Del bellissimo lancio dello Shuttle Endeavour di una decina di giorni fa, abbiamo già parlato; alcuni lo hanno anche seguito in diretta grazie allo streaming gratuito della NASA e di Spacevidcast, altri hanno potuto ammirarlo in differita su YouTube e anche qui, su questo blog. Dunque perché tornare ancora sull’argomento?
Perché c’è trasmissione e trasmissione, e ci sono immagini e immagini: c’è la trasmissione patinata e del lancio dedicata al grande pubblico (che anche se formato da appassionati è comunque numeroso) e poi c’è la non-trasmissione, la semplice, essenziale, dettagliata cronaca visiva dedicata a chi, questo lancio, lo ha reso materialmente possibile: le donne e gli uomini della NASA. Intendiamoci, non dedicato nel senso di un omaggio trasmesso in loro onore; al contrario, dedicato perché realizzato principalmente per dar modo a loro, tecnici e scienziati, di osservare, esaminare e studiare il lancio servendosi di un inestimabile apporto visivo, le registrazioni effettuate da nove particolari telecamere dotate di lenti grandangolari e montate in prossimità dell’orbiter Shuttle: una sull’External Tank, cioè il grande serbatoio esterno color arancione e otto sugli SRB (Solid Rocket Boosters) i due lunghi razzi bianchi fissati lateralmente al serbatoio esterno.

Grazie alle riprese delle speciali telecamere montate sugli SRB, è stato pos-
sibile per i tecnici NASA comprendere l’origine dei detriti notati durante il lan-
cio dello scorso 16 luglio. Si è trattato di parti del rivestimento termico strap-
patosi (senza apparente motivo) a causa dell’attrito con l’aria (le nette “sbuc-
ciature” bianche sono evidenti nel video 120 secondi circa dopo il lancio).
Di queste nove videocamere, le sei montate all’esterno dei boosters sono le più importanti. Si trovano su entrambi i missili con lo scopo di riprendere l’orbiter ed il serbatoio da sei punti di vista unici e diversi. Le due telecamere installate presso i reattori nella parte bassa dei boosters inquadrano lo Shuttle dall’ “ala” verso l’alto; la seconda coppia, posizionata al centro, inquadra da vicino il serbatoio presso uno degli agganci che lo collega allo Shuttle; la terza, fissata nella parte alta dei missili, riprende lo Shuttle dalla cabina di pilotaggio verso il basso. Oltre a queste sei, due ulteriori telecamere sono montate all’interno dei “nose caps“ (le punte dei boosters) dove sono alloggiati i paracaduti, e la loro funzione è quella di monitorare il sistema di rientro dei missili. Infine la nona, installata nella parte alta del serbatoio, assolve ad un compito più documentaristico che scientifico: è infatti questa la videocamera che ha fornito le splendide inquadrature da sotto “la pancia” dello Shuttle durante la diretta TV del lancio.
Da alcuni anni la NASA ci delizia (noi geeks) con dei montaggi ad hoc di queste riprese speciali, mixando in sequenza le sei principali telecamere esterne per mostrarci il lancio da una prospettiva che definire straordinaria è dir poco. Essere a bordo dello Shuttle nel momento del decollo è un’emozione che solo gli astronauti possono provare, ma assistere virtualmente “appollaiati” sulla punta del booster all’impressionante spettacolo dell’orbiter e dei suoi ingombranti sistemi propulsivi che si solleva dalla rampa in un’esplosione di fuoco è una di quelle esperienze che veramente ti fanno apprezzare i ritrovati audiovisivi dell’era moderna. Poco importa se le immagini non sono pulite, se gli schizzi del propellente sporcano la lente, se l’inquadratura è spesso limitata a pochi centimetri di cielo senza punti di riferimento che ci facciano capire cosa stia realmente succedendo intorno a noi. Poco importa perché il lancio, per noi comuni spettatori, non è il punto centrale di questa specifica esperienza visiva.

