Un fotografo(ed eccelso scrittore)che idolatro: Troy Paiva.Usate lo slideshow per guardare i set, meritano veramente. http://twurl.nl/cphjiu7 hours ago
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I reality sono programmi idioti? Vivendo in Italia, un paio di anni fa, avrei risposto senza esitazione “sì”. Adesso che il panorama intorno a me è cambiato (insieme con il palinsesto televisivo) sono felice di rispondere “no, per niente”, specialmente dopo aver visto la prima puntata di “Victorian Farm”, il nuovo docu-reality della BBC (in Inghilterra ormai quasi tutti i reality si sono spostati nel binario dei documentari). Se c’erano ancora dei dubbi, questo programma li cancella tutti, e definitivamente: se una televisione ha coraggio, risorse economiche, intelligenza e decide di dare il giusto valore al quoziente intellettivo del suo pubblico, il reality può trasformarsi in un’esperienza non solo piacevole ma anche estremamente istruttiva.
In Victorian Farm, due archeologi (Alex Langlands e Peter Ginn) insieme ad una studiosa di storia (Ruth Goodman), hanno abitato per un anno in una isolata fattoria nello Shropshire vivendo sigillati una bolla temporale datata 1885. La fattoria (con annesso cottage), un edificio d’epoca meraviglioso anche se disabitato da più di cinquant’anni e pertanto -all’inizio- fatiscente, è di proprietà della famiglia Acton fin dal dodicesimo secolo. Il capofamiglia, appassionato di storia ed entusiasta del progetto, ha messo a disposizione del team di studiosi la sua collezione di macchinari e strumenti agricoli d’epoca concedendo l’utilizzo della fattoria e della vasta proprietà circostante. Dal canto loro, gli studiosi hanno messo… beh, tutto il resto, dal restauro della struttura all’allevamento del bestiame, al dissodamento dei terreni, alla successiva coltivazione. Ogni cosa. ovviamente, seguendo alla lettera manuali, saggi e documenti di epoca Vittoriana.
Chi dice che fare cultura in televisione porta invariabilmente ad ottenere spettacoli noiosi si sbaglia di grosso: Victorian Farm è un programma leggero, divertente che è capace di intrattenere e, allo stesso tempo, di fornire una quantità enorme di informazioni e di insegnamenti.
Da un punto di vista cinematografico, le riprese documentaristiche sono mozzafiato e mostrano una natura cangiante nei colori delle stagioni ed una campagna che più Inglese non si può, tutta prati verdi e staccionate di legno. Da un punto di vista culturale, la mente spazia senza confini dalla storia all’architettura, alla scienza industriale, all’antropologia mentre l’occhio (che giustamente vuole la sua parte) indulge sui più minuti dettagli, gli abiti, gli arredamenti d’epoca, l’utilizzo di arti ed mestieri di un Inghilterra rurale in bilico fra le tradizioni antiche e le “modernità” portate in dote dall’appena nata rivoluzione industriale.
Ho scoperto un utilissimo software gratuito che permette di trasportare gli eBook sull’iPod e sono tutta in brodo di giuggiole! Non è la soluzione perfetta, ovviamente, ma risolve un problema per me drammatico.
Trasferendomi a Londra ho potuto portare (almeno per adesso) pochissimi libri. A casa ho una libreria di più di 300 volumi e mi mancano tutti, immensamente. Quando l’ultima volta sono scesa in patria, è stata un’agonia scegliere cosa portare qui. Alla fine ho optato per due dei miei evergreen (Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli, per i quali trovo sempre un posticino ovunque vada) ma se avessi potuto, me li sarei caricati sulle spalle tutti 300 e rotti, i miei poveri amati libri. Naturalmente, c’é un limite al numero di volte che un volume possa essere letto di seguito prima che il lettore diventi pazzo, sia anche il libro preferito: dopo aver raggiunto quota tre nel giro di cinque mesi mi sono detta che era arrivato il momento di cercare una soluzione al problema.
Il fatto è che ancora non mi sento del tutto certa della mia permanenza qui. Io vorrei restare per sempre, è ovvio, ma ci sono tutta una serie di variabili (famiglia, lavoro, casa ecc) che mi impongono di tenere i piedi ben piantati per terra. Sicché acquistare quintali di libri al momento non è una scelta praticabile.
