L’oscurità ha molti occhi

Il New York Times online, qualche tempo fa, ha proposto una controversa raccolta di fotografie in concomitanza con la mostra “The Park” di Kohei Yoshiyuki alla Yossi Milo Gallery in New York. Si tratta di una serie di fotogrammi notturni datati 1970, stampati in quel denso bianco e nero così tipico del fotogiornalismo dell’epoca e resi ancora più crudi della neonata illuminazione flash ad infrarossi. Il peculiare insieme di anomale condizioni di scatto unite a situazioni, personaggi e luoghi all’apparenza assolutamente surreali, genera un’incredibile collezione di immagini che dopo un primo momento di curiosità e un vago senso di divertimento diventano, col procedere della visione, sempre più inquietanti. Trattandosi però di scatti di quasi quarant’anni fa e rappresentando un comportamento sociale tanto disturbante quanto diffuso all’epoca, il loro valore documentaristico prevalica qualsiasi senso di fastidio e merita effettivamente di essere conosciuto.

Fate click qui per vedere le foto e ascoltare il commento di Philip Gefter (NYT)

La storia dietro questi scatti è particolare: Yoshiyuki all’epoca era un fotografo commerciale e viveva a Tokio e una sera, passeggiando con un amico presso il Chuo Park di Shinjuku, i due notano una coppia sdraiata sull’erba e poco distante, un uomo strisciare verso di loro, subito seguito da un altro. “Avevo con me la macchina fotografica ma era ormai troppo buio.” racconta il Yoshiyuki in un intervista del 1979. Il fotografo scopre quindi che Kodak ha messo in commercio da poco delle speciali lampadine ad infrarossi per flash e da quel momento, e per i successivi anni, i parchi di Tokio diventano il suo interesse principale, fotografando coppie eterosessuali ed omosessuali intente in incontri intimi e spiate a corto raggio da guardoni abituali.

“Prima di cominciare a scattare foto, ho frequentato il parco per sei mesi senza macchina fotografica. Il mio intendo era di fare amicizia con i voyeur. Per poter ritrarre quelle situazioni era necessario che i guardoni si fidassero di me. Alla fine mi comportavo esattamente come uno di loro, con la sola differenza che avevo con me una piccola fotocamera e la puntavo verso di loro e non sulle coppie. La mia intenzione, naturalmente, era registrare quello che accadeva nel parco perciò non ero un vero e proprio guardone, ma credo che già il fatto di scattare foto sia un atto di voyeurismo perciò, a pensarci bene, potrei essere comunque un guardone perché sono in effetti un fotografo.”

“Le coppie, il più delle volte, non si accorgevano minimamente di tutto quello che accadeva loro intorno. I guardoni cercavano di spiarle da lontano al principio, e poi lentamente si avvicinavano nascondendosi fra i cespugli e continuavano a strisciare fino a trovarsi a pochi centimetri dai due. Qualche volta accadeva che uno dei voyeur non resistesse alla tentazione ed allungasse la mano: in quel caso potevano essere veramente guai seri.”

Una breve galleria di 13 immagini con commenti (Guardian)
http://www.guardian.co.uk/arts/gallery/2007/oct/18/art.photography?picture=331008260

Le pagine dedicate a Kohei Yoshiyuki presso la Yossi Milo Gallery
http://www.yossimilogallery.com/artists/kohe_yosh/?show=0#title

Un articolo dell’Herald Tribune
http://www.iht.com/articles/2007/09/24/arts/gefter.php?page=2