Uff, quanti cambiamenti imprevisti! Per prima cosa vi dico che sto scrivendo dall’Italia. Sono rientrata in fretta e furia perché il mio portatile, a causa di un problema con l’alimentazione che si trascinava da qualche mese, è praticamente defunto; a quel punto, impossibilitata a lavorare sulle mie foto e illustrazioni, ho deciso di tagliare la testa al toro e scendere in patria per visitare parenti e amici e approfittare del viaggio per portare il computer al laboratorio di mio cugino Federico per vedere di rianimare la salma informatica. Ruggero (il socio di Fede nonché assemblatore/programmatore) ha detto che farà il possibile per trovare una soluzione radicale in modo che non mi ritrovi fra qualche mese di nuovo con lo stesso problema; ha parlato di un cavo fisso esterno collegato con la piastra interna che andrà poi a connettersi con il jack dell’alimentatore: tremo all’idea di tale robotica appendice ma l’importante è che me lo sistemi al più presto e che sia una riparazione il più definitiva possibile perché da quel portatile dipende la mia permanenza a Londra, e vi spiego subito il perché.
Prima è necessario che faccia un brevissimo riassunto degli ultimi avvenimenti: una settimana fa ho deciso di tentare alla fine con Alamy. Sì, lo so, ho fatto tutto un comizio su quanto il lavoro con le stock-agencies non faccia per me, che prosciuga la mia aspirazione artistica, che molto meglio concentrarsi solo sulle gallerie ecc ecc… Poi mi sono arrivate 80 sterline di bolletta della luce ed tutte le mie aspirazione si sono per magia improvvisamente ridimensionate. Che volete farci, ho un coraggio da coniglietto, io. Siccome le foto fatte appositamente per l’agenzia non mi piacevano per niente (sia come soggetti -scontati- sia per il solito problema delle ottiche economiche, il grandangolare in particolare proprio non va, troppe aberrazioni cromatiche) ho optato invece, con una botta d’orgoglio mica da poco, per l’invio di 4 fra le mie illustrazioni migliori (che appena potrò vi mostrerò): neanche tempo 24 ore per il “controllo qualità” ed ho ricevuto la risposta che avevo passato il QC a pieni voti e che erano felici di darmi il benvenuto in Alamy. Certo che il destino è proprio strano: un momento prima sei lì che ti tormenti di cosa ne sarà di te, sfigata cronica, ed il momento dopo sei presa nella 3° più importante agenzia internazionale! Fortuna ha voluto (fortuna e tantissimo lavoro portato avanti negli scorsi mesi) che avessi già pronte un’altra ventina di immagini (restava solo da ridimensionarle e passarle in rassegna intervenendo con Photoshop là dove necessario) quindi ho fatto appena in tempo a spedire 20 nuovi immagini che PAF! un odoraccio di gomma bruciata e l’alimentazione è saltata lasciandomi solo con la batteria. Al che ho dovuto immediatamente spegnere tutto per paura di consumarla inutilmente, già immaginandomi al check-in bagagli dell’areoporto, col batticuore stile “fuga di mezzanotte”, che tento inutilmente di accendere il povero relitto e vengo circondata da un orda di militari armati di mitra convinti che il portatile sia imbottito di tritolo. A tal proposito (del guasto, non del tritolo): ma è possibile che in tutta londra non esista uno dei nostri comunissimi negozietti d’informatica, che tu gli porti il portatile, loro te lo aprono e te lo riparano senza farti spendere 250 sterline per farti venire un ingegnere a casa? Vi scongiuro, se conoscete qualcuno scrivetemi l’indirizzo!
Comunque, riassumendo, al momento la situazione è questa: bloccata in patria, penso ogni secondo a Londra e a quanto mi sembra che mi manchi un pezzetto di cuore a saperla così lontana. Domanda idiota: ma secondo voi, è possibile innamorarsi di una città? Io sospetto di sì, le farfalle nello stomaco lo dimostrano… Ho mangiato pochissimo oggi ed ho vagato tutto il pomeriggio in auto attraverso la bella campagna Toscana ascoltando musica struggente e fumando una sigaretta dopo l’altra proprio come se mi avesse piantato il boyfriend… No, se c’era il dubbio ora è tutto chiaro: io non sono normale.


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