Allo stesso tempo la lettura mi manca da morire, specialmente quella in lingua Italiana, che è vero che l’Inglese lo capisco bene, ma leggere nella tua, di lingua, è tutta un’altra cosa. Così da un po’ di tempo ho scoperto gli ebook, cioè i libri in formato pdf da leggersi sul computer. La cosa era fattibile, tutto sommato meglio di niente, ma come si fa a spaparanzarsi sul divano con due chili di portatile appoggiato sulla panza? Impossibile. Ci sarebbe l’alternativa dei lettori specifici per ebook, che sono delle tavolette leggerissime con speciali visori ad inchiostro elettronico non retroilluminati che sembrano proprio semplici pagine di carta, ma i prezzi sono proibitivi, almeno per me. Allora, cercando cercando, ho trovato un programmino perfetto, semplicissimo da usare, che prende l’ebook, lo trasforma e lo riversa automaticamente nell ‘iPod, con titoli, note, appendici tutte al loro posto.
Chiariamo: io preferisco il libro vero e proprio, il solo tenerlo in mano, il solo sfogliarlo, il solo annusarlo (sì, faccio anche questo!) mi riempie di gioia, ma casi estremi richiedono estremi rimedi ed io sono in crisi da astinenza e mi accontento di leggere in uno schermo di 5 centimetri per 4 piuttosto che niente. Che poi, con un paio di occhiali da lettura, la cosa non è così terribile, per niente.
E vi dirò di più: portarsi in tasca una trentina di volumi e poter scegliere il libro adatto a secondo del luogo o del momento, è veramente una goduria indescrivibile.
1) non utilizzate iTunes contemporaneamente a iPodLibrary perché entrambi si collegano direttamente con il vostro iPod e potrebbero crearsi conflitti. A me è capitato di rimuovere per errore l’iPod tramite l’apposito pulsantino di iTunes mentre era ancora aperta iPodLibrary e mi è andato in crash windows. Nessun danno, niente di che, il computer si è solo riavvato, ma comunque meglio evitare. 2) se potete, convertite il vostro ebook in formato di testo .txt prima di caricarlo su iPodLibrary; ho infatti notato che spesso i files .pdf, così come quelli .lit, una volta trasferiti sull’iPod presentano fastidiosi refusi come parole mozzate a fine rigo, caratteri e lettere sparpagliate un po’ a casaccio, spazi mancanti dopo virgole e punti (in particolare quest’ultima cosa mi fa diventare matta!). Il txt invece appare perfetto com’era stato scritto.
Dopo una settimana di lavoro quasi ininterrotto (dalle 9 di mattina alle 11 di sera con una frugale oretta di pausa per il pranzo) finalmente posso fermarmi a riprendere fiato. Ho ridisegnato un sito che mi era stato commissionato quattro anni fa e che sinceramente necessitava un upgrade. Incredibile come le cose in internet cambino rapidamente, l’intera impostazione originale (all’epoca all’avanguardia) era diventata ingestibile con i nuovi standard di ampiezza video ed i diversi browsers.
La schermata riassuntiva del sito pronto per essere pubblicato. Cento e rotte pagine disegnate pixel per pixel dalle mie anchilosate manine (in italiano e inglese). Della serie: ma chi me lo ha fatto fare?
Il lato positivo, ovviamente, è che la diffusione della banda larga ha raggiunto gli angoli più oscuri del globo, il che mi permette di utilizzare una grafica più elaborata senza fare addormentare il navigatore durante il caricamento delle pagine, ma a parte questo tutto il resto si traduce con maggiori grattacapi per i web designers. Oh beh, immagino che il bicchiere sia mezzo pieno o mezzo vuoto a secondo di chi guarda. Io, dopo una settimana spesa a battere testate sul tavolo cercando di rendere visivamente decente il sito su almeno due browser diversi, lo vedo miseramente mezzo vuoto. Comunque era un lavoro che non si poteva più rimandare ed io ho fatto del mio meglio, cioè ci ho messo una pezza. Il risultato è tutt’altro che perfetto (mi arrendo, non c’é verso di far convivere i vari browsers oggi utilizzati) ma almeno non dovrei doverci tornare sopra per qualche altro anno. Mi auguro. Spero. Probabilmente. Mah, vedremo…
Se volete farci un giro lo trovate QUI >>.
Per il sito ho disegnato alcune illustrazioni molto essenziali da utilizzare come sfondo delle pagine. Una in particolare mi piace com’è venuta, sicché l’ho trasformata in wallpaper (sia normale che widescreen) e ve la regalo. Niente di che, è molto semplice, ma è carina.
