Orbene, tornata da qualche giorno in una Londra che più grigia non si può, ho atteso il primo momento libero a disposizione per raccontarvi a grande linee delle mie vacanze. Che, dico subito, sono state perfette e mi hanno veramente rimessa in sesto.
Innanzitutto, per discolparmi riguardo il fatto di non aver scritto appena tornata, vorrei farvi notare come passare da un clima ed un panorama come questo (la gentil pulzella nella foto è Graziella)…

a questo

possa momentaneamente gettare un’indefessa ottimista quale generalmente è la Vostra Affezionatissima nel più cupo sconforto. Ma si può? Una scende dall’aereo già con le palle un tantino girate per la noia del viaggio e si ritrova nella NEBBIA nel mese di Maggio? Vabbè che non esistono più le mezze stagioni ma, che diavolo! Tutto, ma la nebbia no!
Comunque, scesa dall’aeroplanino di Mio Minipony (proprio non ce la faccio a vedere gli aerei di EasyJet come dei veri aeroplani, con quei colori assurdi e la scarsa cubatura ambientale…) e, come raccontavo, abbondantemente depressa nel vedere la città immersa in una nebbia che più grigia non si può, raggiungo il Gatwick Express risparmiandomi almeno le fila alla biglietteria (hanno istituito questo servizio, a bordo dell’aereo, che puoi fare già lì il biglietto per il treno e per qualche centesimo in più ne vale assolutamente la pena) e poi mi avvio sferragliando verso Victoria Station già disperandomi in previsione del lungo e complicato (e pieno di scale NON mobili) tragitto in metropolitana fino a casa. Quando scendo e mi avvio verso la Tube, mi assale un pensiero molesto: ma possibile -mi dico- che dalla principale stazione della città non ci sia un autobus che mi porti direttamente a Notting Hill senza cambiare e, di conseguenza, senza impazzire con i soliti ingombranti bagagli che mi porto appresso? Forza e coraggio. Faccio la fila al chiosco delle informazioni e domando. Subito il solerte impiegato mi risponde “ma ovvio che sì” come se stesse parlando ad una cerebrolesa, cosa non molto distante dalla verità, tutto sommato. “C’è il 52 che ferma a Ladbroke Grove Station e tutte le altre fermate prima e dopo sulla stessa strada”. In preda quasi allo shock per l’insperata fortuna, mi avvio verso l’autobus e mentre salgo, decifro la ragione secondaria -e più subdola- del mio sbigottimento: il 52 è l’autobus che ho preso praticamente tutte le volte (non molte in verità, ma neanche poche) che ho scelto la via “stradale” per andare in centro. Cioè, aspetta, fammi capire: io per tutti questi anni mi sarei potuta risparmiare due ore di trasferimenti difficoltosi in metropolitana fino e dall’aeroporto semplicemente prendendo il 52 DAVANTI A CASA ??? In un attimo il ricordo dolorosamente recente del mio ultimo viaggio mi passa davanti agli occhi, manco fossi in fin di vita: prendere la linea rosa, scendere a Edgware Road, scalare l’impervia scalinata del soprapassaggio rischiando di rompersi l’osso del collo scendendo dall’altra parte con i bagagli che sembrano cavalli imbizzarriti e rischiano di trascinarti con loro, travolgendo anche una decina di pendolari innocenti; dopodiché aspettare la Central o la District (e, in quest’ultimo caso, cercare di scegliere quella giusta che ti porti effettivamente a Victoria Station invece che all’estremo Ovest della città, persa fra le oche e gli scoiattoli di qualche parco extraurbano) e finalmente, scivolare immersa in un bagno di sudore fino a Victoria dove ti attendono nuove avventure e nuove rampe di scale. Il pensiero che mi sarei potuta risparmiare questo calvario in tutti gli anni di permanenza qui mi irrita giusto un tantino, ma poi il 52 parte ed io con lui, ed una ventina di minuti dopo, quando mi scarica giusto davanti casa, ogni malumore è scomparso. Le ultime quattro rampe di scale le salgo col cipiglio determinato di Gimondi contro Merckx e mentre i miei polpacci iniziano a lamentarsi, giro la chiave nelle toppa e sono a casa.

