Simme’ e Italia paisà

emigranti

Un paio di settimane fa, mi sono ritrovata a dover cercare una soluzione alternativa per certificare certi fogli che avrei dovuto firmare davanti ad un notaio in Italia. Ovviamente, presa come sono da tutti i miei -inconcludenti- progetti, venire via da Londra era impossibile, sicché sono dovuta andare al Consolato Italiano.
Ora: fra la metropolitana con tutti i suoi ritardi (ed una folla di pendolari che neanche un piede di porco sarebbe stato capace di scardinare dalle porte scorrevoli) ed il fatto che il Consolato si trovi nella zona di Belgravia, praticamente nell’angolo sud-est di Hyde Park (e all’estremità opposta di dove abito) la sottoscritta, per questo pidocchioso documento ci ha perso due mattinate intere, congelandosi e mani (e le chiappette) aspettando sotto l’acqua una serie di coincidenze tutte, ovviamente, mancate (un’esperienza che fra l’altro vi consiglio, in caso non abbiate sottomano delle schegge di legno da infilarvi sotto le unghie). A conti fatti, però, è stato interessante.
Innanzitutto, quando attraversate il portone d’ingresso passando sotto la nostra bella bandierona tricolor che tanto onor ci fa a noi Itagliani all’estero, all’improvviso, come teletrasportati, vi ritrovate in un qualsiasi ufficio comunale Italiano. Tutto uguale: i mobili, la gente, i poliziotti, pure l’odore di carta/inchiostro/toner delle fotocopiatrici; e, naturalmente, anche la più totale anarchia programmatica organizzativa dell’intero universo conosciuto.
Che l’ufficio notarile si trovasse al secondo piano già lo sapevo, era scritto nel sito, ma che lo sportello dove poi devi andare a pagare è al piano terra e, sopratutto, che devi fare su e giù due volte per farti mettere le marche da bollo, ripetendo un totale di 4 file (la prima per entrare dal notaio, la seconda per pagare, la terza per ri-entrare dal notaio e la quarta per ri-pagare) quello no, non me lo avevano detto. Io poi, che ho scoperto il primo giorno che il documento che avevo dietro da firmare non andava bene, avrei dovute farne 5, di file (mi sono salvata solo per la gentilezza -pietà ?- del personale). In ogni caso che vuoi farci? Siamo Italiani paisà, volemmose bbene. Peccato però, perché tutto sommato la gente che ci lavora è pure simpatica e si sbatte per aiutarti. Il problema qui non è da attribuirsi all’incompetenza bensì alla burocrazia che ci perseguita anche a 2000 chilometri di distanza.
Comunque: superato l’ingresso e piombati come corpi morti indietro nel 1960, si sale le scale e si entra nella saletta d’attesa, luogo che merita veramente una visita. La gente che ci trovi chiusa dentro ad aspettare con il loro bel numerino in mano (come dal salumiere) sono Italiani; anzi, a dir la verità sono proprio tutti Italiani, i notai, gli avvocati, la gente della segreteria e le cassiere. Una sensazione stranissima, un salto geografico/spazio/temporale che lascia interdetti ma che subito si rivela piacevolissimo: scambi di saluti in stile parentado ritrovato, offerte di panini al salame e di bibite nella migliore tradizione dei buon vecchi treni di seconda classe, domande e commenti che lì per lì sembrano normali ma che poi ci ripensi e ti rendi conto di quanto surreali in realtà siano perché provenienti da completi sconosciuti; “A casa tutto bene?” “La tua mamma si sentirà sola” “Copriti bene che fuori fa freddo”. Vi assicuro, un’esperienza stralunante. Eppure, per qualche strano meccanismo sentimentale, quelle mattinate spese nel Consolato mi hanno restituito il buon umore e vi dirò di più: se vi capitasse di passare del tempo a Londra e ad un certo punto vi venisse un po’ di nostalgia di casa, datemi retta, fateci un salto; dopo dieci minuti vi sentirete felici come una pasqua.
Anche perché, se riuscirete ad impadronirvi di una seggiolina in sala d’attesa, avrete la possibilità di ascoltare vostro malgrado una collezione di vicende giudiziarie da far rizzare i capelli perché l’ufficio legale si trova giusto al di là di un vetro il cui livello di isolamento acustico (al pari di quello della privacy) è prossimo allo zero. In quel caso, oltre a ritrovare il buon umore, vi renderete conto di essere anche molto, molto fortunati.

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Nuovo blog finalmente online

Giusto due righe per comunicare che il mio sito è nuovamente in linea con alcuni cambiamenti strutturali, fra i quali il blog/laboratorio WOTG graphlog dedicato ai miei vari progetti in corso. L’indirizzo è sempre lo stesso per quanto riguarda il sito: www.walkongrass.com mentre quello del blog è www.walkongrass.com/graphlog/. I links li trovate anche nella barra dei menù qui a sinistra.

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