
E’ finalmente uscito sul web in questi giorni il film Bananaz, la storia dietro le quinte dei Gorillaz di cui avevamo parlato un anno fa. Un lavoro un po’ deludente, tutto sommato, ma che rivela comunque interessanti spunti di riflessione. Innanzitutto, chi come me si era fatto un’idea abbastanza precisa riguardo Damon Albarn (in positivo o in negativo che sia) si troverà spiazzato: Damon è un personaggio veramente strano; infantile come un ragazzino quando si tratta di comporre fisicamente la sua musica (e per fisicamente intendo proprio fisicamente, saltellando da una parte all’altra del suo studio inseguendo l’ispirazione del momento) è invece fin troppo serio quando si tratta di andare in scena dal vivo, facendosi regolarmente prendere dal panico e vomitando la cena giusto un minuto prima di salire sul palco. E sì che uno s’immagina che l’enorme popolarità lo abbia temprato, in tanti anni, allo stress della performance. Invece no, e non si può negare che fa una certa tenerezza vederlo piegato in due con la testa nel secchio dell’immondizia.

Il film si dilunga anche (e non so fino a che punto senza annoiare) sull’apporto di Jamie Hewlett al progetto, raccontando come siano nati gli alter-ego animati della band e quale siano le tecniche utilizzate per realizzare i video.
L’amaro in bocca rimane, nonostante l’ora e mezza di spezzoni inediti, interviste e bizzarre situazioni che vorrebbero raccontare (senza riuscirci, secondo me) cosa c’è dietro il lavoro di Damon e company, perché alla fine la cosa che veramente conta, l’opera in se ed il processo creativo necessario per realizzarla, qui non viene mostrato. Damon è incantevole quando canta -anche scazzando- durante le fasi delle prove o dal vivo, ma questi brani sono talmente brevi (e l’audio talmente pessimo) che dopo un po’ viene voglia di fermare tutto e mettere su il cd.

La parte documentaristica è talmente approssimativa, che alla fine del film restiamo perplessi chiedendoci come sia possibile che una tale accozzaglia di debosciati sia riuscita a realizzare due LP (ed un concerto, quel piccolo capolavoro che è Demon Days Live) così ispirati. Dato che dubito fortemente si sia trattato di un caso fortuito, viene da chiedersi dove fosse il regista/operatore Ceri Levy mentre il miracolo si compiva.
Mostrato pubblicamente in solo 4 occasioni e impossibile da trovare fino ad ora in DVD, la pellicola è visionabile sul web gratuitamente. Non so se vi resterà per un periodo limitato di tempo oppure per sempre; nel dubbio gli appassionati farebbero bene a guardarselo il prima possibile (vi consiglio di utilizzare Explorer, su altri browser potrebbe non funzionare).
Lo trovate qui, in qualità decente e con la possibilità di vederlo a tutto schermo:


Registrati per il feed tradizionale del blog