Sull’amicizia e sulle coincidenze

Sembra quasi una coincidenza, un incredibile esempio di sincronismo che Jung avrebbe trovato assai stimolante, il fatto che ogni volta le mie certezze vacillano e la mia forza di volontà si assottiglia, ecco arrivare al soccorso la mia Graziella. Merita un post a parte, questa straordinaria ragazza. Lei ne rimarrebbe sorpresa, se leggesse questo articolo, tanta è la sua modestia; perché Graziella è una di quelle rare persone che sparge a piene mani il bene senza curarsi dei ringraziamenti ne’ tantomeno della riconoscenza altrui. Qualche tempo fa l’amico Riccardo di Firenze mi domandò (parafrasando) “ma cosa ci trovi in Graziella”? Hai voglia a cercare di spiegarlo a chi è ormai insensibile alle sfumature e vede solo i colori primari. L’amicizia (quella vera) è restia ad esporsi alla luce diretta del sole, rifugge il chiassoso universo dell’ordinario e, sopratutto, rigetta d’istinto le consuetudini sociali quando queste rappresentano pura esibizione di forma. L’amicizia che mi lega con Graziella risale a 23 anni fa. Lei aveva appeno iniziato a lavorare all’agenzia immobiliare di mia madre ed io la conobbi una sera, mi pare forse verso natale e, per quanto possa sembrare strano, fin dal primo istante la sentii “familiare”, quel tipo di sensazione che capita raramente nella vita. Da quel momento siamo restate amiche e anche se in alcune circostanze le nostre strade si sono separate (a causa della mia partenza per gli Stati Uniti prima e della sua duplice maternità poi) mai si è interrotto il legame emotivo e sentimentale che ci unisce. A volte, quando mi abbandono alla rassicurante indulgenza dell’autocommiserazione, il pensiero della certezza che Grazy è in qualche modo lì con me, anche se a migliaia di chilometri di distanza, mi riporta immediatamente alla realtà: perché amare (e sopratutto) essere amati da chi si reputa straordinari ci fa sentire un po’ straordinari a nostra volta. Nella vita ho avuto molti amici; amaramente, la maggior parte di loro si è rivelata legata a me non per quello che realmente ero e sono, ma per ciò che loro volevano che io fossi. La mia vera natura è aliena ai più; alcuni non la capiscono ma la accettano, altri la trovano detestabile e vorrebbero cancellarla; tre sole persone (tre e mezzo adesser precisi) la apprezzano, la rispettano e godono nel vederla prosperare; Piero, Davide, Graziella sono i tre e il mezzo è Riccardo di Firenze che non considero tanto un amico a metà, quanto amico di quella metà di me che lo annoia di meno (e come dargli torto? A volte riesco ad annoiare persino me stessa…). Come me in passato, due su tre sono stati esiliati dalla società dei benpensanti e almeno una volta nella vita sono stati costretti ad indossare il cilicio dei lebbrosi. Il terzo ha subito (e subisce ancora) forti pressioni in famiglia per la sua impossibilità ad uniformarsi alla massa (dio ti benedica Davide!). Riccardo invece se ne strabatte di quello che pensa il resto dell’universo (e lo invidio profondamente per questo). Nel caso di Graziella, l’abito era doppiamente difficile da sopportare, perché la causa era la sua amicizia con me e non c’é al mondo cosa peggiore che venire giudicati colpevoli per i presunti delitti compiuti da qualcun altro. Eppure mai, neppure una volta, lei mi ha rinnegato: è restata irremovibile al mio fianco, facendomi scudo dalle sassate che mi arrivavano da ogni parte. E’ arrivata addirittura ad ospitarmi a casa sua per mesi, in un periodo della mia vita che definire caotico è un eufemismo. Graziella per me è un colosso inconsapevole della sua grandezza.

