La deriva degli incartamenti

Visto che la settimana scorsa, nel post dedicato a Bert Simons, mi sono ritrovata a parlare di arte in tono semiserio (ogni tanto ci vuole) oggi voglio deliziarvi con altri -deliranti- esempi di 3D papercraft(ing). Se guardandoli vi venisse da chiedervi “MA PERCHE’ ?!” non fatelo, tanto non esiste risposta.

Una bella bistecca di carta (in versione prima e dopo cottura):

Scaricate qui (se proprio volete) i modelli da ritagliare e gli schemi per il montaggio:
http://www.wombat.zaq.ne.jp/fare/steak.html

Un bel pollo arrosto con relativa pirofila:

Cartamodelli eccetera qui:
http://www.wombat.zaq.ne.jp/fare/chicken.html

Una vespona gigante ( è fatta davvero bene, fa anche un po’ senso):

Cartamodelli e schemi:
http://www.wombat.zaq.ne.jp/fare/vespa.html

Uno scorpione (questo fa decisamente senso!)

Esoscheletro… oops intendevo dire cartamodello qui:
http://www.wombat.zaq.ne.jp/fare/scorpion.html

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La Canon sponsorizza un sito molto divertente dedicato al 3D papercrafting ed è zeppo di modelli un pochino più graziosi delle vespone e degli scorpioni giapponesi.

Creative Park – 3D papercraft
http://cp.c-ij.com/english/3D-papercraft/

E se proprio volete esagerare e avete circa un milione di anni a disposizione…

Build your own Chicago
http://www.buildyourownchicago.com/

Per quanto io abbia scherzato nel presentarle, devo ammettere che guardare queste assurde costruzioni di carta mi piace da morire. Non avrò MAI la pazienza di realizzarne neppure una probabilmente, ma mi diverte enormemente vedere le creazioni di altri. Per questa ragione accludo una serie di links, casomai vi siate incuriositi e vogliate saperne di più.

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Ben Miller assembla “Howl’s Moving Castle” (video e foto)

Paper Forest blog

Yamaha papercraft

Flying Pig

Papercraft world

E per i veri appassionati, qui sotto trovate il sito del programma Pepakura, un software (a pagamento) che permette di trasformare un disegno realizzato su piattaforma 3D in cartamodelli pronti da ritagliare ed assemblare. Questi i formati supportati:

Wavefront OBJ                          3DS Max 3DS                  Google Earth 4KML KM
AutoCAD DXF                             Lightwave LWO              STL(Binary format) STL
Metasequoia MQO

http://www.tamasoft.co.jp/pepakura-en/

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Se vi siete persi i precedenti articoli della serie “Incartamenti” potete leggerli qui:
Incartamenti (parte I)
Incartamenti (parte II)
Incartamenti (parte III)
Incartamenti (parte IV)

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Less is more

Proprio quando pensi che un media abbia raggiunto l’apice della sua parabola e che non sia possibile reinventarlo senza snaturarlo dell’originale impatto visivo/emotivo, ecco che arrivano persone illuminate come Moose capaci di rivoluzionare un intero concetto artistico ribaltando il principio stesso del “lasciare un segno di se”, e cioè togliendo invece di aggiungere.

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Comunicazione di servizio

A causa della mia stupidissima distrazione e del fatto che spesso mi ritrovo costretta a cancellare un mucchio di roba dagli hard disk esterni per recuperare spazio, mi sono accorta che molte foto pubblicate in articoli precedenti al novembre 2007 sono andate irrimediabilmente perdute. Mi sono messa subito al lavoro per ripristinarle ma la cosa potrebbe richiedere un po’ di tempo perché molta della grafica va ridisegnata partendo da zero. Per motivi tecnici sono anche scomparsi i tre articoli intitolati “Alla ricerca dell’ispirazione perduta” nel capitolo “The Victorian Explorer” ma fortunatamente conservo gli scritti originali e li ripubblicherò appena avrò riesumato le relative foto, disegni e mappe. Mi scuso con i lettori per il contrattempo.

