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… e troppo troppo poco tempo! Sono ancora viva e sono sempre a Londra ma una quantità esagerata di impegni (di quelli noiosi, niente su cui vale la pena di scrivere nemmeno mezzo post per intenderci) mi impediscono di dedicarmi come si deve al blog. Me ne scuso con amici/lettori e in attesa che la vita torni un po’ alla normalità, vi invito a seguirmi sul mio tumblr» dato che solo lì riesco ogni tanto a postare brevi messaggi. Voi immaginate che non ho tempo nemmeno per scrivere su Twitter, ecco come sono ridotta! La colpa è naturalmente mia che sono una cialtrona inconcludente e per fare un’illustrazione ultimamente ci impiego anche intere settimane, ma pure il mio povero computer a pedali ha le sue responsabilità: con i programmi di grafica che sto utilizzando (pesantissimi, bontà loro) è già un miracolo se riesco a lavorare tenendo aperto contemporaneamente Outlook (e ho detto tutto).
Un paio di persone mi hanno chiesto come sta la mia “tana hobbit” il minuscolo studio flat dove vivo. Sta benone, grazie, è sempre fosforescente come un tempo, anzi, se possibile, è ancora più abbacinante nel suo technicolor sfrenato. A volte mi domando come sia possibile che i miei arredamenti partano da progetti sobrissimi e finiscano invariabilmente per assomigliare a Disneyland… Chiamiamolo il “fattore Paz”, cioè quell’inesplicabile esplosione creativa che subentra, quasi animata di vita propria, non appena l’assennata parte sinistra del cervello si concede incautamente un pisolino.
Comunque, giusto perché si fa prima a farvelo vedere che a raccontarlo, qui una nostalgica foto scattata il primo giorno del mio arrivo…
… e di seguito la situazione odierna. Mettetevi gli occhiali da sole mi raccomando, non vorrei che la vostra vista ne risentisse!
Aggiornamento: riguardando ora il video mi rendo conto che può sembrare un po’ pretenzioso, con un sacco di dettagli che pare più un documentario su un museo che un home video. Non era questa l’intenzione; mi piaceva però l’idea di rendervi partecipi del mio micro-mondo, come se per cinque minuti foste tutti fisicamente ospiti a casa mia. Ecco, prendetevi un aperitivo e un salatino e date pure un’occhiata in giro. :)
Uno a volte scopre delle piccole meraviglie per puro caso. Dedicato espressamente a chi, come me, ama il Giappone futurista ultra-moderno, c’e questo incredibile webshow, Akibatteru, che è un gioiellino! Il nome deriva da una zona di Tokio venerata dal movimento pop giovanile; è il quartiere dove si trova la più altra concentrazione di negozi di elettronica del mondo. Il programma, che riflette la bizzarria del famoso distretto alla perfezione, è un coloratissimo frullato di tutto ciò che fa tendenza nel Giappone contemporaneo, manga, anime, scontri di sumo tra robot (prego notare il minuto 5 del video) cocacole e pepsi al tè verde e al basilico (!) massaggi alla fermata della metropolitana, cosplay e altre follie che più giapponesi non si può!
Il video qui sopra è la seconda puntata del programma (ahimè la prima, per qualche ragione, è introvabile) ma ho raccolto tutti gli episodi trasmessi in una playlist che tengo aggiornata. La trovate qui sotto.
Approfitto del post nipponico per segnalarvi un altro canale che, personalmente, adoro: si chiamaCooking with the dog e, no, non si parla di cani cucinati ma di cucina tradizionale giapponese. Il programma è presentato dal cane Francis (!) un barboncino tutto infiocchettato che parla con uno strepitoso accento giapponese. Le ricette sono deliziose ma anche senza volersi mettere a cucinare, Cooking with the dog è uno spettacolo affascinante; guardare la bravissima cuoca che esegue passo passo la ricetta (facendo sembrare tutto facile mentre, è risaputo, non lo è per nulla) è un esperienza che si avvicina alla meditazione zen, non fosse per l’acquolina in bocca, il gorgogliare di stomaco e l’inarrestabile urgenza di tuffarsi immediatamente nel sushi bar più vicino dopo aver guardato anche solo un paio di puntate.
