Bestioline

Da vecchia navigatrice di internet, col passare degli anni, la mia curiosità intellettualoide si è spostata di ciber-isola in ciber-isola saltellando a mo’ di pellicano impazzito fra le varie utility fornite dalla rete. Dalle primissime, monocromatiche chat (si parla di prima che esistesse una codificazione ufficiale di internet, quando ci si collegava in Agorà per comunicare con l’iperspazio, gli -splendidi- quarantenni avranno forse memoria di tali malinconiche rimembranze) sono poi passata ad Altavista (primo motore di ricerca realmente efficiente) e in seguito Google, per approdare infine ai meta-motori, cioè quelle pagine che permettono di effettuare una ricerca su molti motori in contemporanea.
Negli ultimi tempi, invece, vuoi perché con il lavoro i miei interessi si sono alquanto specializzati, vuoi perché ormai (almeno per il momento) preferisco utilizzare internet per scopi più ludici che didattici, la mia migrazione virtuale è finita coll’approdare alla Tortuga visionaria di Youtube e di lì non si è praticamente più mossa.
Sicché, sottovalutando come molti questo gioioso televisore virtuale, ecco che di tanto in tanto resto basita nello scoprire informazioni assolutamente culturali sepolte della massa dell’immondizia. La gioia è oltretutto duplice perché all’ottenimento dell’informazione, cosa già positiva di per se, si somma la delizia di poter vedere con i propri occhi di che cosa realmente si stia parlando.
Ecco dunque che per puro caso, come spesso accade, qualche tempo fa inciampo sul nome di tal Theo Jansen, un artista Olandese che però nasce e cresce -intellettualmente- come studente di fisica ed ingegneria meccanica. Quest’uomo, che io ho amato fin dal primo istante sentendolo parlare dei suoi “animali” prima ancora di vederli e, soprattutto, prima ancora di capire che cosa fossero, sembra vacillare dalla pura follia astratta del genio alla totale, inoppugnabile logica dello scienziato. Non voglio oltremodo descriverlo, perché la sorpresa merita di venire scoperta poco per volta, come è successo a me. Perciò vi esorto a prendervi dieci minuti di pausa, a versarvi qualcosa da bere, a sedervi comodi e guardarvi i filmati che seguono (qualche ohhhhh di meraviglia è garantito). Buona visione.

Link utili:

Sull’arte cinetica:
http://www.wikiartpedia.org/index.php?title=Arte_cinetica_e_programmata (in italiano)

Su Theo Jansen:

Informazioni varie:
http://www.mymedia.it/jansen.htm (in italiano)
Un’intervista:
http://www.artificial.dk/articles/theojansen.htm
Il sito ufficiale:
http://www.strandbeest.com/index.html

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Imparare meditazione vulcaniana

spock

Reduce da una intensa quanto festosa serata trascorsa nell’East London, dato la momentanea incapacità ad affrontare argomentazioni di una certa profondità (il mio cervello ancora galleggia nella birra) mi è tornato in mente una conversazione avuta tra la prima e la terza pinta, non so dirvi con certezza in quale punto della serata. Raccontavo ad alcuni nuovi amici che gestendo un blog si ha la possibilità di conoscere i lettori attraverso piccoli dettagli all’apparenza insignificante. Le statistiche degli ingressi, infatti, permettono di ricavare qualche informazione, per la maggior parte innocue come la città da cui uno si collega, il sistema operativo utilizzato e le pagine visitate. In mano ad un professionista, queste notizie possono diventare un ottimo strumento per ampliare il bacino d’utenza e accrescere la propria fama e/o trarre un guadagno dal proprio sito: in mano mia, ovviamente, sono del tutto inutili, a parte la soddisfazione personale di poter intuire l’identità approssimativa (molto approssimativa) degli aficionados del blog. La cosa che però trovo veramente divertente delle statistiche, è il fatto che quelle parole o frasi utilizzate nei motori di ricerca che hanno condotto un lettore alle mie pagine, restano per un breve periodo registrate. Ecco dunque la top ten delle frasi più esilaranti. Selezione difficilissima. Sono tutte frasi vere, non invento nulla (nemmeno la mia più sfrenata fantasia potrebbe concepire qualcosa del genere, sopratutto oggi). Se vi riconoscerete, non prendetevela a male: non rido di voi bensì rido con voi. Ok ok, rido anche un po’ di voi, però vi voglio bene.

Numero 10:
“Uccelli da voliera” a parimerito con
“Stormo di uccelli” e ovviamente l’immancabile
“Uccello”
Sempre pensato, l’ornitologia è una scienza sottovalutata.

