Mielandia inc.

Ebbene sì, sono a dieta. Di nuovo. E naturalmente, dato che sono masochista, mi sono messa a girare per il Tubo cercando video sui dolciumi più proibiti di tutti, le caramelle! Della serie: se non posso mangiarle, nessuno può impedirmi di guardarle. E, come spesso accade, scopro cose che uno mai si sarebbe immaginato, tipo come materialmente si fanno le caramelle. Utilità prossima allo zero probabilmente, ma troooooppo gustoso (SLURP!) :P

PS: ho dovuto aggiungere una nuova categoria che rendesse giustizia agli argomenti esistenziali trattati nel post: “inutile fondamentale” mi sembra suoni bene. Temo ne seguiranno altre di robe così, mi scuso in anticipo: quando sono a dieta i miei due neuroni si muovono al rallentatore e perdono frequentemente conoscenza, ci vuole pazienza. :D

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Codici e istinto

Ogni essere umano reca impressa nel dna la capacità istintiva di riconoscere un codice quando lo vede o lo sente. Fa parte di noi, del nostro corredo genetico, perché l’intelletto umano per sua natura, ricorre a codici atavici per formulare concetti. Non è  un’operazione eseguita consapevolmente, almeno nella fase embrionale del pensiero. Questo codice-fulcro, attorno al quale ruota il successivo sviluppo del pensiero primordiale, sviluppo che si esprime con l’esplorazione del pensiero, l’esplicazione e la successiva elaborazione, non è facilmente spiegabile da un punto di vista biologico, né tantomeno comprensibile.

Parlavamo qualche articolo fa del linguaggio dei sordomuti e dei codici comunicativi. Un altro tipo di comunicazione istintivamente comprensibile per il genere umano si trova agli antipodi di quella gestuale facendo parte del linguaggio sonoro: la musica (insieme al ritmo) è, fra i codici atavici scritti nel nostro patrimonio genetico, quello più elementare e più profondamente radicato.

Bobby McFerrin (proprio quello di “don’t worry, be happy”) ha dato una brillante dimostrazione di questo peculiare istinto umano durante il recente World Science Festival. Cinque semplici note (la scala pentatonica) possono fornire ad un pubblico del tutto ignaro dell’esperimento al quale sta per essere sottoposto, un codice di comunicazione perfettamente comprensibile indipendentemente dalla razza, dal luogo di provenienza e dalle esperienze personali.

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Kamikaze cookery

Facendo parte (con fierezza) della categoria, non perdo mai occasione di professare il mio amore per la filosofia geek. Questo perché: 1) è una buona scusa per spiegare certi miei atteggiamenti idisincratici verso il mondo -nel senso dell’etimologia greca che definisce un carattere particolare e non nel più comune significato di avversione - e 2) perché, che volete farci, dentro di me vive e prospera un’occhialuta secchiona che si sente molto più a suo agio in compagnia dei virus telematici che degli esseri umani.
Ero pertanto deliziata nello scoprire che un gruppo di geeks si è rimboccata le maniche ed ha deciso di dedicarsi a due delle cose che amo di più in assoluto: l’analisi (pseudo) scientifica ed il cibo, in particolare l’analisi logica dell’arte culinaria, approfondendo l’argomento in maniera del tutto non convenzionale.

Se volete divertirvi in modo obliquamente raffinato, visitate il sito di Hugh, Alex e Paul. Scoprirete così che cucinare seguendo alla lettera una ricetta apparentemente semplice del famoso Gordon Ramsey o di Nigella Lawson non solo è praticamente impossibile per un comune essere mortale (benché fornito di un quoziente intellettivo superiore alla media) ma sopratutto che in cucina, come probabilmente nella vita in generale, è l’inventiva e l’iniziativa personale che alla fine porta il pane sulla tavola.