Certo, è affascinante vedere le vibrazioni dell’ala mentre sfreccia ad oltre 1.000 km. orari attraverso gli strati bassi dell’atmosfera (arrivando a viaggiare ad oltre 20.000 km all’ora mano mano che il carburante viene bruciato alleggerendo quindi l’intera struttura e sparandola come un proiettile fino alla sua orbita intorno alla Terra) ma, per quanto strano possa sembrare, il momento veramente emozionate di questa documentazione informale arriva 2 minuti e 3 secondi dopo il lancio, quando i boosters, concluso il loro compito, si distaccano dal serbatoio esterno e cominciano il loro lungo, irrefrenabile viaggio verso terra. Questo particolare momento, per chi osserva, è incredibilmente toccante: lo Shuttle si solleva, allontanandosi dai razzi ormai abbandonati e continua il suo volo oltre l’Esosfera spinto unicamente dai suoi tre propulsori.
Le telecamere posizionate sui boosters continuano a funzionare (e lo faranno fino al momento dell’ammaraggio) e la documentazione visiva trasmette fedelmente la vertiginosa sensazione a metà fra la caotica caduta libera (i razzi, a causa dei residui di propellente ruotano vorticosamente nell’atmosfera) ed un angelico volo libero; un viaggio ai limiti dell’allucinante che dura poco meno di cinque minuti. Cinque minuti che però sembrano un’eternità, tale è la sensazione estraniante di questo infinito precipitare scomposto tra le nuvole. I suoni, quando presenti, sono impressionanti: i razzi si incontrano e si allontanano durante la caduta, ed il frastuono dei propulsori ancora in funzione, sembra alle nostre orecchie ciò che di più alieno la nostra immaginazione possa concepire.

Negli ultimi secondi, giusto poco prima dell’ammaraggio, l’immagine diventa nera: si tratta delle riprese provenienti dalle telecamere installate all’interno “del nose cap”. Quando la punta viene espulsa, appena abituata l’ottica (ed i nostri occhi) all’intensa luce esterna, assistiamo alla delicata danza dei tre paracaduti che si allargano gradualmente nel cielo azzurro fino a consegnare la crisalide ormai vuota del missile alle acque turchesi dell’oceano, poetico epilogo di un viaggio che, per un lunghissimo momento. ci ha reso partecipi -seppur incolumi- della caduta di Icaro.
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Il video che segue è l’intera documentazione delle sei telecamere montate sui boosters, più le due installate nell’alloggiamento dei paracaduti. Il video è molto lungo (44 minuti) ed il sonoro va e viene perché, come già spiegato, si tratta mi materiale tecnico non elaborato. Dato che però è veramente affascinate, ho pensato di lasciarlo integro senza intervenire in alcun modo sul montaggio. Per rendere più gradevole l’esperienza, ho realizzato un mixaggio di brani a mio giudizio perfetti per accompagnare le immagini. Sotto il video infatti, potete vedere un piccolo lettore audio: se volete, fatelo partire insieme al video, l’esperienza sarà più emozionante. Ho deciso di non inserire la musica direttamente nel video perché così potete regolare i due volumi (del video e della musica) in modo indipendente.
Ultima cosa: per vedere il video a tutto schermo, fate click sulla seconda icona rettangolare da destra (e per uscire dalla visione a tutto schermo premete il tasto Esc sulla tastiera). Buona visione a tutti (e buon viaggio).
Pink Floyd – Live at Pompeii / Beethoven – Sinfonia n. 7 in La maggiore op.92.
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Per saperne di più:
Sullo Space Shuttle (in italiano)
http://it.wikipedia.org/wiki/Space_Shuttle
Sui Solid Rocket Boosters (in italiano)
http://it.wikipedia.org/wiki/Space_Shuttle_Solid_Rocket_Booster
Sull’ External Tank (in italiano)
http://it.wikipedia.org/wiki/Serbatoio_esterno_dello_Space_Shuttle
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