Mi ero ripromessa da tempo, di dedicarmi ad un lavoro a cui tenevo molto, la trascrizione del discorso che Corrado Guzzanti ha presentato in occasione della manifestazione “Ora basta!” organizzata nel 2003 a Milano dal Movimento dei -oggi defunti- Girotondi. Il motivo per cui vi propongo il suo intervento per iscritto invece che in video, è che questo pezzo, molto serio, a tratti angosciante e incredibilmente attuale, merita di essere letto -e magari riletto più volte- con attenzione e senza fretta. La sua complessità infatti è tale che nel breve spazio di tempo concessogli, Guzzanti è stato costretto a darne una lettura, per forza di cose, molto affrettata. È invece un documento che va esaminato attentamente in ogni suo punto, lasciando magari vagare la mente di tanto in tanto per riflettere e assorbire la notevole quantità di informazioni e di spunti civico-filosofici in esso contenuti.

“Siamo qui a difendere la libertà di informazione e la democrazia. Onestamente proprio perché sta succedendo quello che sta succedendo, viene da chiedersi: quale? Quella di prima?
Io credo che l’incredibile facilità con cui idee e leggi illiberali riescono ad affermarsi, dimostra quanto fosse fragile la democrazia che avevamo. Questa è una repubblica che negli anni ’50 e negli ultimi quaranta è stata per necessità eterodiretta, in cui la guerra fredda ha impedito e congelato l’alternanza democratica, in cui il sistema della rappresentanza politica è stato falsato e ingannato -oggi forse è anche peggiore- in cui il sistema dei partiti si è trasformato in oligarchia mettendo le mani dappertutto, occupando tutti gli spazi e riducendo le possibilità e la libertà dei cittadini fino a derubarli e opprimerli. E’ un paese in cui il popolo viene chiamato alle urne per una consultazione referendaria e poi chi è al potere decide se sia conveniente o no dare seguito al responso delle urne.
Noi non abbiamo mai avuto una democrazia matura: noi abbiamo un embrione congelato di democrazia.
Oggi invece abbiamo un potere partitocratico ancora più forte e ancora più fortemente legato alle lobby e a gli interessi dell’industria e decisamente più libero dal controllo dei cittadini. Il sistemi d’informazione sono infinitamente più lottizzati di quanto non fossero nell’Italia pre-mani pulite e direi anzi che il conflitto d’interessi si può definire come il perfezionamento e la forma estrema e compiuta della lottizzazione.
Nel nostro paese la gente vota -spesso non sa esattamente chi- e il governo che esce vincitore può permettersi di non rispettare il programma e legiferare su ciò che vuole e come vuole.
Quello che è cambiato profondamente in peggio, è il rapporto con il cittadino i cui diritti politici si riconoscono solo nel momento delle elezioni, una volta ogni tot anni come un eclisse di sole. Per il resto gli si chiede di non partecipare alla vita politica perché anche se è legittimatore non è legittimato. Si è smarrita l’idea cioè che l’elettore eserciti un controllo continuo, come deve fare, sull’operato di chi ha votato.
Siamo ad un sistema di rappresentanze in cui i cittadini non eleggono un loro servitore che deve dargli conto costantemente di ciò che fa, ma eleggono un padrone che poi decide anche cosa i cittadini debbano pensare in termine di etica di cultura eccetera; come se si dovesse votare non per l’alternanza di governi democratici ma per la l’alternanza di dittature.
È maturata con l’era Berlusconi, l’idea che il voto elettorale sia un assegno in bianco e che il potere di una maggioranza di governo possa travolgere qualunque regola costituzionalmente condivisa, legiferare e mettere le mani nelle scelte più individuali delle persone, i rapporti di coppia, il sesso, l’educazione dei figli.