L’homepage del sito:
http://www.kamikazecookery.com

I video (aggiornato ogni mercoledì)::
http://www.kamikazecookery.com/episodes

Il blog:
http://www.kamikazecookery.com/blog

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(Stupid) things, but very slowly

Brainiac: Science Abuse è un programma Inglese che partendo da una base scientifica abbastanza accurata, si dipana in una serie di assurdi esperimenti il cui unico scopo è stabilire fino a che punto la follia degli autori può arrivare e cercare di superare questo limite ad ogni puntata. Il tutto in totale -ehm…relativa- sicurezza. Della serie “non fatelo a casa vostra, MAI!”. Puntualmente ogni episodio finisce con l’esplosione di una rulotte riempita di tritolo perché… non c’é un vero perché ma indubbiamente è un gran divertimento guardarla saltare in aria il che, personalmente, mi basta come motivazione.
Dalla serie “Cose, ma molto lentamente”, vi presento qui una compilation di filmati girati in ultra-slow motion che vi restituirà un po’ di buon umore in caso vi si prospetti o abbiate passato una pessima giornata. O anche no. Comunque…

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Un tuffo nel passato

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Una cosa che la maggior parte di voi non sa (o meglio non può sapere visto che fino ad ora non credo di averne fatto parola sul blog) è che la sottoscritta, per molti anni, è stata proprietaria di un negozio di acquari. Specifico subito che si trattava di un negozio molto sui generis (e non c’è da sorprendersi, essendo mio…) dove al primo posto veniva la salute ed il benessere degli animali, al secondo c’era il desiderio di trasmettere una visione “secondo natura” di questo hobby seguito poi il mio personale desiderio di approfondire e studiare l’argomento e dal piacere di frequentare persone sensibili alle tematiche ambientaliste. Solo per ultimo veniva l’interesse finanziario: va da se ovviamente, viste le premesse, che dopo sette anni ho chiuso il negozio in perdita, ma è stata comunque un’esperienza estremamente istruttiva che ha lasciato anche qualche piccola traccia nella storia dell’acquariofilia Italiana.
Orbene: stanotte, dando un’occhiata al mio sito walkongrass.com (devo fare alcuni opportuni cambiamenti grafici per includere la questione Alamy) mi è caduto l’occhio su un breve capitolo dedicato al mio passato di acquariofila e mi sono ritrovata a guardare un vecchio clip pseudo-documentaristico che avevo girato (con pochi mezzi ma tanta buona volontà) nel 2001. In pratica si trattava di una ricerca dedicata alla micro-fauna d’acqua dolce, per intenderci quell’universo di microorganismi che nasce spontaneamente un una vasca quando le condizioni ambientali sono ideali ma che passa generalmente inosservato, vuoi perché le creature sono per la maggior parete invisibili ad occhio nudo, vuoi perché, una volta immessi i pesci, questi si pappano allegramente tutti i microorganismi (cosa del tutto normale perché la natura li crea anche un po’ per questo).
La micro-fauna acquatica è stata ampiamente studiata in passato perciò non si può dire che la mia ricerca sia “arrivata là dove nessun uomo è mai giunto prima”, no, niente di che; ma un piccolo pregio le va riconosciuto, cioè il fatto che la visione di queste creature è da sempre stata documentata con esemplari isolati su un vetrino del microscopio mentre il mio intento era quello di osservarli e riprenderli nel loro ambiente naturale. Il risultato è stato un lungo documentario che poi ho ridotto ad un clip di qualche minuto per presentarlo al Quarto Congresso Italiano di Acquariofilia a Milano a seguito di una menzione d’onore per la mia ricerca. Nel guardarlo tenete presente che quasi tutte le creature sono ampiamente al di sotto del millimetro; gli animali più grandi, gli Ostracoda (che sono quei buffi crostacei ovali che sgambettano come forsennati) ed i Mollusca gastropoda (le chioccioline rotonde che leccano il vetro con accanita passione) arrivano a misurare massimo i due millimetri.

In caso siate interessati a saperne di più sul mio passato di acquariofila, vedere le mie vasche e leggere alcune note riguardo il MicroMondo, qui di seguito vi fornisco qualche link:

Note e foto sui miei acquari >> (in inglese)

Un atlas descrittivo delle creature del MicroMondo >> (in inglese)

Una serie di foto tratte dall’intera documentazione visiva raccolta >>
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