua “Earth”, allestimento “aereo” dove una Terra gonfiata di elio ed illuminata dall’interno è stata sospesa a 40 metri di altezza sopra la piazza Gl.Torv di Copenhagen. Durante il giorno la Terra veniva abbassata e nascosta fra i tetti e riposizionata solo al calare del sole per ingenerare nello spettatore la surreale esperienza di trovarsi sulla luna ed osservare il nostro pianeta da una prospettiva extra-terrestre.

Il sito di Peter Callesen
http://www.petercallesen.com/index.html

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Bert Simons è un artista Olandese un po’ fuori dal comune. Non solo crea lavori interessanti, non solo ha elaborato una tecnica che è allo stesso tempo antica e ultra-moderna utilizzando la carta come materia prima e l’elaborazione digitale in 3D come fase di pre-produzione; oltre a tutto questo, Bert Simons ha decisamente una marcia in più: è una persona dotata di un formidabile senso dell’umorismo.

Vedendo il suo ritratto realizzato come “3D papercraft” cioè quella tecnica (oggi particolarmente amata dai Giapponesi) che consiste di assemblare oggetti in tre dimensioni partendo da parti ritagliate nella carta, viene subito da immaginarsi che un’idea così elaborata deve sicuramente derivare da un complesso motivo di ragioni, da una filosofia esistenziale probabilmente, e forse anche da un tentativo di superare i cliché dell’arte moderna avvalendosi di materiali poveri.

Ehm… ecco, come dire… la verità è un po’ diversa…

“Qualche tempo fa ho avuto la mia personale crisi di mezza età e continuavo a pensare a quale senso la mia vita avesse, a cosa sarebbe restato di me una volta trapassato e cose così. In quel periodo era evidente che non avevo un talento artistico abbastanza speciale da lasciare un segno nella storia; non me l’ero cavata granché bene nemmeno con la produzione di figli che riflettessero la mia esistenza ne’ nella ricerca di un’anima gemella che avrebbe pianto la mia scomparsa. Perciò ho cominciato a pensare che una volta defunto sarei stato semplicemente dimenticato. Il che è ovviamente un pensiero orrendo. Ma invece di deprimermi inutilmente, mi sono messo alla disperata ricerca di una soluzione e mi è venuta un’idea: e se clonassi me stesso? Un numero maggiore di me potrebbe sicuramente avere maggiore fortuna di un Bert singolo.

Se fate click su questo link >> si aprirà un documento di 12 pagine in formato pdf. Se salvate e stampate il pdf su fogli di carta da 80 gr. potrete mettervi ad assemblare il vostro Bert personale.

Al momento alcuni cloni stanno vivendo vite felici in varie parti del mondo. Potete tenervi aggiornati del loro numero facendo click QUI >>.”

Nell’immagine qui sopra: troppo poveri per permettervi di spendere 4.000 dollari per una bambola a luci rosse in silicone ultra-realistico made in Japan? Bert ha trovato la soluzione. Meno morbida, probabilmente, ma vuoi mettere il piacere del “fai da te”?

Il sito di Bert Simons
http://www.bertsimons.nl/

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La deriva degli incartamenti

Visto che nel precedente post dedicato mi sono ritrovata a parlare di arte in tono semiserio (ogni tanto ci vuole) oggi voglio deliziarvi con altri -deliranti- esempi di 3D papercraft(ing). Se guardandoli vi venisse da chiedervi “MA PERCHE’ ?!” non fatelo, tanto non esiste risposta.

Una bella bistecca di carta (in versione prima e dopo cottura):

Scaricate qui (se proprio volete) i modelli da ritagliare e gli schemi per il montaggio:
http://www.wombat.zaq.ne.jp/fare/steak.html

Un bel pollo arrosto con relativa pirofila:

Cartamodelli eccetera qui:
http://www.wombat.zaq.ne.jp/fare/chicken.html

Una vespona gigante ( è fatta davvero bene, fa anche un po’ senso):

Cartamodelli e schemi:
http://www.wombat.zaq.ne.jp/fare/vespa.html

Uno scorpione (questo fa decisamente senso!)

Esoscheletro… oops intendevo dire cartamodello qui:
http://www.wombat.zaq.ne.jp/fare/scorpion.html

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La Canon sponsorizza un sito molto divertente dedicato al 3D papercrafting ed è zeppo di modelli un pochino più graziosi delle vespone e degli scorpioni giapponesi.

Creative Park – 3D papercraft
http://cp.c-ij.com/english/3D-papercraft/

E se proprio volete esagerare e avete circa un milione di anni a disposizione…

Build your own Chicago
http://www.buildyourownchicago.com/

Per quanto io abbia scherzato nel presentarle, devo ammettere che guardare queste assurde creazioni di carta mi piace da morire. Non avrò MAI la pazienza di realizzarne neppure una probabilmente, ma mi diverte enormemente vedere le creazioni di altri. Per questa ragione accludo una serie di links, casomai vi siate incuriositi e vogliate saperne di più.

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Ben Miller assembla “Howl’s Moving Castle” (video e foto)

Paper Forest blog

Yamaha papercraft

Flying Pig

Papercraft world

E per i veri appassionati, qui sotto trovate il sito del programma Pepakura, un software (a pagamento) che permette di trasformare un disegno realizzato su piattaforma 3D in cartamodelli pronti da ritagliare ed assemblare. Questi i formati supportati:

Wavefront OBJ                          3DS Max 3DS                  Google Earth 4KML KM
AutoCAD DXF                             Lightwave LWO              STL(Binary format) STL
Metasequoia MQO

http://www.tamasoft.co.jp/pepakura-en/

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