Quando ero in Italia, avevamo preso l’abitudine di fare colazione insieme una volta alla settimana. Di tanto in tanto ci vedevamo perché vivevamo ad una decina di chilometri di distanza, ma avevamo questa mattina speciale dove lasciavamo fuori il mondo chiudendoci nella mia “tana hobbit”, trascorrendo qualche ora a bere tè e caffè e a deliziarci con torte e pasticcini. Devo ammettere che a Londra questa consuetudine mi manca da morire, anche se abbiamo in parte risolto il problema sentendoci ogni mercoledì attraverso Skype e facendo colazione insieme a duemila chilometri di distanza (esperienza impagabile che, di per se, meriterebbe un capitolo a parte). E l’ultima volta che ci siamo parlate Grazy, un po’ preoccupata dal fatto che sto’ sempre chiusa in casa, mi ha suggerito di provare a cambiare il mio momentaneo stile di vita per staccarmi almeno per qualche ora dal mio computer e dalle mie stramaledette illustrazioni. Non posso negarlo, ha colto nel segno: lavorando in proprio si tende a dimenticare che esiste un mondo là fuori… I consigli di Graziella non vanno mai presi alla leggera: fu capace di descrivermi l’appartamento che avrei trovato (quello dove sono ora) con dovizia di particolari un mese prima che partissi, più di un’anno fa! Una previsione strana, col senno di poi, visto che lei non è proprio il tipo di persona che da’ peso più di tanto ai presentimenti. Uh, le coincidenze… Davide le chiama casualità ma la sua certezza vacilla di giorno in giorno, perché talvolta il sicronismo degli eventi è sorprendente. Quando visitai questo posto la prima volta, ad esempio, rimasi colpita dal fatto che legata alla ringhiera vicino al cancello c’era una bicicletta identica a quella di Graziella… E guarda caso, proprio mentre in questi giorni un grave problema di alimentazione del mio portatile mi ha costretto a sospendere il grosso del lavoro, lei se n’é uscita con le sue preoccupazioni riguardo al mio progressivo chiudermi a riccio. “Promettimi che da domani ti alzi, bevi il tuo caffè, ti copri bene ed ESCI!” così mi ha detto prima di salutarci “E quando sei fuori, fermati un attimo, annusa l’aria, guardati intorno e ricorda a te stessa dove ti trovi”. Sembra proprio che l’universo si sia messo d’impegno per inviarmi un messaggio, bisogna che passi dalla negazione all’accettazione e che mi decida una volta per tutte ad ascoltarlo.

E lo farò, cominciando dal fatto che d’ora in poi cercherò di uscire ogni mattina (freddo e pioggia permettendo) perché Graziella ha sempre ragione e mi legge come il palmo della sua mano al punto che talvolta ho il sospetto che mi conosca persino meglio di me stessa… Ho già lo zaino pronto e la batteria della mia Nikon carica. E chissà che non ne venga fuori qualcosa di inaspettatamente rivoluzionario.

Pubblicato in London life. Commenti disabilitati

Ancora sugli spot Sony Bravia

Parlando con Davide nel pomeriggio, mi si faceva notare che le pubblicità che nominavo nel precedente articolo (nello specifico le prime due della Bravia) probabilmente non sono mai state trasmesse in Italia. Può essere, perché spesso le agenzie pubblicitarie diversificano i commercials a seconda del pubblico ed è possibile che quelle trasmesse qui fossero state girate esclusivamente per UK e USA. Rimedio subito perché, nonostante ne abbia detto peste e corna, il lavoro dei creativi della Sony merita di essere visto (vorrei a questo proposito precisare che la mia critica era rivolta al loro comportamento etico, non certo alla qualità del prodotto finale che è ovviamente eccelso).

Qui trovate il primo advertising di Sony Bravia (Balls)
http://www.bravia-advert.com/balls/welcome_balls.html
E qui trovate il secondo (Paint)
http://www.bravia-advert.com/downloads.html

Se c’é una cosa positiva riguardo a questi spot, è che hanno involontariamente ispirato tutta una serie di irriverenti “omaggi” (i cosidetti “spoof”) sotto forma di video amatoriali. Ne ho scelti giusto un paio ma in rete se ne trovano molti altri:

BRAVIA? MORE LIKE BROVIO!
Cosa ne è stato delle 200.000 palline gettate su San Francisco e solo in parte recuperate?