Scarica qui la versione 1024×768 oppure qui la versione 1280×800
Ora: in teoria dovrei rimettermi subito a lavorare sul mio, di sito, e avrei anche una tonnellata di altre cose da preparare per l’agenzia, ma oggi proprio non mi va. C’é un freddo maledetto a Londra in questi giorni e stare seduti al computer per ore ti congela dal sedere in giù, sicché i giorni passati mi sono ridotta a lavorare con un plaid sulle gambe, una scena raccapricciante da ospizio di cui vi risparmio ulteriori descrizioni. Sono un catorcio! Dovrei anche andare a fare la spesa ma rimando già da due giorni; il clima è tutto uno spiffero, non importa quanti giri di sciarpa ti avvolgi intorno al collo, il vento gelido entra comunque e sembra divertirsi a correre la gimcana giù per il colletto e su per le maniche e poi ancora giù per i pantaloni fino ad arrivare alle dita dei piedi, povere infelici! Se ciò non bastasse, c’é pure una pioggerellina tagliente che ti deturpa la faccia, così, se esco, devo vestirmi tipo l’omino Michelin, rotolando e rimbalzando come la sfera molliccia de “il progioniero” per le sciccosissime strade di Notting Hill con conseguente disintegrazione degli ultimi brandelli del mio -già agonizzante- amor proprio. Naaa, oggi passo, ci vado domani alla Tesco, stasera mi faccio fuori latte e biscotti (che, si sa, ogni scusa è buona per mangiare biscotti)…
Parlando con Graziella un po’ di tempo fa, ci siamo ritrovate a chiaccherare di televisione. Mi sono resa conto in quel frangente, che a me le produzioni Inglesi piacciono veramente tanto. Non tutte, ovviamente, ho le mie preferenze, ma devo dire che in generale gli autori e gli artisti del Regno Unito hanno un tocco veramente speciale per quanto riguarda la tv.
John Simm in Life on Mars: bravo bravo bravo!
Quasi contemporaneamente un’amica lettrice, Erica (di cui vi invito a leggere il blog, lo trovate qui e anche nel menù a sinistra) raccontava in un post di essersi messa d’impegno a studiare l’Inglese progettando di venire a respirare per un po’ l’aria umidiccia di Albione.
Ora: per quanto riguarda la lingua, le scuole ovviamente sono importanti ed utili, ma io consiglio sempre di partire da film e telefilm perché: 1) è un modo divertente di imparare 2) le figure, proprio come nei libri per bambini, aiutano, e parecchio e 3) si ha la possibilità di conoscere dei piccoli capolavori che mai verranno doppiati in Italiano.
Mi sono dunque divertita a stilare una lista di telefilm che amo particolarmente. Sia che capiate già l’inglese, sia che desideriate impararlo, vi consiglio caldamente i titoli che seguono. Li metto in ordine di difficoltà, dai più comprensibili anche per chi è alle primissime armi, ai più difficili. Aggiungo inoltre un video ad ognuno, così che possiate farvi un’idea dell’Inglese parlato.
I titoli della lista sono rintracciabili su eMule e, tutto sommato, non è neppure una cosa propriamente illegale scaricarli, visto che sono andati in onda (e vengono spesso replicati) in tv. Va da sé che tutte le serie che indico (a parte Doctor Who, capirete poi il perché) andrebbero guardate rigorosamente dalla prima puntata in avanti altrimenti si rischia di non capirci un fico secco o, peggio, di bruciarsi anzitempo i colpi di scena.
Aggiunta del 20 settembre 2009: per la gioia di grandi e piccini, sono lieta di comunicarvi che finalmente su YouTube sono stati pubblicate alcune serie intere e pertanto è possibile guardarsi direttamente, senza impazzire col piccolo Mulo, qualcuno dei telefilm che vi consiglio. Troverete tutti i links più in basso. Devo però dirvi che questo non è un mio regalo ma quello di alcuni valorosi appassionati che hanno riversato tutte le loro registrazioni sul TuTubo. Purtroppo, spesso le major televisive si divertono a far cancellare i video pubblicati senza permesso (ed è ovviamente questo il caso) quindi, se col passar del tempo alcuni collegamenti finissero per portare a un vicolo cieco spiacente, non c’è nulla che io possa fare per risolvere il problema. Speriamo non succeda, incrociamo le dita!
