
Ieri sono tornata nella mia nuova casina per prendere alcune misure e decidere se e quali mobili comprare all’Ikea ed è successo una specie di miracolo. Io non lo so se le ragioni del mio sconforto nei giorni passati fossero dovute alle preoccupazioni, ai contrattempi, ai ritardi oppure al fatto che ogni volta che ero entrata nell’appartamento pioveva ed era tutto grigio e triste. Fattostà che, adesso posso ammetterlo, la nuova casa non mi piaceva, ma proprio per nulla! Ed ero così arrabbiata e triste per il fatto di non avere scelta per mancanza di tempo sopratutto (ma anche di soldi, perché se ti puoi permettere di pagare 1500 pounds al mese qualcosa di decente lo riesci a trovare, eccome!) che fino a ieri il solo pensare di lasciare il posto dove vivo, nonostante sia veramente brutto e desolatamente vuoto, mi rendeva idrofoba. La verità è che essere costretti a traslocare e dover afferare al volo la prima occasione decente che ti capita perché la tua padrona di casa ti fa delle pressioni non è una bella esperienza. Anzi, è orrenda, non la auguro a nessuno. Tu non sai bene cosa fare perché non sei nella tua città e ti mancano i più basilari punti di riferimento (primo fra tutti la lingua, che l’inglese lo puoi parlare bene finché vuoi ma quando si tratta di affari c’è sempre la paura di farsi fregare senza neanche rendersene conto). Se poi ti manca pure l’esperienza necessaria a trattare per un affitto -ed io nella mia vita ho affittato una casa solo una volta, a New York, e lì fu semplice, un’amica italiana di un amico cercava una brava inquilina, ci incontrammo, le piacqui, stretta di mano ed era tutto risolto- allora sono guai. Ma qui, gesù, è stato un’incubo. Cercare in internet le offerte sforzandosi di intuire quali sono le truffe (perché se tratti direttamente con i privati per risparmiare sull’agenzia rischi veramente di venire truffato) informarsi dei requisiti richiesti, ottenere le lettere di raccomandazioni, chiedere dei pagamenti anticipati, e cosa è incluso nel prezzo e cosa è escluso, le council taxes che cambiano a seconda della zona, e posso avere la riduzione sulle tasse perché vivo da sola? E quale è la prassi per ottenerla? E’ possibile installare la broadband? Quanto mi costa? E il satellite? C’é la lavatrice nell’appartamento? Il riscaldamento è a gas o ad elettricita? Insomma, un miliardo di domande che non solo devi fare per evitare di ritrovarti fregata ma che devi sapere di dover fare, cosa difficile se non hai mai affittato un appartamento a Londra prima…
Non so se capita anche a voi ma io, quando sono stressata, non me ne accorgo mai. Solo dopo, quando mi rendo conto che in due giorni non ho toccato cibo e mi ritrovo un bel ciuffo di capelli in mano quando mi pettino, ecco, solo allora capisco che sto somatizzando e che devo darmi una calmata. Non riesco a prendere mai la vita veramente con filosofia. Mento sempre a me stessa dicendo che mi sento bene, che sono positiva, che tutto si può affrontare e risolvere… Ma questo lo dico dopo che è passato il momento di disperazione, quando mi ritrovo assediata dai foruncoli e intravvedo lo scalpo lucido sulla mia cucuzza. A quel punto, probabilmente perché mi sento arrivata sul fondo del pozzo e lì la scelta si riduce a darsi una svegliata oppure dormire per sempre, solo allora comincio a reagire e piuttosto che arrendermi e affondo le unghie nel muro e comincio a risalire. Ma il breve periodo che c’è fra lo scivolare inesorabilmente verso il basso e ricominciare l’arrampicata, beh, quello è l’inferno in terra per me.
Comunque, come al solito sto divagando. E siccome in questo momento sono in risalita, allora vi voglio raccontare di come a volte le piccole gioie possano davvero trasformare una giornata (o, esagerando il concetto, anche una intera vita).
Nel pomeriggio, come dicevo, sono tornata nella casina e quando ho aperto la porta sono restata interdetta. Ieri era una giornata splendida a Londra, la prima veramente estiva, con un sole enorme e caldo ed un abbagliante cielo turchino. L’appartamento era inondato dalla luce e siccome i muri sono gialli, sembrava di entrare in un cofanetto di caramelle Sperlari. Tutto ad un tratto, persino in vecchio divanone rosso, reso duro come un ciocco di legno dall’usura, è sembrato brillare. Mi sono guardata intorno ed ho pensato: “ma questa casina è perfetta!”. E pensare che l’avevo giudicata una topaia quando avevo firmato il contratto! Invece non lo è, ma proprio per nulla! E quando poi sono andata in bagno per vedere cosa mancasse, mi sono sdraiata nella vasca e alzando gli occhi, l’illuminazione! La grande finestra che io non avevo fino ad allora
notato, perché coperta dalle tende, si apriva su un magnifico cielo blu cobalto e soffici, enormi, nuvole bianche correvano spinte dal vento. Una vista da togliere il fiato! Sono tornata in soggiorno e mi sono affacciata ad una delle altre due finestre… Meraviglioso! Il sole caldo, i giardini splendidi e il cielo, enorme, vastissimo, a perdita d’occhio, da affondarci dentro con gli occhi. Sono stata un’ora affacciata a quella finestra, non riuscivo più a staccarmene!
Perciò, è proprio vero: anche quando tutto va veramente male, quando sembra non esserci speranza e annaspi cercando di aggrapparti alla realtà perché ti sembra che sia quella l’unica certezza che ti potrà riportare in superficie, e ti sbatti, e corri da una parte all’altra come se l’agire fosse garanzia di stabilità e sicurezza, ecco che un solo istante di immobile stupore, di pura contemplazione del cielo azzurro che altro non è se non il riflesso della tua vera essenza, ti solleva da tutte le preoccupazioni e riallinea all’improvviso il tuo baricentro emozionale con il cosmo. Tutto sta nel riuscire a cogliere quel fuggevole attimo.

La vista che si gode da una delle due finestre del soggiorno… Notare l’incredibile cielo così tipico di Londra (nessun fotomontaggio o elaborazione al computer, la vista è veramente così bella)!


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Se è vero – come si dice- che è nelle difficoltà che si vede il carattere di una persona, beh, io sono proprio una pappamolla. Anzi, ci tengo a precisare: una pappamolla pessimista, indecisa e paranoiaca. Altro non riesco a definirmi, guardando me stessa con obbiettività. Io mi sento all’esatto polo opposto del Kitsch, nel senso metafisico con cui l’intende Kundera “[...] il Kitsch è la negazione assoluta della merda [...] Il Kitsch elimina dal proprio campo visivo tutto ciò che nell’esistenza umana è essenzialmente inaccettabile [...]“: ecco io al momento, nel mio campo visivo, non riesco a vedere altro che “merda”.