L’evoluzione della specie

Non so se vi sia giunta alle orecchie (e magari anche agli occhi) l’ultima piccola evoluzione stilistica che dallo scorso anno sta lentamente rivoluzionando il mondo dei fumetti. Si tratta dei Motion Comics, una sfiziosa invenzione della cui paternità si vantano gli Stati Uniti (ma si sbagliano e più avanti spiegherò il perché) che hanno preso questo variopinto tornado per la coda decisi a cavalcarlo negli anni a venire. Ma cosa sono esattamente i Motion Comics?

Trailer di D.Murray basato sul Motion Comic Watchmen edito da DC

Nonostante l’evidente re-styiling per adattare il fumetto agli schermi dei computer (e sopratutto agli iPhone e iTouch, hardware perfetti per questo tipo di prodotto perché portatili e molto diffusi) i Motion Comics restano tuttavia dei veri e propri fumetti perché di questi mantengono l’impostazione grafica e -talvolta- il lettering tipico, nonché il media di partenza, il disegno a mano e la colorazione rigorosamente su carta. Anche dubitando fortemente in una futura estinzione dell’amato media cartaceo in favore (o a sfavore, a secondo dei punti di vista) della versione digitale, è innegabile che la direzione verso cui sembra muoversi la moderna editoria ci prospetta dei cambiamenti radicali; basta guardare il sempre crescente fiorire di ebook readers e l’interesse delle grandi società sia editoriali che informatiche nei confronti dei nuovi supporti ad inchiostro elettronico per rendersene conto.

Da un punto di vista grafico, i Motion Comics si avvalgono di una tecnologia che immerge le mani in molti media oggi utilizzati sul web tra cui le animazioni in Flash, i programmi di rendering 3D e gli editor video. In più, questa polpetta creativa, viene spennellata con una glassa di audio in stile hollywoodiano, cioè doppiaggi realizzati da attori professionisti e roboanti colonne sonore orchestrali.

Il risultato è un prodotto che probabilmente non piacerà allo zoccolo duro degli appassionati di fumetti ma che un creativo non potrà fare a meno di trovare interessante. Se poi il creativo è come la sottoscritta, che ha amato ed ama perdutamente tutt’ora i fondali dipinti dei film d’inizio secolo di Georges Méliès, questo interesse può trasformarsi rapidamente in passione perché le attinenze stilistiche, da un punto di vista tecnico/visivo, sono molteplici.

Il nuovo gioiello della DC/Warner Bros: Batman in bianco e nero

E’ da qualche tempo, in verità, che nel campo della grafica stiamo assistendo ad un ritorno alle due dimensioni. Se qualche anno fa il 3D impazzava ovunque, talvolta con risultati non proprio entusiasmanti, i creativi sembrano finalmente aver ritrovato la strada perduta indirizzando la ricerca verso uno stile più sobrio e lineare. Tutto questo, sopratutto quando si parla di animazioni, si traduce con una piacevole leggerezza che concede finalmente un attimo di riposo ai nostri poveri occhi affaticati da anni di tridimensionalità gratuita. Ma questo ritorno alle origini non deve essere interpretato come un ritorno alla semplicità. In realtà, proprio là dove il disegno appare più infantile, il lavoro che si nasconde dietro il risultato finale è maggiore e riunisce, come già accennato, nuove tecnologie, nuovi linguaggi di programmazione oltre naturalmente ad una certa quantità di risorse informatiche, anche se meno potenti di quanto si potrebbe immaginare (programmi come Adobe Flash e Adobe After Effects hanno ormai colmato il divario che fino a qualche anno fa separava le produzioni professionali da quelle di noi comuni mortali).

Alper Nakri per History Channel e Travel Channel

E’ curioso constatare che il motore immobile dell’evoluzione artistica degli ultimi anni è stato (oltre ovviamente la ricerca scientifica) il videogioco. Film contemporanei che hanno segnato nel loro genere piccole pietre miliari nella storia del cinema come Matrix, La tigre e il Dragone e i film della Pixar per citarne solo alcuni, sarebbero probabilmente risultati stilisticamente molto diversi se sceneggiatori e registi non fossero cresciuti in un epoca profondamente connessa con la cultura del videogioco, con le sue peculiarità estetiche e dinamiche.