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Incartamenti (parte IV)

Bert Simons è un artista Olandese un po’ fuori dal comune. Non solo crea lavori interessanti, non solo ha elaborato una tecnica che è allo stesso tempo antica e ultra-moderna utilizzando la carta come materia prima e l’elaborazione digitale in 3D come fase di pre-produzione; oltre a tutto questo, Bert Simons ha decisamente una marcia in più: è una persona dotata di un formidabile senso dell’umorismo.

Vedendo il suo ritratto realizzato come “3D papercraft” cioè quella tecnica (oggi particolarmente amata dai Giapponesi) che consiste di assemblare oggetti in tre dimensioni partendo da parti ritagliate nella carta, viene subito da immaginarsi che un’idea così elaborata deve sicuramente derivare da un complesso motivo di ragioni, da una filosofia esistenziale probabilmente, e forse anche da un tentativo di superare i cliché dell’arte moderna avvalendosi di materiali poveri.

Ehm… ecco, come dire… la verità è un po’ diversa…

“Qualche tempo fa ho avuto la mia personale crisi di mezza età e continuavo a pensare a quale senso la mia vita avesse, a cosa sarebbe restato di me una volta trapassato e cose così. In quel periodo era evidente che non avevo un talento artistico abbastanza speciale da lasciare un segno nella storia; non me l’ero cavata granché bene nemmeno con la produzione di figli che riflettessero la mia esistenza ne’ nella ricerca di un’anima gemella che avrebbe pianto la mia scomparsa. Perciò ho cominciato a pensare che una volta defunto sarei stato semplicemente dimenticato. Il che è ovviamente un pensiero orrendo. Ma invece di deprimermi inutilmente, mi sono messo alla disperata ricerca di una soluzione e mi è venuta un’idea: e se clonassi me stesso? Un numero maggiore di me potrebbe sicuramente avere maggiore fortuna di un Bert singolo.

Se fate click su questo link >> si aprirà un documento di 12 pagine in formato pdf. Se salvate e stampate il pdf su fogli di carta da 80 gr. potrete mettervi ad assemblare il vostro Bert personale.

Al momento alcuni cloni stanno vivendo vite felici in varie parti del mondo. Potete tenervi aggiornati del loro numero facendo click QUI >>.”

Nell’immagine qui sopra: troppo poveri per permettervi di spendere 4.000 dollari per una bambola a luci rosse in silicone ultra-realistico made in Japan? Bert ha trovato la soluzione. Meno morbida, probabilmente, ma vuoi mettere il piacere del “fai da te”?

Il sito di Bert Simons
http://www.bertsimons.nl/

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Se vi siete persi i precedenti articoli della serie “Incartamenti” potete leggerli qui:
Incartamenti (parte I)
Incartamenti (parte II)
Incartamenti (parte III)

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Ci sono dei momenti…

Ci sono dei momenti che ti chiedi se hai fatto la scelta giusta a mollare tutto per inseguire l’ispirazione del momento…
Ci sono dei momenti che sembra proprio che non ce la farai mai, perché la concorrenza è spietata e là fuori ci sono milioni di persone con molto più talento di te…
Ci sono dei momenti che ti domandi con orrore fino a quando riuscirai a tenere duro e giorno dopo giorno le valigie riposte nell’armadio sembrano farsi sempre più minacciose ogni volta che apri i cassetti per prenderti un cambio di calzettoni….
Ci sono momenti in cui continui a chiederti “ma perché non riesco a vendere nulla?” e cominci a pensare che quello che credi sia talento in realtà sia solo convinzione personale…

Poi vendi la prima illustrazione e all’improvviso smetti di farti tante seghe mentali, stappi una bella bottiglia di birra per festeggiare e dici a te stessa con ammicco da sbruffona “Ah, ma io ero certa che sarebbe successo!”.

Sono proprio una bugiarda senza vergogna!

Amici americani, se leggendo il giornale in questi giorni vi capitasse di vedere questa immagine (pagina interna, 1/4 di pagina, tiratura nazionale di 100.000 copie) perfavore fatemelo sapere!

Oh! Mi sa che questa notte finalmente dormirò senza avere incubi!

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