Influenza

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Come al solito sono stata latitante, ma stavolta ho una buona scusa: mi sono ammalata. Mi succede regolarmente nel cuore dell’inverno anzi, ad essere specifici, mi succede ogni febbraio; c’è chi è vittima delle malattie di stagione, io invece soccombo ad uno specifico tipo di influenza annuale, sempre lo stesso, con gli stessi sintomi e le stesse conseguenze. Siccome, manco a dirlo, sono una personcina ben strana, trovo che questa malattia periodica sia tutto sommato una buona cosa perché, a parte un primo giorno di mal di gola allucinante, che è il biglietto da visita di questo mio personale virus residente, il resto è solo puro rimbambimento ed onirico stato catatonico, il che, per quanto mi riguarda, è il paradiso.
Il fatto è che tendo ad essere un tantino troppo celebrale, per la maggior parte del tempo: precisiamo, non celebrale in senso di “intelligente”, no, anzi, l’opposto: se esiste un pensiero che mi possa dare stress, ecco, quello è mio! Lo accolgo, lo cullo, lo nutro finché, da esile pargoletto non diventa un villoso energumeno che ricambia il mio insensato affetto con dosi massicce di calcioni nel sedere. Ultimamente la mia personale condanna è la perenne convinzione di fare troppo poco, specialmente per quanto riguarda il lavoro, e questa cosa, manco a dirlo, mi porta irrimediabilmente a fare troppo. Questo circolo vizioso rischierebbe di non finire mai se non accadesse annualmente il miracolo biologico dell’influenza, che letteralmente mi tramortisce, portandomi in dono una salutare mummificazione mentale ed un ancor più gradito trapasso fisiologico.
Sicché, momentaneamente disabilitata dal morbus gravis, mi sono finalmente concessa una settimana di totale fancazzismo, sbattendomene allegramente delle preoccupazioni quotidiane per immergermi in un suadente corollario fatto di zuccheratissimi tè bollenti al limone (zucchero vero, mica dolcificante!) tortine farciti di creme, dolcetti ultra-calorici coperti con glassa spessa un dito, pisolini non-stop sul divano ed un totale, godurioso abbandono alla visione ininterrotta di tutte le stagioni di una serie televisiva a mia scelta. Quest’anno mi sono Buffizzata, divorando 7 stagioni dell’Ammazza Vampiri nel giro di 7 giorni, un record, credo, nell’olimpo delle competizioni interregionali degli ospedali psichiatrici.

Detto questo, vorrei rendervi partecipi di un -seppur modesto- lieto evento che merita un qualche festeggiamento, suppongo: finalmente il mio primo batch di illustrazioni è in vendita ad Alamy e devo dire che vedere le immagini nelle pagine dell’agenzia mi fa una certa impressione. Siccome fino ad ora ho potuto pubblicare ben poco delle mie cose qui sul blog, rimedio adesso fornendo il link per la mia sezione in Alamy. A tutti quelli che mi avevano chiesto di vedere i miei lavori, eccoli qui, spero vi picciano.

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I hate you Bill, I hate you so very, very much

kyle

Come risolvere un problema all’apparenza irrisolvibile, dove Windows si ostina a credere che un firewall è attivo mentre voi lo avete diligentemente disinstallato? Semplice: disattivando l’intero sistema di sicurezza di Windows.
Spento questo inutile orpello (io non uso il firewall di XP e il mio antivirus è esterno al sistema) la connessione internet, come per magia, si è riattivata e le porte del mio router -apriti sesamo!- si sono spalancate.
Tutto è bene quel che finisce bene, dunque? Probabilmente sì… Ma una settimana spesa a sbattere la testa contro il muro a causa di un bug di Windozz (e anche di ZoneAlarm, che ci ha messo del suo ed a cui non risparmio i meritati accidenti) è davvero uno spreco di tempo ed energie. Al punto che a questa storia non voglio dedicare un solo secondo di più.

Da visitare (assolutamente!):

The secret diary of Bill Gates – Dude, I created the blue screen of death, have you seen it?
http://fakebill.wordpress.com/2007/04/

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Il Flagello di Isildur era una mammoletta in confronto… ed altre storie

Mi scuso per non aver scritto molto in questi ultimi giorni ma al momento ho dei preblemucci tecnici che mi impediscono di navigare in rete per più di cinque minuti senza dover riavviare il computer per ricollegarmi… Tutto è cominciato con la sventura di ritrovarmi contagiata dal Bagle, un bastardissimo virus che, pur essendo riuscita velocemente ad eliminare dal sistema, ha innescato una serie di malfunzionamenti a catena di cui non riesco a liberarmi… Per scaramanzia, augurandovi con tutta me stessa di non beccarvelo mai mai e poi mai, trovate QUI una paginetta dove ho scritto (con sufficente chiarezza, spero) tutte le istruzioni per debellare l’orrendo flagello e ripulire il computer senza trovarvi costretti a formattare.
Il Bagle, come dicevo, è stata la causa scatenante di una serie di problemi tecnici, alcuni risolti altri che invece necessitano di un po’ più di studio da parte mia. Ironicamente, la rimozione del virus non ha danneggiato irrimediabilmente il registro di windows, che sono riuscita a recuperare completamente. No, il guaio è stato cercare di installare la nuova versione dello Zone Alarm che da sempre è (o meglio era, a questo punto se incrocio per strada uno della ZoneLabs gli salto addosso e gli strappo gli occhi!) – il mio firewall preferito… Beh, se per caso state pensando di fare l’upgrade anche voi, state attenti: questa volta la Zonelabs ha creato un mostro, talmente iper-protettivo riguardo il vostro sistema che vi impedirà di fare praticamente qualsiasi cosa, tra cui, appunto, navigare in internet… Quindi, prima di scaricarlo, fatevi una bella ricerca su Google e leggete i post dei forum,