NB: ricordate che è possibile vedere i filmati a schermo intero facendo click sul secondo rettangolino a destra sotto il video. Qualora apparisse anche un altro rettangolino, rosso e con le lettere HD, il video può essere visionato in alta definizione. Buona visione!
Grado di difficoltà: basso
Hornblower
Genere: storico, melodramma
Trasmesso già in Italia e doppiato anche abbastanza bene, questa serie interpretata dal bello e bravo Ioan Gruffudd, è la trasposizione per il piccolo schermo dei romanzi marinareschi di C. S. Forester. La storia è ambientata durante la guerra tra Inghilterra e Francia alla fine del 1700. Horatio Hornblower è un giovane ed ingenuo guardiamarina che, per una serie di fortunatissime circostanze (insieme ad una buona dose di coraggio e talento) finirà col raggiunere i più alti gradi della carriera militare in breve tempo. Sono stati girati purtroppo solo 8 episodi della serie, sopratutto a causa degli alti costi (si tratta infatti di veri e propri film per la tv). Tranne alcune parti dove i marinai parlano in slang, l’Inglese usato nei film è aulico, molto comprensibile e la pronuncia è un piacere per le orecchie (in particolare quella di Gruffudd e di Jamie Bamber).
L’intera serie è disponibile QUI». Nella nuova pagina che si aprirà troverete la playlist della serie, ovvero la raccolta in ordine degli episodi. Potete scegliere se godervi lo spettacolo in automatico, cioè passando da un video all’altro senza interruzione (cercate l’opzione riproduci tutti i video in cima alla lista) o se vedere una per una le singole puntate.
Lark Rise to Candleford
Genre: storico, melodramma
Tratto dal romanzo degli anni ‘30 di Flora Thompson’s, che raccoglie le memorie della sua giovinezza, questo classico melodramma ambientato nello Oxfordshire dei primi del ‘900, narra la crescita morale e intellettuale della giovane Laura Timmons, obbligata dai genitori a lasciare il piccolo paese di Lark Rise per andare a vivere e lavorare con l’emancipata zia (responsabile dell’ufficio postale) nella cittadina di Candleford. Gli attori sono tutti bravissimi; si riconoscono all’istante Dawn French (ex-Vicar of Dibley, ne parlerò più avanti) e Mark Heap (ex-Spaced, anche di lui ne parlerò più avanti). Come tutte le produzioni Inglesi, la ricostruzione storica della serie è certosina in ogni dettaglio (splendidi i costumi, in particolare).
Questa deliziosa serie, interpretata più che magistralmente dall’esplosiva Dawn French nella parte di Geraldine Granger, racconta la storia dell’inatteso arrivo di un vicario donna presso la minuscola comunità di Dibley. Il villaggio è popolato di personaggi uno più assurdo dell’altro (generalmente impegnati in questioni altrettanto assurde) al punto che, con il passare del tempo, l’ecclesiastica figura femminile, all’inizio guardata con sospetto dalla comunità, risulta essere invece la persona più normale di tutti. Mi raccomando: quando li vedete, arrivate fino in fondo, titoli di coda compresi; c’é sempre un delirante, imperdibile sketch giusto negli ultimi secondi come ciliegina sulla torta.
L’intera serie è disponibile QUI». Nella nuova pagina che si aprirà troverete la playlist della serie, ovvero la raccolta in ordine degli episodi. Potete scegliere se godervi lo spettacolo in automatico, cioè passando da un video all’altro senza interruzione (cercate l’opzione riproduci tutti i video in cima alla lista) o se vedere una per una le singole puntate.
La serie (che già dal titolo “Fatti” dice tutto) è una delle prime cose nate dalla mente geniale degli amatissimi Edgar Wright e Simon Pegg. Il primo regista, il secondo sceneggiatore e attore, Wright e Pegg sono famosi per aver realizzato i film Shaun of the dead (La notte dei morti dementi) e Hot Fuzz, due opere che adoro e di cui consiglio vivamente la visione in inglese. Insieme a loro c’é Jessica Hynes (sceneggiattrice e attrice) e l’immancabile amico Nick Frost (attore). La storia, apparentemente semplice, inizia quando i due protagonisti Tim e Daisy si ritovano costretti a cercarsi un nuovo appartamento. Il primo, buttato fuori di casa dalla fidanzata, è un fumettista (nonché un geek da manuale) mentre la seconda, in fuga dalla vita squinternata del gruppo di squatters con i quali convive, è una aspirante (pigrissima) scrittrice. I due si incontrano per caso in un caffè e fanno amicizia, decidendo alla fine di fingersi sposati per poter affittare un appartamento a modico prezzo offerto però solo a coniugi. La parte del leone la fanno i personaggi, che sono tutti disegnati con incredibile amore -ed umorismo- da Penn e Hynes trasformando quella che poteva risultare una storiellina semplice semplice in un continuo fuoco d’artificio di creatività.