L’adorabile gioco della Kloonigames, un piccolo gioiello di
-elaboratissima- semplicità: più di due anni di lavoro.

L’incredibile Ōkami, un videogioco del 2006 che ha cambiato per sempre le regole di stile nel settore. Più che divertimento, una vera è propria opera d’arte in movimento. Se non bastasse, il commento musicale è di una bellezza mozzafiato.

In conclusione di questo articolo, vorrei ritornare al discorso della paternità usurpata dei Motion Comics. Devo confessare che sono rimasta piuttosto sorpresa nel leggere tanti articoli e tante recensioni nei blog e nei siti Italiani a proposito dell’origine di questo nuovo media. Eppure, nonostante le badilate di parole scritte, non ho trovato nessuno che si rendesse conto che i Motion Comics li abbiamo inventati noi, in Italia, verso la metà degli anni ‘70. Eh sì, perché il primi fumetti animati di cui io ho memoria erano in effetti contenuti in questa trasmissione (mi raccomando, amici quarantenni, trattenete la lacrimuccia di commozione!).

“Gulp! Fumetti in tv” nato nel 1972 dalle menti rivoluzionarie di Guido De Maria e Giancarlo Governi, era un programma di intrattenimento della seconda rete Rai che veniva trasmesso il giovedì alle 20 e 40 e, incredibilmente, in diretta concorrenza con il Rischiatutto di Mike Bongiorno. Nonostante questa collocazione da suicidio, ebbe invece -a sorpresa- un enorme successo. Il merito di tale fortuna va ricercato sia nel formato innovativo e stravagante del programma, sia per gli incredibili talenti che vi lavoravano.

Le strisce venivano create da nomi come Bonvi, che inventò per la trasmissione la rivalità fra Nick Carter ed il suo alter ego Stanislao Moulinsky, insieme ad una combriccola di deliranti personaggi di sfondo, non ultimi le Sturmtruppen; e poi c’era Paul Campani, creatore dei primi fumetti Italiani post-Disney, Mister X, Toto e Tata ma sopratutto quel Provolino di “boccaccia mia statti zitta!” che ancora i lettori della mia generazione ricorderanno; e infine, c’era Bruno Bozzetto, uno dei primissimi animatori professionisti in Italia che aveva lavorato per Carosello ma già sognava quel grande schermo cinematografico che da lì ad un decennio avrebbe raggiunto e conquistato.

A causa di un interruzione dei finanziamenti, Gulp venne sospeso e si riaffacciò in tv solo nel 1976 in un nuovo formato “Supergulp!”. Alla schiera di disegnatori (ormai famosi) si aggiunsero Max Bunker che portò nel programma Alan Ford e che essendo anche editore, si trascinò dietro i supereroi di oltre oceano su cui deteneva i diritti d’autore Italiani come l’Uomo Ragno, Thor ed i Fantastici 4 (da qui il “super” del titolo). Insieme a Bunker, entrarono a far parte della squadra anche Hugo Pratt e il suo Corto Maltese, che raggiunse fama nazionale proprio grazie a Supergulp, Jacovitti, con i suoi salami viventi e Tex trasformato in versione animata per l’occasione.

Supergulp chiuse i battenti dopo appena un anno, lasciando noi ragazzi tristi e sconsolati. Ma non ci sarebbe stato il tempo di piangerci sopra: di lì a poco infatti sarebbe arrivato il ‘77, che avrebbe prosciugato quello che restava della nostra infanzia, strappandoci di dosso gli ultimi brandelli di una società sull’orlo dell’abisso, insieme alla nostra innocenza. Ma questa è un’altra storia…

Riguardo i Motion Comics:

Stephen King “N”motion graphic novel gratuita >>

Pagine ufficiali delle case editrici

Watchmen Motion Comic – DC >>

Invincible the series – MTV New Media >>

Lista dei prossimi titoli della Warner Bros. Digital Distribution >>

Sui videogiochi citati nel post:

Kloonigames

Il blog / sito ufficiale >>

Il sito di Crayon Physics >>

Ōkami

Sul gioco >>

Sito ufficiale >>

Okami art >>

Capcom >>

La Clover studio (il cui nome è l’abbreviazione di “creativity lover”), società nata dalla Capcom proprio per lo sviluppo di videogiochi di nuova concezione come Ōkami, Viewtiful Joe e God Hand, è stata purtroppo chiusa nel 2006 e liquidata nel 2007.

