Perché mai un fotografo professionista o semi-professionista dovrebbe comprare (e sopratutto usare) una pocket camera? Non sono in grado di parlare per tutti ma posso raccontare di me. Innanzitutto va detto che un lavoro, qualsiasi lavoro, alla lunga diventa ripetitivo, anche quello più creativo; perché una cosa è creare per il piacere personale, una cosa è doverlo fare. Pertanto è evidente che anche il più fantasmagorico mestiere, laddove comporti degli obblighi, finisce per generare frustrazione. Il mio lavoro certo mi offre il privilegio di piegare questa frustrazione e indirizzarla verso la creazione di altro materiale ma ci sono comunque delle volte che ti ritrovi bloccato in un circolo vizioso; l’insoddisfazione si traduce sì in nuovo lavoro ma questo, proprio a causa della natura artificiosa che lo ha generato, finisce per non soddisfarti affatto. E allora, durante questi periodi di carestia creativa, che si fa?
Una soluzione è distrarsi e dedicarsi ad altre cose, passando più tempo possibile lontano da macchina fotografica ed editor grafici (o qualsiasi altro media il creativo utilizzi). Il che va bene se la crisi è passeggera e dura al massimo un paio di settimane. Purtroppo non è sempre così. L’ispirazione è una strana condizione mentale che si snoda nella tua vita come un’onda di bioritmo, su e giù, ciclicamente, perciò sai che prima o poi ti abbandonerà, mollandoti da solo nel tuo tristo angolino per un lasso di tempo imprevedibile e in uno stato mentale egualmente precario. Il pensiero che a un certo punto tornerà (perché alla fine torna sempre, la maledetta!) non serve a superare meglio il periodo di distacco; urge un rimedio momentaneo che sollevi lo spirito e ti spinga ad alzarti dal letto ogni mattino.
Conosco artisti che, nei periodi di blocco creativo, si dedicano al giardinaggio (con alterni risultati devo dire, se l’ispirazione torna proprio nel mezzo del periodo della semina è molto probabile che il prato rimanga per il resto dell’anno coltivato solo a metà); altri, quelli molto versatili, cambiano media di espressione, pittura, scultura, fotografia, letteratura; ne conosco uno che va a pesca con la mosca, tecnica difficilissima che assorbe un mucchio di tempo (e comporta fra l’altro una certa abilità artistica per preparare le -bellissime- esche con piume, filo e ami).
Io, emigrante miserella e pertanto priva di giardino, non avendo un laboratorio nè il denaro da investire in tele, pennelli o martello pneumatico (se facessi una scultura la farei GRANDE) nè potendo permettermi una vacanza nel Distretto dei Laghi, mi dedico a riprendere contatto con la vita reale, che è un passatempo piuttosto economico e per me, da un certo punto di vista, necessario. Siccome ho la testa sempre fra le nuvole e che il mestiere che faccio non mi aiuta certo a tenere i piedi ancorati per terra, ogni volta che attraverso un momento di pausa creativa mi sforzo di fare quelle cose che le persone normali fanno: uscire dalla propria tana senza temere di incenerirsi alla luce del mattino come i vampiri, passeggiare (oppure precipitarsi a rotta di collo, a secondo dell’urgenza degli impegni) per le strade cittadine, visitare musei e gallerie, guardare ogni cosa possibile immaginabile con occhi rilassati, magari abbassando il volume del cervello e lasciandosi trasportare il più possibile dall’istinto.
Non so voi, ma ogni volta che sono in questo stato, mi capita di cogliere con lo sguardo un mucchio di dettagli all’apparenza insignificanti che però si vanno a sommare gli uni agli altri come un grosso puzzle impressionista e regolarmente, puntualmente, mi rammarico di non avere con me la macchina fotografica per collezionare quei momenti. Ma poiché io con la macchina fotografica ci lavoro, di portarmela dietro (lei e il suo mezzo quintale di attrezzatura) non se ne parla proprio. Ecco perciò che avere pronta nello zainetto una piccola microtascabile nanotecnologica può fare la differenza.
Da un punto di vista pseudo-tecnico, ho scelto la Lumix TZ6 perché:
1) Monta una scintillante ottica Leica, un gioiellino di zoom che va da un grandangolare di 25 mm a un tele di 300 mm.
2) Ha un geniale sistema di stabilizzazione a galleggiamento (utile per annullare il tremolio della mano e indispensabile sulle piccole compatte) e siccome lo stabilizzatore è nell’obbiettivo, anche i video (si, la Lumix fa anche i video e li fa pure bene) risultano stabili.
3) Il suo prezzo è sceso vertiginosamente dopo l’uscita sul mercato della TZ7 (e G1 e GH1).
4) L’ho trovata su Amazon per circa 150 sterline, con uno sconto del 30% e spese di consegna gratuite.
5) Permette di scattare buone foto panoramiche grazie all’assist elettronico (un programma interno per l’allineamento delle inquadrature) che lavora in binomio sul pc con un ottimo programma che già conoscevo, Panorama Maker 4 di ArcSoft (fornito gratuitamente).
6) Fa delle riprese macro esagerate e quando dico esagerate intendo proprio esagerate (vedere per credere; fate click sull’immagine per ingrandirla).
L’interno del mio funky-mouse in plexiglass (clicca per ingrandire). Nel cilindro
trasparente si vede la vite di mezzo centimetro che tiene insieme il mouse.
Ci sono poi un sacco di altri dettagli tecnici che per il momento non ho ancora testato. Dopotutto non voglio che questa piccola gioia diventi parte del lavoro, sicché mi guardo bene dallo studiarmi il manuale, almeno per adesso.
Ultimo dettaglio, non secondario: questa macchinina, se pur spettacolare, non permette di ottenere foto neanche lontanamente commerciabili. Male, penserete voi; bene, penso invece io. Perché se voglio far foto per lavoro carico la mia Nikon D200 e me ne vado in giro con ottiche e cavalletto. Non è per lavorare che ho comprato una tascabile: al contrario, è proprio per divertirsi, per sperimentare, per fare qualcosa solo per me o, tutt’al più, per voi che leggete. E in questo senso, considerando la risoluzione grafica delle pagine web e la natura stessa del blog, che altro non è se non la forma moderna ed evoluta dell’amato diario della nostra infanzia, il mio nuovo giocattolino è perfetto, proprio perfetto: sembra nato per questo.
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Il mio nuovo blog, dedicato esclusivamente alle snapshots scattate in giro per la città nel mio impareggiabile stile uber-professionale (cioè rigorosamente a vanvera) è aperto. Siete tutti cordialmente invitati a visitarlo. È ancora in fase di completamento, portate pazienza per i lavori in corso ed i possibili pasticci grafici, tutto sarà sistemato a breve.
• W O T G • photolog
http://wotgphotolog.wordpress.com/
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