Radio Days (parte III)

Del mio grande piacere/interesse riguardo lo studio delle trasmissioni radiofoniche vi ho già parlato, ma non vi ho raccontato come il tutto è iniziato.

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Intorno agli anni ‘70, per chi aveva una radio ad onde medie piuttosto potente, era possibile ascoltare radio nazionali da oltre confine. Mio padre, che era un capitano di lungo corso, aveva ereditato dai suoi lunghi viaggi una splendida radio capace di sintonizzarsi a grandi distanze e l’aveva passata a me (veramente me ne ero appropriata ma comunque…). Con altri amici dotati anche loro di apparecchi radio più sofisticati di quelli comunemente reperibili in commercio, cominciammo a dedicarci ad una specie di “caccia all’emittente”; in pratica ci sfidavamo a trovare radio difficili da ascoltare sopratutto per distanza geografica ma anche -ed erano ovviamente le più ambite- per blocchi alterni di regime che tentavano di oscurarle.

Oltre alle emittenti vere e proprie, generalmente udibili sulle onde medie, c’erano poi tutta una serie di misteriosi segnali che l’apparecchio poteva captare sulle onde corte, come le conversazioni tra naviganti, i vari messaggi criptati e -qualcuno raccontava – pezzi disarticolati di comunicazioni radio di astronauti Russi che per strani giochi di rifrazioni del segnale a causa delle perturbazioni della ionosfera, potevano venire intercettati casualmente.
Oltre al divertimento di ascoltare questi segnali strani, e non dimenticherò mai il senso di devastante solitudine che provavo quando, lavorando di manopola con millimetrica precisione, incappavo in un segnale morse (ancora oggi, se ci penso, mi prende l’angoscia perché è il suono più triste e solitario che abbia mai ascoltato), captare radio lontane, sopratutto se provenienti da emittenti oltre la cortina di ferro, era un’attività entusiasmante.

C’erano poi le radio pirata. Al contrario di quello che si può pensare, le radio pirata non erano le allora neonate radio libere bensì vere e proprie emittenti d’assalto (arrembaggio sarebbe probabilmente il termine più adatto) che trasmettevano in barba a qualsiasi divieto e a qualsiasi legge. Data la natura totalmente illecita delle trasmissioni, queste emittenti erano site fisicamente in località segrete, talvolta rintanate in scantinati nel bel mezzo delle metropoli oppure isolate in luoghi lontani da qualsiasi centro abitato. Una delle più leggendarie radio pirata esistite è senza dubbio Radio Caroline, un’emittente illegale che trasmetteva dalle acque internazionali intorno alla Gran Bretagna. Sì, avete letto bene, dalle acque internazionali: Radio Caroline (e la sua antenna alta ben 90 metri) era infatti installata su una nave !

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In verità, Radio Caroline non era un’unica radio ed un unica nave. La realtà, come spesso accade, supera di gran lunga l’immaginazione. La prima Caroline era un traghetto di fabbricazione danese ancorato al largo delle coste dell’Essex, la regione a nord-est di Londra, al confine con le acque territoriali britanniche. Poco tempo dopo l’inizio delle trasmissioni nel 1964, una seconda emittente, Radio Atlanta, cominciò a trasmettere dal Mi Amigo, un altro vascello ormeggiato anch’esso in acque internazionali; dopo alcuni mesi i due equipaggi si unirono a formare un’unica società. La Caroline allora si spostò al largo dell’Isola di Man sotto la denominazione di Radio Caroline North mentre la Mi Amigo restò presso il Sussex trasmettendo come Radio Caroline South.

Nel 1966 l’Inghilterra varò una legge speciale atta ad annullare i profitti delle due specifiche emittenti. Questo provvedimento ebbe conseguenze devastanti sull’operato di Radio Carolina e a poco servirono le sovvenzioni di privati al fine di mantenere in vita la società. Dopo un periodo di grave instabilità finanziaria, nel 1968 entrambe le navi furono requisite e trascinate a rimorchio fino alle coste Olandesi per pignorare tutto il pignorabile in pagamento delle molte bollette inevase. Poco tempo dopo Radio Caroline North venne smantellata e la nave fatta a pezzi.
Nei seguenti 7 anni, altre emittenti pirata gettarono l’ancora presso i confini delle acque territoriali britanniche continuando la tradizione di Radio Caroline, da cui ereditarono nome e stile di conduzione. La stessa nave Mi Amigo venne salvata all’ultimo momento dalla distruzione e riprese le trasmissioni per poi, purtroppo, naufragare nel 1980 durante una tempesta. Nel momento in cui scrivo, l’ultima Radio Caroline della serie sta trasmettendo (questa volta legalmente) attraverso il satellite Eurobird 1 sul 28°E e su Sky Digital al canale 0199 (oltre che sul web in streaming, potete ascoltarla QUI »).

Da questa straordinaria avventura è stato recentemente tratto un film, “The boat that rocked”, scritto e diretto da Richard Curtis, regista amatissimo negli UK (Quattro matrimoni e un funerale, Notting Hill, Il diario di Bridget Jones, The Vicar of Dibley, Mr. Bean e altri).