Gulp! e Supergulp! (tutti in Italiano)

Sito ufficiale >>

Bonvi >>

Paul Campani >>

Bruno Bozzetto >>

Max Bunker >>

Hugo Pratt >>

Jacovitti >>

Gianluce Bonelli >>

Aurelio Galeppini >>

.

Pubblicato in Ainulindale, Pronto Hal mi ricevi?, Utopia, Zootropio. Commenti disabilitati

Un anno di minacce

Qualche giorno fa ho comprato come al solito il tabacco e mi sono ritrovata davanti la nuova iniziativa del ministero della salute. Non bastavano le minacce stampigliate su ogni pacco a caratteri cubitali che non so da voi, ma qui sono veramente dei capolavori di creatività macabra.

tabacco021

Fra i vari terrificanti messaggi vorrei citare “fumare può causare una lenta e dolorosa morte”, “fumare può danneggiare lo sperma e diminuire la fertilità” ed il poetico evergreen “fumare può ridurre la pressione sanguigna e causare impotenza”. Bene, adesso è arrivata la versione per analfabeti (o per chi insiste a fumare, suppongo) cioè… con le fotografie. Sembra una barzelletta mannò, è proprio vero! Vi avverto, fa un po’ impressione.

tabacco

Dovete sapere che la sottoscritta, da quando è arrivata qui, ha tenuto diligentemente da parte tutte le confezioni del tabacco con l’idea di realizzare prima o poi un’installazione intitolata “A year of threats” (Un anno di minacce); giusto recentemente ho deciso di smettere di collezionare i pacchetti che mi avevano riempito un intero cassetto dell’armadio e cominciavano comunque concettualmente a ripetersi. Adesso, porca miseria, mi toccherà svuotare un nuovo cassetto e riprendere la raccolta.
Ho già il titolo pronto: “A year of threats – in technicolor”.

Pubblicato in London life. Commenti disabilitati

Sanremo afterhour(s)

modugno

In questi giorni sto seguendo il festival di Sanremo. Premettendo che non trovo granché interessante lo spettacolo in se, il motivo per cui non mi perdo mai un appuntamento con la storica trasmissione da anni è la presenza su RadioRai 2 della Gialappa che commenta le serate in realtime. Così, con Realplayer connesso alla radio e il browser aperto su Coolstreaming (che permette di seguire in video il festival senza bisogno di avere Vista o di installare Explorer 7 come pretendono invece quei maledetti della Rai) in queste sere mi sto veramente massacrando dal ridere. Ascoltare i Gialappi è un’esperienza singolare non solo perché questi tre debosciati sono sempre deliziosamente feroci ma sopratutto perché, durante la loro radiocronaca, si creano una tale quantità di tracce secondarie al festival, di storie parallele, di situazioni assurde e comiche che solo chi ha avuto occasione di ascoltare il programma può capire. Come dimenticare i “raid” pirateschi fomentati dai tre di qualche anno fa, il “canguro” della adorabile Flavia, loro inviata dietro le quinte che approfittava di qualsiasi telecamera accesa per saltellare da una parte all’altra dell’inquadratura in risposta alle esortazioni dei Gialappi tra lo sbigottimento dei presenti, o la mitica “situescion”, parola assolutamente priva di senso pronunciata su richiesta del trio da una miriade di cantanti sul palcoscenico (Alexa la infilò persino nel suo brano durante la finale) che chi aveva seguito il Festival senza ascoltare la radio, non poteva assolutamente capire. Quest’anno i tre non sono riusciti a coinvolgere molti cantanti nelle loro solite baggianate ma, sostenendo a spada tratta il gruppo degli Afterhours (impegnati ed eclettici artisti di rock alternativo capitanati dal brillante Manuel Agnelli -neanche a dirlo, immediatamente eliminati-) nei due giorni di permanenza della band in gara, fra loro ed i Gialappi è nata una bella amicizia e prima di lasciare il teatro, Manuel si è piazzato nella tromba delle scale davanti agli uscieri ed alle guardie giurate ed ha eseguito al microfono della radio una travolgente versione acustica di “Il Paese è reale”. Senza effetti, senza filtri, senza nulla. Da brivido. Sia che amiate il genere o meno, ascoltatelo; in questo mondo pieno di palloni gonfiati che si danno arie da onnipotente è bello scoprire che esistono ancora persone semplici animate da vera passione che, come diceva l’indimenticabile canzone della Premiata Forneria Marconi “facendo finta di niente, fan voltare la gente”.