BALLS AWAY
Nell’agosto del 2004 il team canadese di canoa ha perso lo sponsor che gli forniva gli indumenti di gara. Per attirare nuovi sponsors (o farli scappare, non saprei) gli atleti hanno realizzato questo assurdo video che ricalca strada per strada (e inquadratura per inquadratura) lo spot delle palline colorate.

Pubblicato in London life, Zootropio. Commenti disabilitati

Storie di carote rubate

L’ultimo advertising di Sony Bravia sembra essere la riconferma che l’ispirazione eclettica del team creativo assunto negli ultimi anni dal colosso dell’elettronica non si è spenta. Qualche dubbio c’era, in verità, perché dopo il geniale primo spot commissionato alla Fallon (per intenderci, quello delle palline colorate che sommergono, grandinando e rimbalzando, le ripide strade di San Francisco) il secondo era stato accolto dagli addetti ai lavori con un tiepido entusiasmo. Poca differenza aveva fatto che nel commercial non ci fosse una, dico una, singola scena artefatta. No, era tutto vero, niente effetti speciali digitali, niente grafica 3D, solo tonnellate di vernice ed un dedalo di tubature nascoste. Ci riprovano, questa volta, tornando alla semplicità (per modo di dire): plastilina (tonnellate di plastilina ovviamente, dopotutto se la Sony non fa le cose in grande teme di non essere presa sul serio, evidentemente) e centinaia di coniglietti. Guardatevi il filmato e godetevelo, perché fra qualche minuto, nel proseguire del mio post, demolirò senza pietà la Fallon e tutta la sua corte.

Ora: è tutto molto bello, veramente. Tecnicamente suppongo sia stato un lavoro da incubo, perché è realizzato fotogramma per fotogramma nella migliore tradizione dei pupazzi animati ed il risultato è perfetto, originale, allegro e poetico. Peccato però che l’idea di partenza non sia altrettanto originale. Mi era stato detto ma io non ci avevo creduto. “Stai attenta a far circolare le tue cose, in alto volano gli avvoltoi e sono sempre affamati!”. Per capirci meglio, al posto di avvoltoi leggete: spie delle grandi compagnie che cercano l’idea perfetta per una campagna pubblicitaria e una volta trovata, piombano in picchiata e rubano l’idea, realizzandosela poi come pare a loro senza pagare un centesimo a nessuno. Io, come dicevo, non ci avevo creduto perché, che diamine, più una compagnia è grande e più si suppone che possa permettersi un team di creativi formidabili. Ma mi sbagliavo, oh come mi sbagliavo! E quando ho visto la pubblicità dei coniglietti ho fatto un salto sulla sedia, perché ho riconosciuto subito un’illustrazione molto famosa per chi bazzica le piazze dell’arte contemporanea. L’artista si chiama Kozyndan ma sotto questo pseudonimo si nascondono (senza farne un mistero in verità) due persone, Dan Kitchens e la moglie Kozue. Ho conosciuto i loro lavori all’inizio del 2007 perché hanno esposto al Baltic qui a Londra (durante l’esibizione “Spank the monkey”). In quell’indimenticabile occasione avevano presentato un’enorme panoramica raffigurante il Soho ed un altra ancora più enorme, la meravigliosa “The Battle on the River-Tyne” raffigurante un’apocalittica visione del lungofiume Newcastle-Gateshead . Siccome è difficile spiegare perché questo lavoro ha lasciato tutti a bocca aperta, ecco l’immagine. Vi consiglio anche di vedere una versione ingrandita QUI.

Tornando ai nostri ladri di carote, questa è l’immagine che è stata saccheggiata. Non esiste possibilità di fraintendimento, non esistono scuse: salta agli occhi la -chiamiamola- rassomiglianza con lo spot. La versione ingrandita la trovate QUI.

