Questa mattina credo di aver superato qualsiasi mio record: 289 foto in poco più di tre ore! E gli scatti sono davvero buoni, interamente dedicati al mio prossimo progetto, di cui vi parlerò più sotto. Sono tutta un sorriso! :D
E pensare che ieri è invece stata una di quelle giornate tremende dove ogni cosa che può andare storta naturalmente va assai peggio del previsto: facciamo un breve riassunto, giusto per dovere di cronaca, che poi non vi lamentiate che non vi racconto mai la mia vita qui!
Visto che qualche giorno fa sono arrivate dal laboratorio le foto che presenterò (o almeno, che dovrei presentare, se faccio in tempo e non succede qualche fastidioso contrattempo, tipo una guerra termo-nucleare o un’invasione di formiche giganti) per riuscire ad essere accettata per l’annuale esposizione fotografica della London Independant Photography, un’associazione molto importante e conosciuta di cui faccio parte dallo scorso gennaio. Incredibile ma vero, le foto sono venute molto bene (e avrei dovuto immaginarlo che questo colpo di fortuna, alla fine, non avrebbe portato altro che devastanti conseguenze, tanto per ricordarmi che non c’é proprio nulla da fare, il mio karma è fondamentalmente nero come un pozzo nero e bisogna che mi rassegni e me ne faccia una ragione!). Comunque le stampe sono belle, e tutta contenta vado alla ricerca di un corniciaio che me le prepari per la galleria. Uno solo riesco a trovarne in zona: il lato positivo: sono professionisti e lavorano per i musei, perciò sanno come montare le immagini per fare colpo; lato negativo: mi hanno dissanguata! Hanno avuto il coraggio di chiedermi 17 sterline (più di 20 euro) a foto e solo per la montatura superiore in cartoncino! Ma dovrebbero veramente vergognarsi! Le immagini sono 6, perciò si fa presto a fare i conti, diciamo un po’ più di 100 sterline per 6 pidocchiosissimi passepartout in cartone e per di più senza nulla sotto la foto (mi avevano chiesto altre 22 sterline a foto, col cavolo che glieli do’, mi comprerò del cartoncino bristol e le finisco da sola ste’ cazzo di cornici, gli auguro di cuore che un’orda famelica di topi gli invada il negozio e gli divori tutti i loro preziosi cartoncini da esposizione a ’sti ladri!. Ovvio che fossi quantomeno contrariata. Ma la giornata non è finita qui, purtroppo. Tornata a casa collego la nuova stampante che ho preso a prezzo stracciato su Amazon perché è indispensabile che stampi la scheda d’iscrizione per partecipare alla selezione e le etichette autoadesive con nome indirizzo, telefono eccetera da attaccare dietro ad ogni foto. Ovviamente la stampante non funziona! O meglio, funziona una volta si e tre no e senza apparente ragione logica. Mi ci perdo dietro tutto il pomeriggio -che idiota!- per poi, alla fine, rassegnarmi e mandare tutto a fanculo almeno per il momento. Non sto a raccontarmi i cento altri piccoli odiosi contrattempi della giornata: vi illumino però su due apici memorabili: il famoso tavolo, che alla fine mi sono decida di ordinare da Ikea facendomelo però consegnare a domicilio (in negozio no! Mai più e mai poi lo giuro… Anche se, porca miseria, 30 sterline per la delivery… Eccheccazzo dai, ma datevi una regolata!) mi verrà portato presumibilmente il… 12 settembre!!! Ma che lavativi, ma vergognatevi! E per concludere in bellezza, di ritorno dal supermercato, sono riuscita anche a pestare una cacca, il che era assolutamente prevedibile, male era iniziata la giornata, male doveva finire e così infatti è stato.
Il caso però ha voluto che mi girassero talmente le palle da decidere di non andare a dormire subito ma di spaparanzarmi sul mio chilometrico divano per guardarmi non tanto la tv che -guarda un po?- non va (sono ancora in attesa che il beneamato padrone di casa mandi qualcuno a riparare l’antenna, quella e il citofono che ancora funziona solo “a senso unico” cioè da fuori possono sentirmi ma io non sento chi mi chiama con risultati a livello comunicativo ovviamente deliranti, e poi c’é da sorprendersi che la mia vita sociale faccia schifo? Mah…) ma pittosto per godermi un paio di film italiani che mi sono scaricata in emule, “Fascisti su Marte” di Corrado Guzzanti (geniale) e “Il Caimano” di Moretti (deprimente ma in senso buono) che mi ero persa a suo tempo. Fra una cosa e l’altra si supera la così detta ora X, la mezzanotte, sicché il giorno di sfiga dovrebbe essere finito… Decido di riprovare la stampante e… Ovviamente funziona tutto benissimo e al primo colpo! Ah, meno male, le mie azioni sono in rialzo. Ho passato quindi tutta la notte a stampare roba per la galleria e verso le sette di mattina ho visto che si prospettava una bella giornata di sole, sicché sono uscita con la macchina fotografica per lavorare sul mio nuovo progetto.
In pratica si tratta di fotografare finestre. Ora voi riderete, ma dovete sapere che qui un sacco di gente adorna le finestre in modo veramente particolare e lo fa fondamentalmente per dichiarare all’esterno la propria identità; infatti le docorazioni non sono tanto finalizzate ad abbellire la stanza ma sono proprio posizionate verso l’esterno. Trovo che questo tipo di comunicazione sia incredibilmente interessante. Camminando per strada puoi vedere di tutto alle finestre, dai poster pacifisti ai messaggi ambientalisti, dalle bandiere patriottiche agli arazzi indiani e giamaicani. Ci sono un po’ d’ovunque fatine di ferro battuto che fanno capolino dai vasi da fiore e nanetti, funghetti, coniglietti, tutto ciò che finisce in etti insomma, e girandole colorate e specchi e cristalli che scintillano mossi dalla brezza. E poi ci sono i veri e propri oggetti d’uso comune della casa che per mancanza di spazio finiscono in bella mostra sui davanzali, pile di panni ammonticchiati e abiti attaccati alle grucce, libri, giornali, riviste, quaderni, e penne e pennelli, e pupazzetti, statuine e altre cose misteriose di cui al passante non è dato sapere il significato. Tutto questo è mostrato senza timidezza anzi, talvolta è volontariamente esposto ed è una cosa che ti permette di fare dei viaggi stupefacenti con l’immaginazione se appena appena hai l’occhio attento e la mente vivace. Un’esperienza emozionale così potente da farti dimenticare del sonno e della stanchezza e anche dell’incredibile giornataccia che hai appena passato. Ogni tanto mi dico che tutto succede per una ragione, anche (o forse sopratutto) le cose negative. Di certo se ieri non fosse stata la schifezza di giornata che è stata probabilmente non sarei uscita a far foto. Per me la fotografia è un meccanismo estraniante, fuggo in un certo senso dai problemi ma non scappo via, anzi, gli corro dritto incontro, e istintivamente affronto il mondo filtrandolo attraverso l’obbiettivo; in quel momento, dietro alla macchina fotografica, io ho il controllo totale del mio universo, ed in una realtà fatta d’incertezze, cosa che è per sua natura appunto la vita, questa non è certo un potere da poco…
Pubblico qui di seguito alcune foto: è solo un’assaggio, appena avrò un attimo di tempo le metterò tutte nella galleria :)





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