Ma torniamo agli anni ’70. A quei tempi, molte radio nazionali estere stavano ampliando le loro frequenze per riuscire a trasmettere a più paesi possibili. Si trattava generalmente di emittenti non di regime, ma qualche volta anche le radio “allineate“, sfruttando magari un momentaneo cambio di governo, riuscivano ad uscire dall’ombra, disperate per quella libera informazione che era stata loro lungamente negata.
Erano bei tempi (cioè brutti per alcuni ma belli per noi) perché le frequenze sulle onde medie erano molto meno regolarizzate da un punto di vista legislativo e non c’erano, di fatto, limitazioni riguardo chi potesse o non potesse trasmettere. Se Radio Sofia ad esempio, riusciva ad arrivare dalla Bulgaria fino da noi, poteva farlo purché non andasse a coprire il segnale delle radio nazionali (cosa che, vista la distanza, era comunque difficile). In quegli anni ormai le radio libere su FM erano già abbastanza diffuse ed era proprio sulla modulazione di frequenza che cominciavano a spostarsi gli interessi economici legati sopratutto alla pubblicità. Così, dato che sulle onde medie restavano solo le tre reti Rai, c’era un’ampia gamma di canali liberi dove le emittenti estere potevano indirizzare il segnale senza incorrere in “incidenti diplomatici”.

Ora: una cosa che le radio estere avevano necessità di capire era proprio fino a che paese riuscissero a trasmettere, e siccome non è che questi potessero avere inviati in tutto il mondo per riferire in patria della portata effettiva dei loro trasmettitori, le radio affidavano questo incarico proprio a noi ascoltatori.
Il mezzo di contatto tra noi e loro erano i così detti “Rapporti d’ascolto QSL”, dei questionari uguali per tutti dove, chi captava il segnale di una radio, poteva scrivere nel dettaglio il nome dell’emittente captata, la frequenza dove era stata ascoltata, la data, la qualità del segnale, il tipo di apparecchio utilizzato per la ricezione ed eventuali commenti sulla trasmissione. C’era sopratutto una voce, che era anche il motivo principale per cui tutti noi, come dei pazzi, passavamo ore impegnati in questa caccia al tesoro: la “richiesta di Cartoline QSL”.
Le cartoline QSL erano, come dice il nome, delle cartoline, nello specifico delle cartoline da collezione che le radio inviavano al contatto quando ricevevano il rapporto. Avrete già capito che alla fine, lo scopo di tutto quest’ammattimento (a parte naturalmente il gusto di beccare Radio Mosca o Radio Helsinki) era proprio la collezione delle cartoline d’ascolto.

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Alcune erano splendide, come quelle di Radio Mosca (di solito rosse, nere e oro con la scritta in cirillico e la grafica così tipicamente bolscevica) altre meno appariscenti ma magari provenienti da radio con trasmettitori più limitati e quindi più preziose. Questo gioco si scatenò intorno agli anni ‘70 ed i fortunati che le possiedono ancora (io ne ho salvate veramente poche) credo abbiano fra le mani un bel gruzzoletto.

Ma a parte il valore monetario, era il valore sentimentale che ci spingeva a passare le notti insonni alla ricerca di nuovi segnali. Cercate di tenere presente che internet in quell’epoca, era poco più che un’idea astratta e la possibilità di comunicare si limitava ai telefoni e, per chi poteva permetterselo, al così detto “baracchino”, cioè la radio-trasmittente fissa che però, in quegli anni, tra noi ragazzi, non era ancora diffusa perché molto costosa. Perciò la radio era a tutti gli effetti l’unico mezzo disgiunto dall’informazione di stato per poter capire cosa stesse succedendo nel mondo. Non c’è dunque da sorprendersi che questo utilizzo del mezzo fosse diffuso, se pur in maniera non globale, tra i giovani Italiani in quegli anni. Nel ‘62, ad esempio, la Russia e l’America erano giunti ai ferri corti dopo l’appoggio militare che l’Unione Sovietica aveva concesso a Cuba mentre l’America stava cercando di invaderla, perciò, dopo quella data, le poche e frammentarie notizie diramate in tv non potevano essere accertate se non tramite l’ascolto dei notiziari radio che, anche se di regime, davano comunque la possibilità di farsi un’idea approssimativa di quello che laggiù stesse succedendo.
Insomma, si faceva la stessa cosa che si fa oggi tramite qualche click del mouse, solo che noi ci si doveva arrangiare con i mezzi tecnici a nostra disposizione, un orecchio allenato, l’esperienza e tanta, tanta pazienza.

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Con l’inevitabile sviluppo di nuovi mezzi di trasmissione come il digitale e sopratutto i segnali satellitari, le onde medie si stanno lentamente spopolando. Questo apparentemente triste evento in realtà rappresenta un’ottima opportunità per chi vuole dedicarsi all’esplorazione in vecchio stile dell’etere poiché oggigiorno, proprio a causa della loro scarsa richiesta, è possibile acquistare ottime radio con possibilità di ascolto anche in onde lunghe e onde corte a prezzi contenutissimi.

Un’alternativa interessante, anche se piuttosto lontana dalla particolare emozione che solo una vera radio può dare, è la Black Box messa a disposizione (gratuitamente) dalla Rai. Si tratta di un ricevitore virtuale collegato però con un vero ricevitore Icom IC-718 sito in Saxa Rubra, che permette di esplorare manualmente l’etere frequenza per frequenza.

Per saperne di più:

Associazione Italiana Radioascolto
http://www.air-radio.it/

Foto album di Radio Caroline III (1983-1989)
http://www.eylard.nl/OffShoreRadio/Caroline/index.htm

Radio Caroline live streaming
http://radiocaroline.servemp3.com/

Sulle Cartoline QSL con una piccola collezione
http://it.wikipedia.org/wiki/Cartolina_QSL

Cartoline d’epoca QSL
http://www.schmarder.com/qsl/qsl-1.htm

Black Box Rai – ricevitore web con sintonizzatore manuale
http://www.radio.rai.it/webradio/

Pratica guida per il radioascolto
http://www.air-radio.it/guida.html

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* Se vi siete persi i post precedenti di Radio Days *
li trovate QUI raccolti in un unico post »

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