Ambientato verso la metà degli anni ‘60, Heartbeat è una delle più longeve serie trasmesse dalla televisione Inglese, ben 18 ininterrotti anni fino ad oggi. Tratto dai romanzi autobiografici di Nicholas Rhea, Heartbeat racconta la storia del Connestable Nick Rowan (un agente semplice di polizia) che insieme moglie Kate (giovane medico) viene trasferito dalla caotica Londra al più (apparentemente) tranquillo paesino rurale di Aidensfield nello Yorkshire del nord. La serie è affascinante sia da un punto di vista di sceneggiatura, originale e divertente e perfettamente calibrata fra il dramma (incredibile quanti crimini avvengono in quel villaggio!) e la commedia, sia nello stile della fotografia, quasi indistinguibile da quella dei veri sceneggiati televisivi fine anni ‘60. Quest’ultimo punto in particolare, crea nello spettatore una sensazione di totale perdita del senso della realtà. Gli episodi infatti sono girati in maniera talmente storicamente autentica da far dimenticare fin da subito che si tratta di una produzione degli anni ‘90, illusione rafforzata dal fatto che originalmente Heartbeat fu trasmesso senza interruzioni pubblicitarie. La particolare atmosfera delle prime serie è purtroppo andata perduta col passare del tempo, sopratutto dopo l’avvento del digitale che negli ultimi anni ha sostituito la pellicola, ma la serie resta comunque valida e godibilissima, anche se ormai quasi tutti i personaggi principali, ahimè, non ci sono più (gli attori non sono deceduti, hanno solo cambiato ruolo o mestiere!).
Non a tutti piace la fantascienza ed il numero si restringe ulteriormente se si parla di Doctor Who (o si ama, o si odia) ma questa serie fa talmente parte della cultura Anglosassone da essere un must per chi vuole sentirsi veramente parte del Regno Unito! E’ la serie di fantascienza più longeva del mondo, 26 anni ininterrotti dal 1963 al 1989, dopodiché un film tv nel ‘96 ed il ritorno in pompa magna nel 2005. Dell’intera serie, vi consiglio di cominciare proprio dagli episodi dal 2005 ad oggi per poi, eventualmente, scavare a ritroso nelle varie epoche.
Altra serie di fantascienza trasmessa dal 1988 al 1999, Red Dwarf non ha raggiunto la fama di Doctor Who ma si è guadagnato un posticino di riguardo nel cuore degli Inglesi a causa della particolare miscela fantascienza-comicità che la rende unica. E’ la storia di una nave spaziale, il Red Dwarf, sulla quale lavora come aiuto-meccanico Dave Lister, ragazzotto simpatico ma di scarse qualità. Suo compagno di cuccetta è l’inflessibile e insopportabile Arnold Rimmer, ufficiale di basso grado. Durante un viaggio extraplanetario, Dave Lister viene arrestato perché si rifiuta di confessare dove abbia nascosto la gatta Frankenstein, portata a bordo di nascosto contravvenendo alle regole della compagnia. Per punizione viene messo in animazione sospesa fino al rientro sulla Terra ma durante il viaggio di ritorno, una fuga di radiazioni uccide l’intero equipaggio. 3 milioni di anni dopo, quando le radiazioni sono finalmente scomparse, il computer di bordo rianima Lister che si ritrova perso nello spazio e solo. O almeno così crede lui. In realtà la gatta Frankenstein, sopravvissuta alle radiazioni perché sigillata in una parte protetta del cargo, ha dato origine ad una stirpe di gatti che in 3 milioni di anni si sono evoluti in forma umanoide ed il defunto Arnold Rimmer è stato “ologrammizzato” e riportato in pseudo-vita dal computer di bordo.
La serie è particolare e non piacerà a tutti, ma vi consiglio di non fermarvi al primo episodio, scaricatene una decina e guardateli, prima di decidere. Vi confesso che, nonostante la trovassi piuttosto bruttina all’inizio (lo stile è tipo sit-com, un po’ “povero” per capirci) è bastata qualche puntata per affezionarmici perdutamente.