Numero 9:
“Carnevale rio nude”
Non mi pare necessiti di commenti. Infondo è capitato a tutti, prima o poi, di cercare articoli su questo argomento. Beh, magari non proprio a tutti…

Numero 8:

“Uomo con un anfora di vino”
Non chiedetemi, non ho idea perché qualcuno dovrebbe cercare in rete un uomo con un’anfora di vino. Ancora peggio, non mi capacito che questa frase abbia condotto qualcuno al mio blog…

Numero 7:
“Fontana di Dio”
Bellissima, se la mettiamo insieme all’uomo con un anfora di vino, potrebbe uscirne una sceneggiatura per un film neorealista.

Numero 6:
“Ho rinunciato a masterizzare video youtube”
Me ne rammarico, sentitamente. Ma insisti, prima o poi ce la fai.

Numero 5:
“Ti dimentichi di me?”
Col punto interrogativo. Una preghiera, una speranza o un’invocazione?

Numero 4:

“Comprare anfetamine”
Immagino la delusione del lettore quando questa frase lo ha portato alla pagina dedicata al mio mal di denti…

Numero 3:
“Imparare meditazione vulcaniana”
Assolutamente d’accordo, voglio impararla pure io, qualsiasi cosa sia.

Numero 2
“Blog sull’amicizia vera” seguito da un più accomodante
“blog sull’amicizia”
Qualche volta bisogna ridimensionare le proprie aspirazioni.

Numero 1, in assoluto, senza possibilità di parimerito:
“Non tornare mai indietro paz”
Pura coincidenza, agghiacciante sincronismo oppure un messaggio subliminale inviato da qualcuno che mi conosce? E si tratta di un amico o di un nemico, di un’esortazione o di una minaccia?

Al prossimo mese con la nuova top ten. Partecipate numerosi, ricchi premi e cotillon.

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Un tuffo nel passato

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Una cosa che la maggior parte di voi non sa (o meglio non può sapere visto che fino ad ora non credo di averne fatto parola sul blog) è che la sottoscritta, per molti anni, è stata proprietaria di un negozio di acquari. Specifico subito che si trattava di un negozio molto sui generis (e non c’è da sorprendersi, essendo mio…) dove al primo posto veniva la salute ed il benessere degli animali, al secondo c’era il desiderio di trasmettere una visione “secondo natura” di questo hobby seguito poi il mio personale desiderio di approfondire e studiare l’argomento e dal piacere di frequentare persone sensibili alle tematiche ambientaliste. Solo per ultimo veniva l’interesse finanziario: va da se ovviamente, viste le premesse, che dopo sette anni ho chiuso il negozio in perdita, ma è stata comunque un’esperienza estremamente istruttiva che ha lasciato anche qualche piccola traccia nella storia dell’acquariofilia Italiana.
Orbene: stanotte, dando un’occhiata al mio sito walkongrass.com (devo fare alcuni opportuni cambiamenti grafici per includere la questione Alamy) mi è caduto l’occhio su un breve capitolo dedicato al mio passato di acquariofila e mi sono ritrovata a guardare un vecchio clip pseudo-documentaristico che avevo girato (con pochi mezzi ma tanta buona volontà) nel 2001. In pratica si trattava di una ricerca dedicata alla micro-fauna d’acqua dolce, per intenderci quell’universo di microorganismi che nasce spontaneamente un una vasca quando le condizioni ambientali sono ideali ma che passa generalmente inosservato, vuoi perché le creature sono per la maggior parete invisibili ad occhio nudo, vuoi perché, una volta immessi i pesci, questi si pappano allegramente tutti i microorganismi (cosa del tutto normale perché la natura li crea anche un po’ per questo).
La micro-fauna acquatica è stata ampiamente studiata in passato perciò non si può dire che la mia ricerca sia “arrivata là dove nessun uomo è mai giunto prima”, no, niente di che; ma un piccolo pregio le va riconosciuto, cioè il fatto che la visione di queste creature è da sempre stata documentata con esemplari isolati su un vetrino del microscopio mentre il mio intento era quello di osservarli e riprenderli nel loro ambiente naturale. Il risultato è stato un lungo documentario che poi ho ridotto ad un clip di qualche minuto per presentarlo al Quarto Congresso Italiano di Acquariofilia a Milano a seguito di una menzione d’onore per la mia ricerca. Nel guardarlo tenete presente che quasi tutte le creature sono ampiamente al di sotto del millimetro; gli animali più grandi, gli Ostracoda (che sono quei buffi crostacei ovali che sgambettano come forsennati) ed i Mollusca gastropoda (le chioccioline rotonde che leccano il vetro con accanita passione) arrivano a misurare massimo i due millimetri.

In caso siate interessati a saperne di più sul mio passato di acquariofila, vedere le mie vasche e leggere alcune note riguardo il MicroMondo, qui di seguito vi fornisco qualche link:

Note e foto sui miei acquari >> (in inglese)

Un atlas descrittivo delle creature del MicroMondo >> (in inglese)

Una serie di foto tratte dall’intera documentazione visiva raccolta >>
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