E se ci fosse ancora qualche dubbio, un paio di anni fa Kozyndan aveva ricevuto richiesta da parte di Passion Picture (la compagnia che ha fisicamente realizzato lo spot su richiesta della Fallon) di alcun samples del proprio lavoro per un’eventuale collaborazione. Immaginate quindi la sua (loro) sorpresa nel vedere l’idea dei coniglietti utilizzata per la pubblicità senza sentirsi neppure chiedere il permesso o ricevere un grazie (per non parlare di un qualsiasi compenso). Ma siccome i due artisti sono dei veri signori, nel loro blog concludono il breve post riguardo alla presunta appropriazione indebita da parte della Sony con un placido “ciò nonostante è una gran bella pubblicità”.
Io sarò meno gentile invece, perché girando in rete per documentarmi e scrivere questo articolo, sono inciampata in un estratto del Dave Letterman Show del 1996, dove, per ridere, vengono gettati lungo le strade di San Francisco angurie, biglie e, indovinate un po’? Ebbene sì, palline rimbalzine di gomma colorata! Ma allora sono recidivi!
Ora: per quanto sia vero che nell’arte nulla (o quasi nulla) si inventa ma tutto si ricicla, è altresì vero che esiste un chiaro confine tra “omaggio” e “plagio”.
Picasso omaggia il Velasquez estrapolando l’infanta del Las Meninas dal suo contesto e riproducendola come divertente caricatura cubista.

Botero esegue la stessa operazione trasformando la gentildonna Mademoiselle Caroline Rivière (dipinta da Jean-Auguste-Dominique Ingres) in una delle sue prosperosa matrone (prego notarsi l’ermellino).

La differenza non è solo il grado di somiglianza con l’originale, ma è il contesto: Picasso e Botero, volutamente, hanno reinterpretato due maestri del passato senza alcun desiderio di apropriarsi dell’idea ma solo utilizzandola per esprimere un nuovo concetto artistico. La Sony ha invece preso l’idea di Kozyndan e l’ha trasportata paro paro sullo schermo. Il contesto è commerciale (già di per se sospetto) e nessun credito è stato dato all’autore. Anzi, confrontati sull’evidente somiglianza, la Passion Picture ha affermato di non aver mai visto le opere di Kozundan. Ma dove sono vissuti negli ultimi dieci anni, su Marte? Parliamo di uno dei top teams della pubblicità, non dell’uomo della strada, è impossibile che un gruppo di grafici affermati non conosca Kozundan, impossibile! Che peccato però: uno spot fatto così bene e con così tanta fatica… E pensare che bastava non essere ingordi per fare bella figura; o essere meno distratti, se vogliamo omaggiarli del ragionevole dubbio. In ogni caso, nonostante la Sony si ostini ad ignorare Kozyndan (e dubito che riceveranno mai una denuncia da parte dei due artisti perché, fortunatamente per loro, questi hanno cose più interessanti da fare) la notizia si è diffusa in internet ed ovunque la pubblicità viene citata come “ispirata all’opera di Kozyndan”, alla faccia della Passion Picture, della Fallon e della Sony. E, tutto sommato, credo non esista una vittoria più dolce e meritata di questa.

Per maggiori informazioni visitate:

Kozyndan: i lavori
http://www.kozyndan.com/illustrations.html
Kozyndan: il blog
http://kozyndan.livejournal.com/
Kozyndan: il sito
http://www.kozyndan.com/

Baltic: Spank the Monkey
http://www.balticmill.com/whatsOn/present/ExhibitionDetail.php?exhibID=53

Pubblicato in London life, Zootropio. Commenti disabilitati

La cortesia inglese 2

Ora: mi rendo conto che questo potrà sembrare l’ennesimo spot pubblicitario per la BE (ditta che mi fornisce l’ADSL) però non posso proprio evitare di parlarne ancora, ed in positivo. Perché, incredibile ma vero, non solo questi signori sono stati velocissimi e gentilissimi nel collegarmi in rete, non solo mi hanno dato accesso ad una linea di velocità superiore di quella promessa (54Mb invece di 24 come da contratto) senza volere una lira in più delle 24 sterline solite; BE adesso ha addirittura deciso di abbassare i prezzi! Oh gesù, ma mi sono addormentata senza accorgermene e sto’ passeggiando ai confini della realtà? Da 24 sterline sono scesi a 18! Inoltre, come se non bastasse, hanno regalato a tutti due giorni gratuiti in occasione del loro compleanno ed uno invece tutto per me per festeggiare il mio, sicché questo mese pagherò 15 sterline e 60 centesimi. Mah, sono contenta, è chiaro, però resto basita.