PS : due giorni dopo, parlando in diretta con la Gialappa, così Manuel Agnelli ha commentato la sua esecuzione acustica: “E’ stata l’esibizione più sensata che abbiamo fatto a Sanremo”.

.

Pubblicato in London life. Commenti disabilitati

Now you see me, now you don’t

Il tempo vola. Luogo comune però, uh, quanto è vero. Uno si distrae un attimo, tuffandosi in una nuova impresa creativa (che siccome io di progetti in corso ne ho solo 8 che differenza fa uno in più? Tanto mi ci vorrà minimo un anno a portarli a termine tutti, se mi va bene…) e ZAC! 15 giorni sono venuti e andati. Mi viene in mente quel detto, più guardi l’acqua e meno velocemente bolle. Di contro, più cose hai da fare e meno lunghe sembrano le giornate. Che poi qui a Londra alle quattro di pomeriggio il sole tramonta e se piove o il cielo è coperto, già alle tre fa buio. Surreale. Non credo mi abituerò mai ai risultati sensibili della nostra nordica posizione geografica. D’estate è anche peggio, con un crepuscolo prolungato che arriva quasi a mezzanotte e le prime luci dell’alba che si accendono alle quattro di mattina. La prima estate passata qui ho dormito pochissimo, tende oscuranti o meno. L’alba non devi vederla per sapere che c’è: il tuo orologio interno la percepisce e attiva le funzioni di risveglio e dato che hai dormito più o meno 4 ore in totale, la scena sembra presa paro paro da Alien, manca il bacherozzo che fa sbucare la sua copoccetta dal tuo plesso solare ma per il resto l’orrore è tale e quale. Quando abitavo ancora con Sally, d’estate ero sveglissima già alle cinque di mattina, da qui tutta una serie di esplorazioni pseudo-turistiche della mia zona perché a quell’ora si è troppo rincoglioniti per mettersi fare qualsiasi cosa più impegnativa dello sbadigliare selvaggiamente, e strisciare fino al più vicino Starbucks è l’unica possibilità di sopravvivenza. E poi Londra, la mattina presto, è splendida, tutta assonnata e silenziosa e senza un anima in giro, a parte i poveri netturbini e i poliziotti. Mi piace moltissimo passeggiare all’alba sopratutto perché le poche anime che si incontrano sono quelle che, sottovoce, umilmente, senza farsi notare, sono quelle che fanno veramente funzionare la città.
Ma sto divagando, tanto per cambiare. Tornando a noi, vi dirò che la mia latitanza si deve al fatto fatto che sono stata risucchiata da un lavoretto personale che alla fine lavoretto non è, nel senso che sta venendo fuori più che altro un lavoraccio. Si tratta di un nuovo blog “parallelo”, in Inglese (spiacente ma si tratta di un’integrazione del mio sito e pertanto rivolto al lato “lavorativo” -mettiamolo tra virgolette ’sto termine sennò mi scappa da ridere-). Il motivo per cui ci tenevo a realizzarlo è che ho talmente tanti progetti in corso -interessanti sì ma che al momento non hanno ancora forma intellegibile- che dovevo proprio trovare il modo di renderli pubblici, un po’ perché mi piace mostrare il processo creativo in se, un po’ per vedere di attirare l’interesse delle agenzie grafiche e pubblicitarie (in particolare giusto una su cui ho messo gli occhi addosso e che trovo straordinariamente folle, al punto da farmi seriamente considerare la possibilità di rinunciare il mio lavoro ultra-comodo da freelance e sopportare un’ora di Tube ad andare ed una a tornare ogni giorno). Ovviamente io le cose semplici non riesco a farle sicché, invece di prendere uno spazio gratuito su WordPress.com come il blog che state leggendo, sono passata a WordPress.org che è una versione molto più complessa del programma ma che ti permette di installare il blog direttamente sul tuo sito privato e di modificarlo a piacimento senza -quasi- limiti. E’ stata una faticaccia perché io di CSS, che sarebbe il linguaggio di programmazione tipico dei blog, all’inizio non ci capivo una cippa. Adesso ci capisco… poco, però un’idea complessiva della struttura logica ma la sono fatta, abbastanza almeno da modificare il template (il tema grafico) senza mandare ogni cosa a puttane come è successo giusto il primo giorno. Come ogni buon principiante che si rispetti, mi sono cercata un tema già pronto con una forma che si avvicinasse alle mie necessità dopodiché, con qualche limatura e un’abnorme sostituzione di massa della varie parti grafiche (almeno in questo, ringraziando il cielo, me la cavo) gli ho dato una bella rimescolata.