A parte queste involontarie distrazioni, sono comunque riuscita a portare avanti le mie illustrazioni per Alamy. Il problema di lavorare per una grande agenzia è che si deve fare i conti con un’enorme quantità di immagini messe in vendita quotidianamente. Non presentando fotografie, il tempo necessario per realizzare le mie immagini 3D è nettamente superiore a quello impiegato da un qualsiasi fotografo (al lavoro di design bisogna poi aggiungere quello del rendering che può durare giorni interi e poi ci vuole ancora altro tempo per passare le illustrazioni in photoshop e ritoccarle una per una); tutto questo, in soldoni, significa che posso offrire molto meno materiale dei fotografi (e loro sono migliaia con migliaia di foto cadauno) il che si traduce con una maggiore difficoltà a farsi notare nel marasma dell’immenso database dell’agenzia. I clienti che sfogliano le pagine virtuali di Alamy, lo fanno scrivendo delle parole chiave nel motore di ricerca interno in modo da trovare il più velocemente possibile quello che cercano. Va’ da se che a questo punto era fondamentale trovare il modo di effettuare il keywording nel miglior modo possibile (il keywording è appunto l’aggiunta dei cosidetti meta-dati alle immagini, cioè di quelle parole che poi faranno sì che un’illustrazione venga selezionata quando un cliente effettua la ricerca nel catalogo) e siccome non volevo rischiare di perdere una buona occasione di lavoro toppando proprio su una cosa così importante, ho deciso di fare le cose perbene, rivolgermi ad una società che di mestiere fa proprio queste cose, il keywording professionale. Qualche volte bisogna ammettere i propri limiti: io so di essere bravina come illustratrice, ma non parlo -e scrivo- l’inglese bene come l’italiano, e sbagliare il keywording equivale ad un suicidio commerciale. A che serve avere immagini interessanti se poi nessuno riesce a trovarle? Ad ognuno il suo lavoro, questo penso io. Ed è stata una decisione illuminata, perché scrivendo a varie società, ho ricevuto un’offerta di quelle che non si possono rifiutare dalla Jaincotech che collabora in special modo proprio con Alamy e quindi fa’ dei prezzi speciali per noi dell’agenzia. Sicché davvero mi è andata bene: nessun limite minimo di illustrazioni su cui lavorare (da altri mi è stato chiesto un pagamento anticipato di 200 immagini a 4 dollari a immagine, fate un po’ voi i conti) e per un lavoro che è veramente (tecnicamente e creativamente) splendido, mi hanno addebitato appena 1 dollaro e 63 per il keywording completo di un’immagine (sono una media di 200 parole). E sono anche stati velocissimi; è vero che al momento ho solo 24 illustrazioni pronte, però fare il keywording in meno di un giorno è stata una gentilezza davvero apprezzabile da parte loro.
Ah, io mi lamento sempre, lo ammetto, ma che felicità, che soddisfazione avere un inatteso e insperato colpo di fortuna come questo, ha riportato sul mio faccione rubicondo un bel sorriso da orecchio a orecchio, ed io sono molto più carina quando sorrido (carina… vabbé, più che altro sono molto bella dentro, ma questa è un’altra storia…).
Sicché la situazione al momento è la seguente: le immagini sono state “keywordate” tutte ed il tabulato pronto è stato spedito ad Alamy; ora bisogna solo che questi signori mi facciano la cortesia di approvare il tutto e trasferire al più presto le parole chiave alle relative immagini, dopodiché, finalmente, le mie illustrazioni potrenno essere messe in vendita… Gesù, vedo finalmente un barlume di luce, sono quasi arrivata alla fine del tunnel, ormai non ci speravo quasi più!
Se penso che quando Alamy mi aveva accettato mi ero illusa che le complicazioni fossero finite, che mi sarei occupata finalmente solo quello che mi piace fare (disegnare) senza dovermi più complicare l’esistenza con cose, sì, importanti, ma che mi mandano al manicomio, come aprire un conto Paypal per ricevere i pagamenti (e anche Moneybookers, perché pare che si paghi di meno) controllare l’estratto conto in attesa della verifica dei due suddetti conti virtuali, comunicare i relativi dati ad Alamy, inviare gli estremi della carta di credito alla Jaincotech per chiedere il pagamento automatico per il keywording che mi faranno in futuro (con firma e fotocopia del retro della carta)… Uh, chissà quante altre rotture burocratiche mi aspettano in futuro… Non voglio pensarci sennò mi viene l’orticaria!
Comunque non posso fare a meno di essere contenta: questa è l’ultima tappa di un viaggio iniziato quasi un’anno fa (e orientato a fare totalmente un’altro tipo di percorso ma si sa, la vita è imprevedibile) e ancora non mi capacito del risultato. Risultato che –mettiamo le cose in chiaro- non mi ha ancora fruttato il becco d’un quattrino; se economicamente ne valeva la pena si vedrà se e quando venderò… Però per una volta è bello avere un’idea abbastanza chiara di dove si stia andando… Non so voi, ma a me la domanda “cosa vuoi fare da grande?” mi perseguita dalla terza media… Nella vita non ho concluso molto, fino ad ora – o meglio, di cose ne ho fatte tante, ma devo ammettere nulla di cui fossi veramente fiera – ed è possibile che anche questa volta tutto si risolva in una bolla di sapone, però… lo ammetto, è perlomeno piacevole riuscire finalmente a rispondere a quella stramaledetta domanda!

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