
Non ricordo se ho già avuto modo di raccontarvi questa cosa di me (a parte l’accenno fatto qualche articolo fa) ma tra il 1991 ed il 1992 ho partecipato ad un corso di sceneggiatura organizzato dall’Accademia di Cinema di Milano. Il regista e sceneggiatore Giovanni Robbiano era il professore, una persona illuminata che rimpiango di aver perso di vista perché, come spesso accade, certe conoscenze/amicizie bisognerebbe veramente conservarle quando si ha la fortuna di incontrare gente speciale. Questo purtroppo non accadde un po’ perché rimasi invischiata a tempo pieno in altri circuiti (la politica, che sia maledetta!) e un po’ perché cercando di entrare all’Academia per il piano di studio completo, rifiutai sdegnosamente un’offerta per partecipare alla classe di fotografia cinematografica (io volevo fare regia a tutti i costi e risposi “grazie ma no grazie”, si può essere più imbecilli?) e il mio grande amore con il cinema finì lì. Più o meno. In verità ho continuato a scrivere sceneggiature nel corso degli anni, mai nessuna finita come si deve e mai trovando il coraggio di presentarle ai concorsi seri. Per questo ogni tanto mi eclisso ad ingozzarmi di serial tv e di film: per quanto la mia vita abbia preso tutto un nuovo corso, il piacere di -più che semplicemente vedere- analizzare cinema e tv è qualcosa che difficilmente si può descrivere. E’ come studiare un linguaggio umano per conoscere la società che lo produce e vice versa, qualcosa che unisce semiotica, psicologia, filosofia e storia tutto in una botta sola! Affascinante (e non terrificante come può sembrare) se vi piace il genere.
Dall’amore per la scrittura cinematografica a quello per la radio il passo è stato breve. Scrivere scenneggiature per un radiodramma è un’operazione difficile che comporta, per ovvie cause di forza maggiore, una ginnastica di ermetismo efficace, cioè calibrare con attenzione da orefice i dialoghi (che sono uno dei due unici mezzi espressivi per raccontare la storia) e ragionare in modo creativo sulla parte audio (l’altro mezzo, delegato a trasmettere la parte emozionale della scena). Come nella letteratura in genere, le scuole di scrittura per il cinema e per la radio possono insegnare la “geometria” del mestiere ma lo spunto creativo, il saper cogliere e sviluppare l’idea e sopratutto la capacità di riuscire ad anticipare i gusti del pubblico senza ritrovarsi a scrivere cose che ci fanno orrore (la paranoia per lo share imperversa ovunque, purtroppo), queste sono cose che si imparano solo leggendo molto, guardando molti film e, naturalmente, ascoltando molta radio.

Personalmente, riguardo appunto la radio -visto che è di questo che volevo parlare poi, si sa, io mi perdo sempre in mille svolazzi pindarici- devo dire che mentre la televisione nell’angolino del mio soggiorno resta perennemente spenta a coprirsi di polvere, la radio al contrario è quasi costantemente accesa. Vorrei precisare che la radio che amo ascoltare è abbastanza lontana dalle questioni legate all’informazione: per quanto infatti io non cambi canale al momento dei notiziari, da alcuni anni a questa parte tendo a diffidare dei telegiornali nazionali in generale e quindi, quando parlo dei programmi della radio, mi riferisco a quelli culturali nel senso più classico del termine, quelli istruttivi o con spunti intellettuali più o meno approfonditi. A tale riguardo, confesso di ascoltare solo Rai Radio 3 e 2 e ogni tanto Radio 24 (Melog, programma su Radio 24 di Gianluca Nicoletti è particolarmente meritevole sopratutto per chi, come me, piange ancora calde lacrime per la cancellazione del suo Golem una decina d’anni fa, raso al suolo dalla stessa Rai, la quale tiene ancora in ostaggio le mitiche registrazioni vietando l’accesso a chiunque, Nicoletti incluso; e qui ci sarebbe da aprire una polemica perché pagando il canone certe cose non dovrebbero essere permesse, ma comunque soprassediamo).
Ascolto questi tre canali perché, nonostante io sia cresciuta a pane e Radio Libere (parlo della fine degli anni ‘70, durante il primo decennio della liberalizzazione dell’etere) ed abbia avuto modo di prendere attivamente parte a questo fenomeno lavorando per un’emittente di Rosignano Solvay (Antenna Erre) nel lontano ‘79, a me le moderne radio -chiamiamole- private piacciono veramente poco. Non che siano organizzate male, per l’amor di dio no! Semmai il problema è proprio l’opposto: a me sembrano diventate delle vere e proprie megalopoli commerciali, il che, finché si producono contenuti intelligenti, può anche andare, ma laddove il palinsesto vede musica adolescenziale o pre-adolescenziale 24 ore al giorno con interventi scialbi e ripetitivi e nessuno sforzo per ipotizzare una seppur minima sperimentazione culturale, allora, permettetemi, rifuggo l’anossia intellettuale e preferisco rinchiudermi in Rai ad ascoltare programmi più costruttivi.

Che poi organizzare dei palinsesti intelligenti non significa assolutamente addormentare il pubblico con noiosissimi programmi. Se avete avuto modo di ascoltare trasmissioni di intrattenimento come Fahrenheit o quelle de Il terzo anello su Radio 3 o anche Alle otto della sera, Caterpillar, ed il leggero (ma intelligente) Ruggito del Coniglio su Radio2, saprete che effettivamente fare cultura in maniera interessante, talvolta addirittura divertente si può. E anche là dove l’apporto culturale è più fine a se stesso, dove l’intento non è quello di trattare argomentazioni cruciali ma semplicemente di allietare l’ascoltatore, esistono esempi eccelsi meritevoli del più ampio rispetto.
Avendo raccolto nel tempo un notevole database radiofonico grazie ai podcast della Rai ma anche ad archivi consultabili in rete che, essendo poco pubblicizzati sono ovviamente da pochi conosciuti (vi ho scritto un bel listone a fine articolo), ho pensato di rendervi partecipi della mia collezione pubblicando (oggi e quando ne avrò l’occasione) piccole gemme della radiofonia che molti, probabilmente, non sanno neanche esistere. Niente di troppo impegnato, non preoccupatevi. Anzi, credo che solleveranno il vostro spirito, che in tempi come questi non è cosa da poco. Buon ascolto.
Da Il Ruggito del Coniglio (di e con Marco Presta e Antonello Dose)
I Grandi Musical (La Compagnia della Rancida – Max Paiella ed Attilio Di Giovanni)
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Rai Radio 2 – Odissea
Rai Radio 2 – Alien
Rai Radio 2 – L’Esorcista
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Per saperne di più
Archivio degli sceneggiati di Radio 2 >>
Archivio de Il Terzo Anello – Ad Alta Voce (Radio 3) >>
Archivio di Radioscrigno – Biografie ed altri approfondimenti (Radio 3) >>
Archivio degli audiolibri di Fantasticamente (Radio 1) >>
Archivio di Alle Otto della Sera – radio-documentari e inchieste (Radio 2) >>
Archivio di Fahrenheit, programma su libri e letteratura (Radio 3) >>
… e ancora:
Distillerie Rai – i podcast Rai divisi per programma >>
Il sito ufficiale Caterpillar >>
Sito ufficiale de Il Ruggito del Coniglio >>
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* Se vi siete persi i post precedenti di Radio Days *
li trovate QUI raccolti in un unico post »
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