capture_527

Una preview in anteprima del blog. Sì, sono abbastanza soddisfatta.

Al momento non è ancora in linea perché come dicevo, sarà collegato al mio sito e per fare un bel lavoro mi è toccato rimettere le mani pure lì; sono entrambi finiti e pronti ma è necessario testarli come si deve prima di “togliere l’impalcatura”. Anche se è in Inglese, ci saranno molte immagini, video, animazioni eccetera, perciò credo sarà interessante un po’ per tutti.

Pubblicato in London life. Commenti disabilitati

The laughing fox

In questi giorni sono presissima perché sto disegnando un nuovo blog da usare per lavoro e di cui vi racconterò appena avrò un attimo libero. Però non potevo esimermi dal postare un paio di foto scattate verso mezzanotte, quando una vera e propria bufera di neve si è scatenata sulla città. Nemmeno me n’ero accorta, me ne stavo come al solito con la testa infilata nel portatile a lavorare, poi una serie insolitamente lunga di saette mi ha incuriosito; ho guardato dalla finestra e… ohhhhhh!

snow02

Ma quanto sono belli gli edifici Vittoriani nella neve? Londra sembra un villaggio di marzapane coperto di zucchero quando nevica, la adoro.

snow01

La mia gioia è nulla confrontata a quella delle volpi. Questa, in particolare, ha corso come una matta nel giardino dell’appartamento sotto il mio per un quarto d’ora giocando con i fiocchi di neve e poi si è arrampicata sulla tetto della rimessa del vicino dove ha trascorso acciambellata tutta sorridente il resto della notte.

_paz7396

A perdifiato una parte all’altra del giardino: le tracce della volpe pazzerella.

Le volpi sono molto comuni a Londra ma essendo creature timide, vederle non è facile; eppure, per qualche imperscutabile ragione (il freddo le galvanizza, secondo me) ogni volta che nevica sembrano andare fuori di testa e fanno cose veramente buffe come rotolarsi per ore o scavare vere e proprie trincee nella neve. Una volta ne ho sentito una ridacchiare: un’allucinazione sonora probabilmente, ma non ci giurerei; le volpi sono animali molto, molto bizzarri!

snow05

Comunque, questo è quanto: il termometro è piantato su -2 da ieri e la città è coperta da una coltre bianca spessa 40 centimetri. Neanche a farlo apposta questa settimana avevo diverse cosa da fare in centro ma le previsioni danno neve per i prossimi 5 giorni. In questo preciso momento vorrei aver ceduto alla tentazione di comprare un delizioso paio di doposci che avevo visto al mercatino. Il prezzo era pure modesto ma, come al solito, mi sono fatta prendere dai sensi di colpa -mi sembrava una spesa superflua- e non li ho presi. E poi, mi sono detta, ma figurati, farà come lo scorso anno, un sacco di freddo e neanche un fiocco di neve… Ecco appunto. Vabbé la neve è comunque bellissima, e pazienza per le commissioni che devo rimandare, una scusa in più per restare chiusa in casa al calduccio. E poi le volpi sono felici: del resto, sinceramente, poco mi importa  ^_^

snow04

PS: la luce nelle foto è naturale, nessun barbatrucco in Photoshop: qui, quando nevica, ci puoi leggere il giornale di notte dalla luce che c’é.

Pubblicato in London life. Commenti disabilitati