Ad esempio, questo assoggettamento alla chiesa cattolica: chi l’ha deciso? Qui non è il problema dell’essere o non essere cattolici, né astrattamente il problema della laicità dello stato; è proprio che nel ventunesimo secolo io possa, e magari sono anche credente, avere la libertà di non riconoscere alla chiesa e alla cultura cattolica il primato dell’etica. Chi ha deciso per me? Quale scheda ho votato in cui mi si chiedeva se aderisco globalmente ai principi di una religione (che per altro ha alle spalle una storia di massacri)? Che potere di controllo ho io che li ho votati se fanno una legge, per altro nella trasversalità delle loro coscienze cattoliche, che li porta a fare questa roba aberrante della fecondazione assistita col reimpianto obbligato degli embrioni in eccesso?
Ma il punto che mi interessa è questo: come faccio io cittadino ad esprimere il mio parere su questi problemi se l’unica cosa che mi è concessa è votare ogni 5 anni un candidato che per altro ha lo stesso manifesto elettorale del suo avversario?
Alla democrazia oggi si pensa astrattamente come al sistema delle regole. A me sembra riduttivo: la democrazia secondo me è una filosofia, è una cultura, è un progetto politico. La democrazia, lo dico in senso buono, è un’ideologia, è un progetto di trasformazione della società. Chi crede nell’ideologia democratica, di fronte ai problemi della società ha un preconcetto, un pensiero guida, un obbiettivo che si potrebbe riassumere in questa frase: come possiamo fare perché il diritto, la libertà di scegliere e di decidere nel nostro paese ci sia per tutti, sia accessibile a tutti e sia la più estesa possibile? Questa idea travalica i confini della politica.
Chi crede nella democrazia, e ad esempio fa informazione, vuole contribuire ad arricchire il lettore perché possa capire di più e quindi crearsi una propria opinione. Si preoccupa quindi di rendere l’informazione più completa e fruibile per tutti. Chi fa l’insegnante e crede nella democrazia, sa che il suo compito è trasmettere il sapere a tutti quelli che ascoltano le sue lezioni; se gli studenti hanno difficoltà, considera la cosa una sua mancanza e non una degli studenti e invece di bocciarli, cerca di trovare il linguaggio giusto per coinvolgerli nel processo dell’apprendimento, per renderli poi più padroni in futuro di fare scelte libere e consapevoli della loro vita.
Chi crede nella democrazia al di là di come vota, ha già una precisa identità politica. La democrazia è lo sviluppo sistematico dell’idea di libertà ma anche la libertà è un’idea in movimento, è un concetto relativo. Non esiste una persona libera in assoluto. La libertà è un dominio: sei libero rispetto a che? Un uomo nato nella giungla che impara a sopravvivere è libero di fare ciò che vuole, anche di uccidere ma non è libero di scegliere o non scegliere ciò che non conosce. Può scorrazzare tra le frasche e ciondolare dalle liane ma non è libero ad esempio di leggere un libro; nessuno glielo impedisce fisicamente e con una legge, non è libero perché non sa che esistono i libri.
La democrazia come progetto dovrebbe quindi preoccuparsi non soltanto di garantire le libertà base del cittadino in rapporto agli altri, e cioè le regole di convivenza, ma allargare gli spazi decisionali di un individuo oltre a quelli di cui ha coscienza di disporre.
Chi è veramente democratico non dovrebbe solo tollerare o garantire la libertà d’informazione dovrebbe averne il culto. Ma l’informazione non è la semplice completezza dei dati e delle notizie, è anche il luogo in cui le idee si confrontano ad armi pari, è educativa in se perché è la ginnastica dello spirito critico, ovvero permette insieme l’ampliamento della possibilità di scelta e quello della consapevolezza della scelta.
La televisione degli ultimi anni ha fatto danni non soltanto e non prevalentemente perché ha creato modelli diseducativi e premiato e promosse e dato sempre più spazio a personaggi come dire, non intellettualmente attivi, ma sopratutto perché non ha dato spazio anche ad altro, impedendo un confronto con modelli di vita e ambizioni diverse. La gente è invitata, nella grande complessità dei programmi televisivi, a occuparsi di sesso e di calcio, spesso contemporaneamente (!) Io penso che non solo il cittadino abbia diritto all’informazione ma ha diritto di chiedere di essere stimolato, attratto e consultato anche su argomenti di cui non si interessa. L’informazione e la libertà sono anche la creazione e la crescita di questi nuovi interessi.
