It’s raining fish and frogs!

Come ho già avuto modo di scrivere più d’una volta, a Londra il tempo è… Come definirlo senza ripetermi… Diciamo che qualsiasi sia le situazione metereologica e sempre molto intensa! Qui non piove e basta… Quando piove sul serio, diluvia e quando diluvia è letteralmente impossibile restare asciutti, non importa come sei vestito o che tipo di ombrello iper-tecnologico possiedi… Parlando di ombrelli: quelli che mi conoscono sanno che io detesto gli ombrelli, non saprei spiegare il perché. Adorando con tutta me stessa la pioggia, ho sempre trovato preferibile una giacca a vento o un parka al classico e un po’ datato ombrello. Ma, come spesso accade, la vita ci porta a fare dei compromessi e dopo dieci volte che mi sono ritrovata bagnata fradicia dopo un’acquazzone improvviso, alla fine ho deciso di accettare la mia nuova natura di londinese acquisita e sono andata a comprarmi un ombrello. Pensate che sia una cosa semplice comprare un ombrello? Beh, pensateci di nuovo! Sono convinta che la Gran Bretagna sia il paese più tecnologicamente avanzato per quanto riguarda lo studio della fisica applicata agli ombrelli. Entrare in un negozio e pensare di cavarsela chiedendo “vorrei un ombrello perfavore” è una pia illusione: subito vi verrà chiesto dalla cortese commessa di turno “Quale tipo di ombrello desidera?”. Perché sì, di tipi di ombrelli nel Regno Unito ne esistono molti! Lo preferiamo piccolo e pieghevole da stare nella borsetta o di misura media più adatto ad una 24 ore o ad uno zainetto? Oppure ne vogliamo uno lungo, elegante che è un evergreen fa molto British? E ci ispira più un ombrello col manico classico o con un pomello semplice oppure uno con una cinghietta per legarlo al polso? Con le stecche di bambù, di legno o di alluminio ultra-flessibile? Con la punta in acrilico, legno o metallo? Ad apertura manuale o automatica? Sembra ridicolo, eppure c’é una ragione per tutte queste differenze; se la pioggia è leggera, te la puoi cavare con un ombrello classico, che è molto sobrio anche se un pochino ingombrante. Quando è chiuso lo puoi utilizzare come bastone da passeggio, che è una cosa molto posh (da elegantoni) e quando è aperto ti ripara egregiamente dall’umidità che si trasforma a contatto con la pelle in una specie di pulviscolo acquoso, quella pioggerellina gentile che è così tipica dell’Inghilterra. Ma se si alza il vento sono guai, perché gli ombrelli tradizionali, sopratutto quelli più ingombranti, vengono risucchiati dal vortice degli elementi e cominci a lottare come un ossesso per cercare di non farti strappare di mano l’odiato strumento, con il rischio di venire trascinato via alla Mery Poppins in una scena esilarante degna dei migliori Monty Python d’annata. Se hai avuto la malaugurata idea di fare l’elegantone ed hai scelto un ombrello rigido, in trenta secondi netti ti ritrovi con tutte le stecche rotte e bagnato come un pastore bergamasco che ha guadato un fiume in piena. Gli ombrelli piccoli con stecche in alluminio sono invece più leggere e flessibile, seppur meno eleganti, e reggono bene nelle tempeste… Ovviamente se sei a Londra devi fare i conti con l’imprevedibilità del vento, che cambia direzione continuamente e finisce per frullare te ed il tuo ombrello e, se stai camminando nella folla, anche una decina di malcapitati Londinesi. Ecco spiegata la ragione per cui indossare un buon cappello qui è una scelta obbligata, ombrello o no: non vi eviterà probabilmente dal bagnarvi come dei cormorani ubriachi, ma salverete almeno la messa in piega… E l’orgoglio.
Ah, e fra parentesi: per esperienza posso dire che la pioggia inglese sfida persino la forza di gravità… In certe giornate ventose piove pure dal basso in alto…

Nell’immagine: uno dei molti ”Ratti Londinesi”, una serie di graffiti di Banksly, artista diventato famoso per aver dipinto la copertina di ”Think Tank” (in basso) l’album dei Blur.
Altre immagini e informazioni qui: www.artofthestate.co.uk/Banksy/banksy.htm


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