Incartamenti (parte II)

Abbiamo già avuto modo di vedere cosa l’inventiva di Brian Dettmer è riuscita ad estrapolare partendo da un libro, un bisturi e una quantità considerevole di originalità (se non avete letto il precedente post a lui dedicato lo trovate QUI).

Ultimamente, uno degli artisti che preferisco è Thomas Allen. Sarà forse perché la fotografia è parte integrante delle sue opere o per il fatto che Allen manipola le illustrazioni di copertine di certi vecchi romanzi che tanto mi ricordano la mia infanzia, non saprei. Cosa certa è che trovo i suoi “pop-ups” estremamente creativi.

Allen utilizza quasi prevalentemente libri in formato paperback con copertine illustrate di cartoncino leggero. Questi volumetti, definiti “pulp” perché ottenuti pressando il “pulp wood”, cioè legno di bassa qualità, ebbero enorme successo dagli anni ‘20 agli anni ‘50 dato che venivano venduti a pochi centesimi e godevano quindi di un’ampia diffusione. Le storie erano generalmente dei noir piuttosto violenti e le copertine mostravano spesso donnine in abiti discinti.

La bellezza dei lavori di Allen deve molto all’allestimento teatrale della scena. I personaggi delle copertine, ritagliati, sollevati e posizionati in piani prospetticamente diversi, creano nello spettatore l’immersione momentanea in una storia fittizia non necessariamente collegata ai libri utilizzati.

L’utilizzo della fotografia come media di sintesi trasforma infine il diorama cartaceo in una specie di istantanea di un momento. I diversi piani prospettici, infatti, vengono separati ed intensificati grazie alla ridotta profondità di campo, esattamente come succederebbe con soggetti reali. Questo crea un sorprendente effetto tridimensionale, graficamente molto piacevole da guardare.

Un altro dettaglio che porta ad amare particolarmente le opere di Allen, è l’aspetto ludico delle sue creazioni. Le piccole sagome ritagliate che si stagliano nel fotogramma sollevandosi dalle copertine ricordano infatti i pop-up books, quei libri per bambini dove, aprendo due pagine, una serie di immagini bidimensionali ripiegate si alzano creando una fantastica scena in rilievo.

I pop-up books sono libri che derivano storicamente dai così detti “movable book”, volumi originariamente dedicati agli adulti e non ai bambini; il primo movable book conosciuto infatti è un manoscritto del 1306 con un meccanismo di carta ritagliata per calcolare le varie posizioni astrologiche. I pop-ups hanno da secoli esercitato un grande fascino sui bambini e per questo erano utilizzati intorno ai primi del ‘900 come strumenti di insegnamento. In seguito, “ingegneri della carta” come Robert James Sabuda e Matthew Reinhart hanno trasformato questo fenomeno editoriale in un vero e proprio movimento artistico.

Robert James Sabuda

Matthew Reinhart

Per saperne di più:

Le immagini di Allen esposte presso la Joseph Bellows Gallery
http://www.josephbellows.com/exhibitions/2006_3_thomas_allen/

Altre immagini presso la Foley Gallery
http://www.foleygallery.com/artists/artist_ins.php3?artist=8

Sulla letteratura “pulp”
http://en.wikipedia.org/wiki/Pulp_magazine

Sui pop-up books
http://en.wikipedia.org/wiki/Pop-up_book

Su Robert James Sabuda
http://en.wikipedia.org/wiki/Robert_Sabuda

Il sito ufficiale di Robert James Sabuda
http://www.robertsabuda.com/

Il sito ufficiale di Matthew Reinhart (imperdibile)
http://www.matthewreinhart.com/

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