Il sistema è complessivamente diretto a rendere difficile l’accesso delle informazioni, esattamente come è complicato e faticoso accedere a dei servizi pubblici che spettano di diritto. Nei termini della partecipazione pubblica e della vita politica, specialmente quando ci si avvicina alle elezioni, la vista viene poi annebbiata da questa farsa della nuova guerra fredda che serve appunto ad instaurare paura, a fare credere che ci siano scelte di campo, differenze quasi razziali tra destra e sinistra così come ci sono tra persone normali e magistrati; anche qui, ovviamente, lo scopo è alzare il livello emotivo dello sconto per tenere basso quello critico. Qualunque tema che riguardi una questione puramente democratica come il conflitto di interessi, viene ridotto attraverso la propaganda a semplice arma nella lotta per il potere fra destra e sinistra, quindi è strumentale, quindi perde ogni valore ideale; anche chi dice “la legge è uguale per tutti” lo dice per uno scopo politico.
Due anni fa Berlusconi, per sue convenienze personali e perché i sondaggi glielo consigliavano, ha deciso di privare gli Italiani ai quali chiedeva di eleggerlo a capo del governo, del frammento d’informazione centrale e decisivo in ogni democrazia che attraversa un periodo elettorale: il confronto diretto tra due candidati premier. Non gli importava confrontare i due programmi perché pensava, ed aveva ragione, che avrebbe vinto lo stesso. È una delle dimostrazioni più sfacciate e drammatiche di cosa pensi dell’informazione: l’informazione non ha alcun valore etico; ha solo il valore strumentale della propaganda ed è uno strumento ad uso suo, e non degli Italiani.
Berlusconi ha trasformato culturalmente sia le questioni personali che le questioni di principio, in questioni politiche nel senso basso del termine. Uno dei danni maggiori che questo produce, è un clima di schizofrenia che favorisce il proliferare delle contraddizioni grazie al quale il concetto stesso di democrazia va in tilt, come il conflitto di interessi che la legge Gasparri adesso ha eletto a regola; senza parlare dell’altro conflitto di interessi, quello con la magistratura.
Mentre la magistratura, e cioè lo Stato, esamina diciamo la legittimità sociale di un individuo, quello si fa eleggere e quindi legittimare politicamente; fatto ciò sostiene che il mandato popolare sopraffà e annulla il valore del giudizio della magistratura e anzi lo autorizza ad evitarlo per via legislativa. A quel punto sembra quasi che siano i cittadini a trovarsi in conflitto con la magistratura e cioè con lo Stato.
Il problema è che, diversamente dai regimi autoritari, nei regimi democratici i cittadini e lo stato sono la stessa cosa.
Proprio il persistere di queste dinamiche distorte, distrugge il sistema immunitario della democrazia; c’è il rischio che la gente finisca per pensare che la società, anche in senso alto e ideale, sia solo uno scontro tra lobby che lottano per interessi privati e la scelta elettorale debba forse andare a quella che nel perseguirli possa, magari come effetto collaterale, dare qualche vantaggio a certe categorie.
Credo che l’unico anticorpo possibile consista nel creare non una nuova entità politica ma quella cosa che le democrazie sane e vere hanno e noi ancora no e cioè una forte e solida opinione pubblica. I movimenti in generale non piacciono, si ha l’impressione che generino un sentimento preconcetto di antipatia, come si trattasse dei teppisti della curva che fanno casino.
Paradossalmente si è sentito sollevare da questa maggioranza una questione di legittimità; ci sono ventimila persone in piazza: con che diritto manifestano? Chi li ha votati? Chi rappresentano? La risposta ovviamente è: rappresentano ventimila persone in piazza.
In Italia si deve rimparare che l’elezione dei rappresentanti politici non sostituisce la rappresentanza politica di se stessi.”
Corrado Guzzanti, 14 Dicembre 2003
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