Questa serie, originata (come il sopra citato Red Dwarf) da un programma radiofonico della BBC 4, è già un classico. Matt Lucas e David Walliams, interpreti, sceneggiatori e registi, danno vita a ben 39 diversi personaggi nel tentativo, riuscitissimo, di raccontare la moderna Gran Bretagna ed i suoi abitanti. La loro commedia, brillante e intelligente, ricorda i Monty Python ma è più feroce, più trasgressiva; i personaggi sono chiassosi, colorati, le vicende assurde e tremendamente umoristiche.
PS: il narratore fuori campo dalla splendida pronunzia Inglese è Tom Baker, amatissimo 4° Dottore della serie Doctor Who, l’unico ad apparire in Italia intorno agli anni ‘80 (era quello con la sciarpa lunghissima, per intenderci).
Trasmessi in Italia e doppiati anche molto bene, la versione originale di questi film risulterà piuttosto difficile da capire per i neofiti a causa del linguaggio “antico” e dei dialoghi spesso recitati a bassa voce. In ogni caso è una serie che vale la pena vedere, realizzata con grande attenzione ed interpretata da un superlativo Derek Jacobi. Racconta le vicende di Cadfael, un ex-crociato divenuto in tarda età frate Benedettino, e si svolge nel 1100 in un Inghilterra dilaniata dalla guerra civile di Re Stefano contro la Regina Maud. Le storie narrate nel telefilm sono tratte dai libri di Ellis Peters ma sono spesso rielaborate (in alcuni casi stravolte) pur rimanendo molto ben fatte. La cosa positiva di queste differenze è che si può tranquillamente guardare i film senza rovinarsi un’eventuale successiva lettura dei romanzi (cosa che, naturalmente, consiglio).
Life on Mars
Genere: poliziesco, drammatico, fantasy
Ah, la mia preferita! Trasmesso anche in Italia, questa geniale creazione di Matthew Graham, Tony Jordan e Ashley Pharoah è uno strano miscuglio di generi, a metà fra il poliziesco ed il fantasy. L’ispettore di polizia Sam Tyler, investigando su una serie di omicidi nel 2006, viene accidentalmente investito da un auto. Risvegliandosi però, scopre di aver fatto un salto temporale all’indietro. Si trova infatto nel 1973, trasferito di fresco (e senza che lui ne abbia memoria) nelle forze di polizia di Manchester. Per tutta la serie, Sam continuerà a chiedersi se stia vivendo in un sogno o se è la vita (futura) come lui la ricorda ad essere invenzione della sua fantasia.
Jon Simm è bravissimo e commovente in una parte, quella di Tyler, che rischiava di trasformarsi in una macchietta da avanspettacolo ed il -veramente- grande Philip Glenister non è da meno nei panni del burbero, rozzo eppur estremamente efficace ispettore capo Gene Hunt. La ricostruzione storica, ancora una volta, è da applauso con abiti, auto, musica, tutto rigorosamente anni ‘70.
Tutti i fans di Doctor Who sapranno a questo punto il nome dell’11° dottore che sostituirà David Tennant dal 2010, tale semisconosciuto Matt Smith. Personalmente la scelta mi lascia molto perplessa, troppo giovane per la parte e con una testa decisamente troppo… ehm…cubista (vedi QUI) ma, vabbé, tanto ormai sembra che la BBC si sia messa d’impegno a sotterrare -ancora viva- la serie (e questo declino forzato risale già dai tempi dell’abbandono di Billie Piper, più o meno); a questo punto ogni speranza è riposta in Steven Moffat che però, a mio avviso, farebbe meglio a rimettersi a scrivere episodi come Blink o The Empty Child invece di giocare a monopoli travestito da produttore, ma tant’è…
In ogni caso, oggi il mio disappunto è stato in parte mitigato da un nuovo video della Reverse The Polarity Productions fondata dal geekissimo Rick Kelvington, ormai famoso per i suoi eccellenti “mashup”, clips realizzate unendo sapientemente serie o film diversi. Doctor Who incontra Star Trek; e l’universo non sarà più lo stesso, verrebbe da dire. Mi raccomando, guardate i titoli di coda perché, come in ogni telefilm di Doctor Who che si rispetti, alla fine c’é il trailer del prossimo episodio. Buona visione.