Qualche tempo fa YouTube, dopo averne parlato per almeno un anno, ha finalmente inaugurato la pagina speciale dedicata ai film in streaming. Ora: dovete sapere che c’era parecchia perplessità a riguardo perché in tanti ci domandavamo quali fossero le intenzione della Google a tale proposito. Da quando la società fondata da Page & Brin ha rilevato la famosa piattaforma video, YouTube ha lentamente ma inesorabilmente cominciato a perdere colpi, non tanto per quanto riguarda il successo (quello è forte e stabile come e più di prima) quanto nei confronti dell’architettura di programmazione e di certe incomprensibili scelte di marketing e gestione. Cambiamenti continui dei player e delle pagine che hanno innescato un guazzabuglio di deliranti malfunzionamenti, censure illiberali effettuate con una superficialità disarmante (vedi qui le sventure del bravo Daniele Sensi») ed altre faccende che sarebbe troppo lungo elencare, stanno facendo diventare pazzi i fruitori abituali della piattaforma, agitando, e non poco, la community. Pertanto in molti cominciavamo a temere che la nuova iniziativa dedicata alla messa in rete di interi film si rivelasse una triste imitazione del già triste supermercato commerciale modello Blockbuster (oggi, per altro, in gravi difficoltà finanziarie).
Invece, almeno per il momento, bisogna ammettere che YouTube Movies sembra un progetto interessante perché si rivolge sopratutto alle produzioni indie, cioè al cinema indipendente il quale, per scarsità di mezzi economici, difficilmente sarebbe in grado di raggiungere il grande pubblico attraverso i normali canali promozionali.
Per esempio, qualche sera fa, ho scoperto due lungometraggi no profit che mi hanno mandata in brodo di giuggiole e che delizieranno tutti gli amanti di Tolkien e de Il Signore degli Anelli.
Il primo è (a mio modesto parere) un piccolo capolavoro: si intitola The Hunt for Gollum ed è prodotto e diretto da Chris Bouchard per il costo -irrisorio- di 3.000 sterline. La sceneggiatura è tratta dalle appendici del Signore degli Anelli e vengono narrate le vicende di come Aragorn inseguì e riuscì a catturare Gollum, consegnandolo agli Elfi del Bosco Atro (da dove poi in seguito fuggì, mettendosi sulle tracce della Compagnia nella speranza di riuscire a riprendersi l’Anello). Da un punto di vista temporale, il racconto di The Hunt for Gollum avviene molto tempo prima della partenza di Frodo e Sam dalla Contea e poiché la vicenda trattata non era fondamentale per la comprensione de Il Signore degli Anelli, Peter jackson l’aveva esclusa dalla sua monumentale trilogia. Bouchard ha curato ogni minimo dettaglio della produzione, dai costumi di scena alle musiche originali del film, da lui stesso composte e dirette ispirandosi alla sinfonia scritta da Howard Shore per Lord of the Rings ma stemperandola in un prisma di tonalità cupe per meglio adattarla all’atmosfera crepuscolare di The Hunt.
Il secondo film, più ambizioso, più lungo e costato una cifra maggiore (ma sempre relativamente modesta, 16.000 sterline in tutto) è Born of Hope, girato e prodotto da Kate Madison, giovane regista capace ma soprattutto attrice sorprendentemente brava (nel film interpreta la Dúnedain Elgarain, fedele compagna di battaglie di Arathorn, futuro padre di Aragorn). L’opera, per quanto interessante, risulta a mio parere meno ispirata del film di Bouchard, sopratutto perché tratta di una storia piuttosto lontana nel tempo (Aragorn è appena nato e i personaggi risulteranno sconosciuti ai più). Non si può comunque negare che, data la complessità e la vastità della storia e contando che si tratta sempre di un progetto no profit realizzato da appassionati e non da professionisti, la Madison ha fatto un lavoro notevole che merita assolutamente di essere visto.