Tornare alla mia tana hobbit dopo un certo periodo è sempre una bella esperienza. Il primo pensiero che mi assale mettendo piede del mio studio è : “mamma mia, me lo ricordavo più grande” ma poi mi intenerisco e penso “ma quanto è carina questa casa!” seguito subito da “ma quanto è rossa questa casa!” in riferimento all’arredamento fosforescente a cui fatico ancora ad abituarmi (sì, lo so, l’ho scelto io ma ciò non toglie che qua dentro anche un daltonico avrebbe dei problemi). Perciò, superato il primo shock ambientale, e se riguardate le prime due immagini in cima all’articolo vi renderete conto che si tratta in effetti di uno shock considerevole, una volta svuotate le valigie, riempita d’acqua bollente la vasca e trascorsa un’oretta galleggiando pigramente fra la schiuma ed i vapori profumati, il ricordo dell’assolata Toscana lasciata quella stessa mattina si fa un po’ più tollerabile.

Questa è stata una vacanza perfetta, come scrivevo all’inizio, per varie ragioni. Il clima, innanzitutto, è stato incredibile, una primavera da manuale. La natura mi è sembrata rigogliosa come non mai; forse il fatto di vivere in una città che, verde quanto vuoi, resta comunque una città, mi ha disabituato allo splendore dei paesaggi delle mie zone ma è stato fantastico passeggiare con Graziella su e giù per le colline verdi e la campagna dorata, sotto un sole accecante ed uno stupefacente cielo color cobalto. L’incanto per quei luoghi a lungo dimenticati (l’ultima volta che ero scesa in Toscana era inverno) è stato tale che ho trascorso ogni minuto delle mie giornate a fare fotografie un po’ con la scusa del lavoro ma primariamente per il mio piacere personale. Pubblico in questo post solo alcuni scatti, tanto per darvi un’idea, altri seguiranno mano mano che li avrò inviati all’agenzia.

Comunque è curioso come, facendo il fotografo per professione, spesso ci si ritrovi a pensare alle vacanze come ad un qualcosa dove la macchina fotografica non è contemplata, come se, facendo fotografie, in realtà si finisse per lavorare invece che rilassarsi. Negli ultimi tempi, vivendo a Londra era diventato questo il mio live motiv; se decidevo di andare a passeggiare nel parco durante il fine settimana, pur portandomi dietro la macchina perché, come si dice, “non si sa mai”, in realtà trascorrevo la maggior parte del tempo a distanza di sicurezza dall’ “orrido ordigno”, bighellonando senza meta oppure spaparanzata su in un prato a guardare le nuvole. Ma questa volta è stato tutto diverso. L’istinto di prendere la macchina, di portarmi dietro addirittura il cavalletto per fare le cose come si deve, è stato tutt’uno col desiderio di tornare ad esplorare quei luoghi che sono allo stesso tempo familiari e diversi, perché in anni di lontananza la natura cambia, ed anche l’architettura dei paesi cambia e cambia la gente e sopratutto sei cambiata tu. E d’improvviso ti trovi immersa in una strano universo parallelo: sei a casa tua, nei luoghi dove sei cresciuta e che conosci come il palmo della tua mano ed allo stesso tempo tutto è nuovo, tutto è misterioso, tutto è da fotografare!

Così, anche grazie a Graziella che mi ha fatto da assistente (dio la benedica, che pazienza ha questa santa ragazza!) sono riuscita a scattare qualcosa come 1000 fotografie (!) e la cosa veramente inaspettata è che gli scatti sono in maggior parte più che buoni, il che significa che ho un sacco di materiale commerciabile da aggiungere al mio portfolio su Alamy (evviva!) ma significa anche che dovrò lavorare come minimo 15 ore al giorno nei prossimi mesi se voglio sbrigarmi a metterle in vendita (evviva..).

In ogni caso è stato tutto perfetto, incluso trascorrere del tempo con la mia supermamma, donna di raro valore ed intelligenza, e non solo perché ha deciso di mettere al mondo la Vostra Affezionatissima, se pur meriterebbe il premio Nobel anche solo per questo (o la pena capitale, a secondo dei pareri). Lei, subito dopo la mia partenza, ha trovato (o meglio dire, è stata trovata da) un cane assurdo, metà spinone, metà ippogrifo che è diventato per lei e per tutti, la sua nuova figlia. Sicché, quando nomina la sua bambina, tutti chiedono “ma quale, quella pelosa o quella non pelosa?”. Eh sì, così va la vita su Marte, provincia di Livorno, Italia. Ma davvero pensavate che cotanta follia nella Vostra Affezionata fosse un prodotto casuale degli eventi puttosto che la riconferma di una precisa eredità genetica?


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