Ovviamente, per la legge del contrappasso, mi è anche arrivata una caustica letterina da parte della locale Poste e Telecomunicazioni dove mi si dice che sono al corrente del fatto che ho comprato un televisore un paio di mesi fa ma che a loro non non risulta ancora pagata la “tv licence” a mio nome. Qui, come in Italia, si paga (o si dovrebbe pagare) l’abbonamento per la televisione. Ma al contrario che in Italia -e qui viene il bello- in Inghilterra, se non paghi, vai a finire in prigione (e senza passare dal via)! Non sto’ scherzando, pare che ti possano arrestare per davvero (anche se mi sembra tanto una leggenda metropolitana questa… Vista la scarsa entità dell’infrazione gli costerei molto più come galeotta che come evasore fiscale perciò dubito che vadano al di là di una multa). Naturalmente non è che la cosa succeda dall’oggi al domani, sicché per il momento prendo tempo e vedrò cosa fare se mi arriveranno altri solleciti. Vi dico la verità, io pagherei pure subito perché la legge è legge e non si discute, ma questi qui chiedono la bellezza di 135 sterline ed è una cifra che mi permette di mangiare per almeno tre settimane. Ecchecavolo! Visto che si vantano di sapere che ho comprato un televisore, questi geni dell’investigazione dovrebbero anche essere in grado di vedere che l’ho pagato 30 miserissime sterline! 30 sterline per il tv e 135 per l’abbonamento? Ma un po’ di senso della misura proprio no eh? Sì, vabbé lo so, la cifra è uguale per tutti, però, ammettiamolo, è davvero ridicolo!
In ogni caso, sappiatelo: se scomparissi senza lasciare traccia, contattate l’ambasciata e fatevi dare l’indirizzo della prigione dove sono stata rinchiusa. E portate delle arance, che fa tanto libro cuore.

jail.jpg

Banana mon amour

Giusto due parole per spiegare il cambio di look del blog. Qualche giorno fa, in video-collegamento col mio amico Davide, ho avuto modo di vedere il mio blog attraverso la sua webcam; ok, chiariamo subito, non è che sono pazza, non leggo abitualmente il mio blog attraverso la telecamera di Davide che inquadra le mie pagine sul suo schermo (un cortocircuito niente male comunque, ha del metafisico…) no, era solo per farmi un’idea del problema. Comunque ho notato che il sito non appariva nel modo giusto (colori sballati, foto mancanti e barra laterare impraticabile). Problema momentaneo del server oppure problemi col suo pc, ho pensato. Invece no. Ieri un’altro amico, Andrea, è stato così gentile da inviarmi una mail per avvertirmi che non riusciva a visualizzare le mie pagine. Dopo una veloce ricerca in internet, ho scoperto che Explorer ha talvolta delle difficoltà a leggere correttamente i codici di WordPress. Sicchè, controllando nella pagina dei settaggi del blog, ho avuto la sgradita sorpresa di vedere che solo il tema che avevo scelto io appariva totalmente diverso sul browser di Microsoft (ovviamente su tutti gli altri funziona bene). Oh, beh, mi sembra giusto, la legge di Murphy non perdona, avrei dovuto immaginarlo che la mia scelta si sarebbe rivelata prima poi sbagliata. Non potendo mettere le mani direttamente nei codici (solo il servizio a pagamento permette di modificare radicalmente la grafica del sito) ho dovuto per forza cambiare completamente tema e questa volta dovrebbe funzionare bene anche su Explorer (o perlomeno mi auguro che sia così). Perfavore, se avete ancora problemi (dio ti prego no!) fatemelo sapere. Peccato però, lo sfondo dedicato al frullato alla banana si intonava perfettamente con l’angolo cottura del mio appartamento. Oh, beh…

capture_2681

Pubblicato in London life. Commenti disabilitati